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Venezuela: l'Unione Europea non può parlare di diritti umani

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Il 25% della popolazione venezuelana è costituita da colombiani - Sfrontata doppiezza morale dell'UE

Il ministero degli esteri del Venezuela ha emesso un duro comunicato in risposta ad una grossolana interferenza di Bruxelles in materia di migrazioni e diritti umani. "Prima di tentare di governare il mondo e fare circolari ai Paesi sovrani, li invitiamo a cercare di fare qualcosa per risolvere la più grande crisi umanitaria generata in Medioriente, Africa e Asia dove muoiono migliaia di persone sotto lo sguardo complice di questi stessi burocrati", dice il comunicato di Caracas.

L'UE è preda di una ondata migratoria senza precedenti, generata dalle guerre irregolari della NATO o grazie ai finanziamenti e addestramento militare elargiti a bande di mercenari in Siria e Libia. Ciononostante, ha avuto l'ardire di attaccare il Venezuela per aver chiuso un tratto della frontiera comune con la Colombia, e per aver proceduto ad espellere cittadini clandestini o coinvolti in attività illecite. La UE si deve piegare alla politica degli USA e della NATO finalizzata alla produzione bellica di profughi e disperati da scaricare sul continente europeo, per generare disfunzioni e moltiplicare le contraddizioni interne degli "alleati". Bruxelles non può assolutamente salire in cattedra e bacchettare chicchesia. Per due ragioni.

1) Il 25% della popolazione venezuelana è costituita da colombiani sfuggiti ai massacri di una guerra civile che dura da 65 anni; successivamente vi furono ondate migratorie dalle campagne e dalle zone depresse cadute sotto il controllo dei narcos e del braccio armato paramilitar, fondato dall'ex presidente colombiano Uribe. Con la presidenza di Uribe, l'economia criminale e il fronte dei narcotrafficanti si fa Stato. Aumentano a dismisura le eliminazioni fisiche di massa e le fosse comuni. Chi salva la pelle si rifugia in Venezuela.

2) Il Venezuela è pienamente sovrano e decide con autonomia la sua politica migratoria, senza pressioni e ricatti esterni. La caduta del prezzo del petrolio e delle materie prime, mette in difficoltà la conservazione e continuità del suo Stato sociale. Il livello dell'istruzione-salute-pensioni esistente, di cui godono anche i quasi 6 milioni di colombiani legalizzati. Caracas non è più in grado di assorbire una migrazione in aumento esponenziale che - dopo la firma del Trattato di libero commercio con gli USA - sta distruggendo l'agro-esportazione e la media industria.

L'oligarchia della Colombia scarica storicamente  i poveri eliminandoli fisicamente o esportandoli all'estero. In primo luogo in Venezuela, poi Argentina, Cile, Brasile e USA. Caracas non può continuare a fare da spugna, soprattutto non può permettere l'espansione del consumo di cocaina, e l'istallazione di pratiche mafiose come la mazzetta, contrabbando massivo dei beni di uso popolare sovvenzionati, sequestri-express, omicidi su commissione e - ultimamente - anche nuclei paraterroristi spuntati durante la guarimba del febbraio 2014.

Il Venezuela non vuole fare la fine del Messico in cui i narcos hanno penetrato tutti i livelli delle istituzioni, e respinge al mittente le manipolazioni interessate  dell'UE. La diplomazia bolivariana ricorda che "siamo vittime dell'aggressione di mafie narcotrafficanti, bande di paramilitari e di una guerra economica sistematica dal territorio colombiano".

da selvasorg

 

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