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«Tutto il potere a Giorgetti!»

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Sono tanti i commentatori che ancora si interrogano sul vero scopo della crisi voluta da Salvini. Elezioni subito ammazza tutti, dicono i fans. Volontà di scansare la responsabilità delle Legge di Bilancio, dicono maligni i cultori dell’austerità come medicina sociale. Semplice manovra per ottenere un rimpasto, secondo alcuni maldestri minimalisti.

La cosa migliore è dare allora la parola al diretto interessato. Il quale così chiarisce: «Quello a cui penso io? È un governo con Giancarlo Giorgetti ministro dell’Economia. Questo è quello che voglio e per cui lavoro». Accidenti, roba hard: «Tutto il potere a Giorgetti». Che audacia il Salvini!

Ma, come direbbe il redivivo di Rignano, Giorgetti chi?
Che sia l’ex sindaco di Cazzago Brabbia, cugino del banchiere Ponzellini, probabilmente interesserà a pochi. Che sia l’uomo dei potentati economici del Nord, quello che parla con Draghi ed inciucia con Mattarella qualcosa di più già ci dice del personaggio.

Ma Giorgetti è anche colui che stroncò sul nascere l’idea dei mini-Bot, dopo che il parlamento li aveva approvati. Più che stroncato, semplicemente deriso il suo ideatore: «C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i mini-Bot? Se si potessero fare, li farebbero tutti». