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«Fascismo islamico»? Le parole sono pietre

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Lo sbandamento lessicale e concettuale - in definitiva, politico - di buona parte della sinistra

La strage di Parigi non ha colpito soltanto le sue vittime dirette. Tra i suoi effetti collaterali c'è pure l'intelligenza di tante persone bombardate da una propaganda asfissiante. Fin qui nessuna novità. La macchina mediatica fa il suo lavoro, e gli strateghi dell'imperialismo incassano un nuovo (per quanto temporaneo) consenso. Tutto ciò è sostanzialmente inevitabile, al pari delle nebbie in autunno. Quel che inevitabile non sarebbe è lo sbandamento di chi dice no alla guerra, accettando però il lessico ed i concetti di fondo di chi la guerra la fa sul serio da decenni.

Per mettere a fuoco la questione basta pensare ad una categoria usata con una discreta leggerezza a sinistra: quella di «fascismo islamico», nella versione più sguaiata addirittura «nazismo islamico». Che una simile semplificazione venga usata dalla destra e da tutto il mainstream mediatico certo non stupisce; che venga addirittura ripresa da tanti a sinistra è invece l'indice di un pauroso sbandamento politico e culturale.

Limitiamoci ad un paio di esempi, di certo non gli unici, ma sufficienti a far capire di cosa stiamo parlando. In un breve comunicato, Paolo Ferrero riesce a ripetere ossessivamente, per ben 4 volte, il riferimento al nazismo: «barbarie nazista dell'Isis», «i nazisti dell'Isis», «il nazismo dell'Isis», «logica nazista». Spostandoci più a sinistra, abbiamo il caso del Pcl. «Contro l'imperialismo ed il fascismo islamico» si legge nel titolo del comunicato sui fatti di Parigi. Se non altro qui si cita l'imperialismo, ma si usa di nuovo (e non soltanto nel titolo) la categoria di «fascismo islamico», mentre almeno Ferrero nazifica l'Isis e non l'intero Islam.

La sostanza però non cambia: è nell'Islam, o quantomeno in una sua parte, che dobbiamo cercare il fascismo/nazismo della nostra epoca. E, strano a dirsi, Paolo Ferrero e Marco Ferrando, che troverebbero il modo di differenziarsi pure sulla descrizione della maglia della Juventus, sul punto convergono. Il problema è che si tratta di una convergenza un po' più ampia, visto che non si discosta dalla narrazione dei dominanti.  

Innanzitutto, fascismo e nazismo sono due categorie che descrivono dei precisi fenomeni e dei precisi soggetti storico-politici. Applicarle con tanta facilità a fenomeni e soggetti così diversi di certo non aiuta a capire le cose.

L'Isis è portatore di una concezione autoritaria? Certamente sì. Pure il nazismo ed il fascismo lo erano, ma questo non significa che siano la stessa cosa. Tutti sappiamo, d'altronde, che possono esistere concezioni e regimi autoritari di diversa natura (ad esempio quelli di tipo militare), non tutti riconducibili a fascismo e nazismo in senso proprio.

E' l'Isis portatore di una concezione reazionaria ed integralista? Ovviamente sì. Ma anche se fascismo e nazismo sono stati la massima espressione delle forze reazionarie nel secolo scorso, esistono concezioni e visioni reazionarie le più diverse. Notoriamente quelle dell'Isis derivano da un'interpretazione particolarmente integralista dell'Islam. Interpretazione peraltro respinta dalla grande maggioranza dei musulmani. Ma cosa c'entra tutto ciò con il fascismo ed il nazismo?

L'Isis usa una violenza barbara contro i civili? Certamente sì, e per la verità lo si sapeva senza bisogno di aspettare la strage di Parigi. Ma chiunque usa questo tipo di violenza terroristica deve essere qualificato come «fascista» e «nazista»? Se così fosse, perché non chiamiamo fascista e nazista anche Obama? Si dà infatti il caso che l'attuale presidente degli Stati Uniti dia il suo benestare - si dice una volta alla settimana - agli omicidi compiuti con i droni in giro per il mondo. In questo modo gli USA eliminano i propri nemici, non mancando di colpire matrimoni, funerali, feste di paese e quant'altro.

