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Giovani sotto tiro in Honduras

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Assassinio brutale di studenti smentisce la retorica del governo

Questa settimana, con squilli di trombe, il ministero degli Interni honduregno, con l’avallo dell’Osservatorio sulla violenza dell’Università nazionale autonoma, Unah, ha annunciato la riduzione del 13% del tasso di omicidi rispetto al 2013. La percezione della cittadinanza e i dati di varie organizzazioni dei diritti umani contraddicono con forza questa tesi.

Diana Yarley Mendoza Palao, di 21 anni  è deceduta la mattina del 27 marzo dopo aver lottato per giorni contro la morte. Aveva ricevuto 21 colpi di arma da fuoco sparati da ignoti a volto coperto in un quartiere di Tegucigalpa. Il suo nome si aggiunge a quello dei suoi compagni di scuola Elvin Antonio López e Darvin Josué Martínez, di 19 e 21 anni rispettivamente, e a quello della piccola Soad Nicole Ham Bustillo di soli 13 anni.

Oltre all’età, i quattro giovani avevano in comune il fatto di aver partecipato attivamente alle proteste studentesche che, da vari giorni, hanno visto come protagonisti  gli studenti della scuola secondaria e dell’università nazionale dell’Honduras.

Tra le altre cose, chiedono che non si applichi il prolungamento dell’orario scolastico. Secondo gli studenti, iniziare prima la mattina e uscire da scuola più tardi la sera, rappresenterebbe un serio pericolo per la loro sicurezza.

Per il momento, il ministro dell’Educazione, Marlon Escoto, non ha voluto dialogare: la risposta è stata repressione e detenzione di studenti e la militarizzazione dei centri scolastici.

In questo contesto, in cui prevale il rifiuto al dialogo e la militarizzazione come “strumento educativo”, è maturato il brutale attacco ai giovani studenti, i cui corpi sono stati crivellati e abbandonati senza pietà. Soad Nicole è invece stata ritrovata chiusa in un sacco, strangolata e con segni evidenti di tortura.

Questa giovane di soli 13 anni è apparsa alcuni giorni fa in un canale televisivo, contestando apertamente il ministro e chiedendogli che, per lo meno, rifornisse la sua scuola di banchi ed altro materiale didattico invece di inviare la polizia a reprimere.

Ieri, mentre i suoi cari piangevano la sua morte di fronte alla piccola bara, il ministro Escoto approfittava delle telecamere di uno dei programmi di opinione di maggior audience del paese per screditare la immagine della ragazzina, accusandola di essere poco responsabile e di avere problemi di condotta.


Attacco frontale contro la protesta sociale

Per le organizzazioni dei diritti umani, quello che sta succedendo non è altro che l’accentuarsi dell’attacco violento e irrazionale contro il movimento studentesco e la protesta sociale, dove operano vari attori e interessi, palesi e occulti, nel mezzo di una crescente militarizzazione del paese e una gestione dispotica del potere.

José Guadalupe Ruelas
, direttore di Casa Alianza Honduras, sostiene che esiste una chiara relazione tra questi omicidi brutali, la protesta studentesca e la violenza generalizzata contro i giovani.

- Quattro giovani studenti assassinati, diversi fermati, molti feriti…. Che succede in Honduras?

- Quello che è successo nelle ultime ore in Honduras è parte di uno scenario molto più ampio, dove, mensilmente, vengono assassinati 83 tra bambini, bambine e giovani con meno di 23 anni. Nelle ultime due settimane, in questo contesto di terrore, le studentesse e gli studenti sono scesi in piazza per protestare pacificamente. Denunciano che nelle aule non ci sono banchi, né materiale didattico, e rifiutano il prolungamento dell’orario scolastico.

Invece di cercare il dialogo, il governo ha preferito minacciare pubblicamente gli studenti, per poi reprimerli violentemente e catturarli. Fino a ieri c’erano ancora alcuni studenti scomparsi e, la cosa più dolorosa, quattro giovani sono stati trovati morti in un quartiere della capitale, tra di loro una bambina di solo 13 anni con segni di tortura.

Questa situazione ha generato molta indignazione tra la popolazione e varie organizzazioni, sia nazionali che internazionali, come l’Unicef, hanno denunciato pubblicamente l’accaduto.

- Ancora una volta, gli studenti si devono scontrare con la mentalità ottusa del ministero….
- E non è solo questo. Abbiamo dovuto ascoltare anche dichiarazioni abbastanza inopportune del ministro dell’Educazione, cercando di screditare la piccola Soad Nicole, dopo che era già morta, dicendo che era una bambina con problemi di condotta.

La mancanza di rispetto per la dignità dei bambini, la mancanza di apertura al dialogo e l’uso della forza sono stati evidenti in questo conflitto.

- Chi pensa ci sia dietro l’omicidio degli studenti?
- Ci sono due elementi da evidenziare. Il primo è che questi giovani partecipavano attivamente alla protesta studentesca, e l’altro è il comportamento ambiguo del governo che, da un lato cerca di denigrare gli studenti assassinati e dall’altro afferma, insistentemente e in maniera sospetta, che non ha nulla a che vedere con quello che è successo.

Inoltre, invece di impegnarsi nelle indagini e nella ricerca dei colpevoli, ha preferito sferrare un attacco brutale e criminalizzare gli avversari politici e le organizzazioni sociali. Tutto questo crea una coltre di dubbi e sospetti.

- L’attacco contro le organizzazioni dei diritti umani e quelle che lavorano con l’infanzia e l’adolescenza è stato molto forte. Sono state addirittura accusate di alimentare la protesta studentesca.

- E’ oramai evidente che il governo vuole criminalizzare e screditare il lavoro di difesa dei diritti umani. E’ convinto che questo lavoro sia in contrasto con la sua agenda, la quale non ha certo come obiettivo lo sviluppo pieno e integrale dell’essere umano.

- Nonostante la repressione, gli studenti affermano che continueranno la protesta….

- E’ per questo che stiamo chiedendo uno stop immediato alla repressione e all’omicidio di giovani.  Non vogliamo più vedere bambini, bambine e giovani assassinati in Honduras.

Inoltre lo Stato deve ascoltare i giovani in quanto soggetti portatori di diritti. Le autorità devono dare risposte adeguate e responsabili alle loro richieste, mantenendo un’atteggiamento dialogante.

Chiediamo anche che si investighi a fondo e che si chiariscano le circostanze che hanno portato alla morte degli studenti e degli altri bambini, bambine e giovani, inchiodando i responsabili di questi crimini e interrompendo la tragica catena di impunità.

- I dati che presentate contrastano con le cifre molto più basse di omicidi dichiarate sia dal ministero degli Interni che dall’Osservatorio sulla violenza della Unah.

- A partire dal 2014, l’Osservatorio dipende dalle informazioni che gli passa lo Stato, in particolare il ministero degli Interni. E’ evidente la discrepanza esistente tra i dati forniti dal governo e la percezione che le persone hanno del Paese. Noi che lavoriamo su questi temi in maniera indipendente, ci rendiamo conto che i tassi di omicidio sono molto più alti.

Questo dimostra il fallimento della politica di militarizzazione della sicurezza pubblica imposta dal governo, che non solo non risolve il problema della criminalità organizzata in Honduras, ma che al contrario aumenta l’emigrazione, soprattutto di bambini, bambine e giovani e una maggiore criminalizzazione della protesta sociale.


da Campamentos Honduras
Traduzione: Sergio Orazi

 

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