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Honduras, effetto collaterale: genocidio

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“Mentre invio questa mail con la notizia della morte di un giornalista, sono venuta a conoscenza di un altro compa del Fronte nazionale di resistenza popolare (Fnrp) assassinato a San Pedro Sula e di un altro campesino freddato nell’Aguan. È un genocidio”. Da queste parole scritte dalla nostra fonte in Honduras che da sempre chiede di restare anonima per evidenti ragioni di sicurezza ben si desume lo stato d’emergenza che sta vivendo l’Honduras da quando nel giugno 2009 i militari – comandati dalle poche famiglie che si spartiscono il potere da sempre – organizzarono un colpo di stato piegando il paese al loro volere.

A niente sono valse le elezioni farsa organizzate qualche mese più tardi e mera espressione dei poteri che hanno voluto il rovesciamento di Zelaya e del suo governo democratico, e certo non son bastate le aperture dell’Osa e di altri organismi internazionali che hanno riaccolto l’Honduras nelle loro assisi, come per comprovarne la ritrovata democrazia. In Honduras c’è un regime, duro e spietato, e i numeri e i fatti lo dimostrano.

Martedì 15 maggio è stato trovato morto il caporedattore di radio Hrn, Alfredo Villatoro, ucciso con due colpi di pistola alla testa. È stato ritrovato inspiegabilmente vestito con l’uniforme della polizia, modello Cobra. I Comandi Cobra della polizia militarizzata, addestrati ad ammazzare, sono odiati sia dagli attivisti della Resistenza che dalla popolazione in generale.

Con la morte di Villatoro, sono 25 i giornalisti ammazzati da quando alla presidenza siede Porfirio Lobo, una lista a cui si aggiunge una media di 20 persone al giorno morte o desaparecidas. Un vero e proprio genocidio che rientra in un grande piano che il Fronte nazionale di resistenza popolare precisa essere studiato a tavolino dal Pentagono e dai potenti interessi dell’oligarchia locale che “stanno cercando di creare un clima che dia l’impressione che i cartelli dei narcotrafficanti stiano per prendere il controllo del paese, e che il popolo honduregno necessiti di un poderoso alleato il quale, ovviamente, si trova a nord del Rio Grande”.

L’Honduras, classificato dalle Nazioni Unite al primo posto nel mondo per omicidi, registra un morto ogni 74 minuti. Secondo il Delegato Nazionale dei Diritti Umani (Conadeh) “in 23 mesi di gestione del governo presieduto da Porfirio Lobo (27 gennaio 2010/2011), si è registrata la morte violenta di 12.838 persone, cioè una media di 558,17 al mese, ovvero 19 vittime la giorno”.

E il Frente precisa: “Si tratta in ogni caso di violenza marcatamente politica. A esserne colpiti sono in modo particolare i settori legati alla Resistenza o i critici reali e potenziali del potere: giornalisti, contadini, insegnanti e abitanti che si organizza. Molti sono giovani. Numerosi dirigenti e attivisti del nostro Fronte e del nostro braccio politico Libre testimoniano di ricevere regolarmente minacce di morte mediante chiamate anonime e messaggi sui telefoni cellulari. Il terrore è aumentato nella misura in cui Libre si è posto alla guida d’inchieste d’opinione e man mano che il popolo honduregno ha voltato le spalle ai partiti tradizionali”.

Nelle due ultime settimane sono stati assassinati quattro membri della Resistenza, dei quali due erano candidati alle prossime elezioni – previste per novembre 2013 – e appartenevano all’ala rivoluzionaria del partito Libre e del Fnrp.

“Quanta più assistenza da parte di Usaid, Dea, Fbi, o forze speciali dell’esercito colombiano viene introdotta nel paese, tanto più sangue è versato e tanti più aerei da turismo Cessa, carichi di cocaina proveniente dalla Colombia, atterrano nei possedimenti dei grandi proprietari terrieri del paese vicino”, denuncia il Fronte. Gli Stati Uniti hanno ripreso a dispensare aiuti militari alle Forze Armate Honduregne da quando Lobo ha assunto la presidenza il 27 gennaio 2010. Dal giugno 2009 – data del golpe – il generale Douglas Fraser, capo del Comando Sud degli Stati Uniti, ha visitato il paese almeno tre volte.

E che dire dell’ex-presidente colombiano Álvaro Uribe – sospettato di pesanti legami con i paramilitari – che ha firmato un accordo di cooperazione e interscambio per la “lotta contro il narcotraffico e il terrorismo”, solo tre giorni dopo che Lobo ha assunto la presidenza? Da allora in Honduras operano i commandos del Gaula, unità di forze speciali dell’esercito colombiano e ogni settimana diverse delegazioni dello stato honduregno come poliziotti, militari, sindaci, ministri, si recano a Bogotà per essere adeguatamente formati.

“La relazione tra settori dell’oligarchia honduregna e il narcotraffico – denuncia il Fnrp – è di lunga data e risale alle reti disposte dagli Stati Uniti per finanziare la guerra contro il Nicaragua negli anni ‘80. Più di recente WikiLeaks ha reso pubblico un cablogramma diplomatico, che prova che il governo statunitense già nel 2003 era a conoscenza del fatto che il latifondista Miguel Facussé stesse mettendo a disposizione una delle sue proprietà nel dipartimento di Colon per il passaggio di droga. Eppure gli USA non hanno mai fatto nulla al riguardo”.

Negli anni Ottanta, per far leva sulle forze controrivoluzionarie della regione, gli Stati Uniti “trasformarono l’Honduras in un campo di concentramento, sotto la direzione strategica dell’allora ambasciatore a Tegucigalpa John Dimitri Negroponte. Contemporaneamente posero le basi del neoliberismo e delle reti del narcotraffico, che permisero loro di finanziare quella guerra. Tuttavia – prosegue il Fronte – non poterono eliminare le conseguenze della crisi del modello cui avevano dato impulso, né impedire il risveglio del popolo honduregno. Il che ha portato in primo luogo all’elezione del governo indipendente del Presidente Juan Manuel Zelaya, e alla resistenza di massa contro il colpo di stato che lo ha deposto”.

“Adesso – concludono dal Frente – per tentare di sottomettere il popolo, cercano di soffocare nel sangue il suo strumento politico e far diventare l’Honduras uno ‘stato fallito’, al fine di chiedere ‘l’assistenza’ delle truppe Usa. È ora che i paesi dell’Alba diano l’allarme di fronte a questa preoccupante situazione”.


da E-Il mensile


 

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