Ma, droni a parte, i bombardieri di Obama colpiscono già in Siria, Iraq, Afghanistan. Insomma la guerra di Bush non è mai terminata. E difatti, l'ex presidente la definiva «infinita». Stessa cosa si può dire dei francesi, che hanno iniziato a bombardare la Siria ben prima di subire l'attacco di Parigi. Quegli stessi francesi che hanno voluto la guerra alla Libia e di cui abbiamo descritto le tante imprese militari in corso in un altro articolo.

Le bombe americane e francesi, come pure quelle russe, spargono forse fiorellini? Non uccidono un gran numero di civili? Civili innocenti come quelli del Bataclan. Eppure nessuno definisce fascista o nazista Obama, Hollande o Putin. E molti, a sinistra, trovano sconveniente bollare lo stesso Netanyahu come nazista, benché il campo di concentramento di Gaza ricordi assai la logica criminale dei lager hitleriani.

Perché questi due pesi e queste due misure? Non può esservi in questo una sottile, e certo inconsapevole, forma di razzismo? Non voglio accusare nessuno, ma solo richiamare alla realtà dei fatti. Ed il fatto più macroscopico è che le vittime occidentali, colpite nel proprio paese da attentati di matrice islamica, sono circa un millesimo dei musulmani morti nelle loro terre sotto le bombe degli imperialisti occidentali. La vita di un euro/americano vale più di mille volte di quella di un iracheno, di un afghano, di un somalo?

L'uso della categoria del «fascismo/nazismo islamico» è dunque un errore, sia dal punto di vista lessicale che da quello concettuale. Il problema è che questi errori hanno delle conseguenze. E non si tratta di bazzecole. Vediamo.

1. La prima conseguenza dell'uso reiterato della categoria di «fascismo islamico» è una semplificazione manichea
che impedisce di vedere la complessità e le molteplici ragioni della guerra in corso in Medio Oriente. Una guerra che ha tante cause, politiche e religiose. Una guerra incomprensibile se non la si inquadra in uno scontro mortale dentro l'Islam tra sciiti e sunniti. Certo, l'Isis rappresenta solo una minoranza di questi ultimi, ma questo è il contesto. Una guerra altrettanto incomprensibile nelle sue dinamiche se non si individuano i diversi interessi delle potenze regionali in gioco (Turchia, Arabia Saudita, Iran, ma anche Israele ed Egitto). Un guerra in cui si sono inserite potenze extra-regionali: gli Stati Uniti in  primis, ma poi - e per certi aspetti inaspettatamente - la Russia, fino ad arrivare appunto alla Francia. Una guerra che quasi certamente non ci sarebbe stata senza gli interventi imperialisti nell'area (invasione dell'Iraq del 2003 in primo luogo). Una guerra che è stata alimentata dall'atteggiamento chiuso e settario dei governi di Damasco e Baghdad. E potremmo continuare.

Come si vede siamo di fronte ad una situazione particolarmente complessa ed intricata, di cui abbiamo parlato diffusamente in altri articoli (leggi, ad esempio, QUI). Certo, a volte nella comunicazione bisogna semplificare. Ma una cosa è semplificare, altra cosa è ridurre tutto ad uno scontro tra il «bene» e il «male», come nel caso di cui ci stiamo occupando. Così facendo non si aiuta la comprensione dell'orrore in corso. E di certo non si spiega da quale strano pianeta sarebbe arrivato il male chiamato Isis. Poi magari ci si lamenta del basso grado di consapevolezza del grosso della popolazione...

2. La seconda conseguenza è che accostare la parola «fascismo» ad una religione, nella fattispecie quella islamica, porta acqua alla cosiddetta «Guerra di civiltà». Come è possibile non rendersi conto di un fatto così evidente? Inoltre l'Isis non è l'Islam, e questo a sinistra lo sanno tutti. A maggior ragione, come giustificare un simile errore?

Sembra quasi che le parole fascismo/nazismo, persa ogni connotazione storico-politica, vengano oggi utilizzate come un marchio di infamia di tipo culturale. Bene, anzi malissimo, se è così è ancora peggio. Perché sta proprio in ciò il cuore della propaganda e delle argomentazioni dei cultori della guerra di civiltà. Oriana Fallaci è morta, ma oggi assistiamo ad un revival delle sue teorie islamofobe e razziste. Possibile non capire che in questo modo si porta acqua proprio a quel mulino?

E poi, come mai nessuno parlerebbe di fascismo cristiano o di fascismo induista (eppure gli spunti non mancherebbero), mentre invece si gioca con leggerezza con la categoria di «fascismo islamico»? Non c'è forse un pregiudizio culturale nei confronti dell'Islam, che affonda le sue radici nei secoli delle crociate fino ai tempi del colonialismo dispiegato?

3. La terza conseguenza è forse ancora più grave. Se si nazifica in questo modo l'Isis, o - peggio ancora - l'intero Islam, quel che ne vien fuori è la descrizione di un «male assoluto». Uno di quei mali assoluti che vanno necessariamente combattuti con tutti i mezzi, inclusa ovviamente la guerra.

Da almeno un quarto di secolo la tecnica che gli imperialisti usano per giustificare le proprie imprese belliche è quella della nazificazione dell'avversario e della hitlerizzazione di ogni leader a loro sgradito. Abbiamo così avuto la hitlerizzazione di Saddam Hussein, con la sua immaginaria dotazione di armi di distruzione di massa; la hitlerizzazione di Milosevic, con la sua presunta volontà di pulizia etnica; ed infine quella di Gheddafi, con le sue inesistenti fosse comuni. Ora siamo alla nazificazione dell'Isis, secondo questo cliché ormai ben collaudato.

Il messaggio è chiaro: di fronte abbiamo i nazisti, forse addirittura il fantasma di Hitler riemerso dal bunker di Berlino, noi naturalmente vorremmo la pace, ma come combattere efficacemente contro un simile mostro se non con la guerra?

Si tratta di un'arma propagandistica potentissima. Perché se è vero che nel tempo tutti, prima o poi, scoprono l'inganno di queste semplificazioni, esse funzionano invece nell'immediato. Che per l'imperialismo ed i guerrafondai è quel che conta.

D'altra parte, se si parla di fascismo e/o nazismo è chiaro, almeno a sinistra, che si intende descrivere un male assoluto. Ed un male assoluto va effettivamente combattuto con tutti i mezzi. Leggiamo ad esempio quel che ha detto Nichi Vendola: «Tutti abbiamo la consapevolezza che il terrorismo oggi è il nemico dell'umanità, il male assoluto».

Ecco dove arriva certa sinistra. Se si accetta, ed anzi si promuove, la narrazione secondo cui siamo di fronte ad un indecifrabile «male assoluto», diventa poi impossibile opporsi alle guerre in corso ed a quelle che si faranno contro un simile male.

La conseguenza, in questo caso, è che certi pacifisti finiscono di fatto nel coro del pensiero unico imperiale, nella narrazione dei dominanti, nel quadro che giustifica le peggiori azioni militari, altro che bandiere arcobaleno. E' così difficile capirlo? Non credo proprio.

A volte, si sa, le parole sono pietre. E dire «fascismo islamico» per descrivere un fenomeno complesso come quello che abbiamo di fronte, equivale a mettere un macigno sopra ogni possibilità di riflessione, di analisi, di sforzo di comprensione della realtà. Un tempo era anche questa attitudine al pensiero ed alla razionalità che faceva la forza della sinistra. Oggi tutto questo è evidentemente scomparso. E poi ci chiediamo come mai quella forza non ci sia più...



 

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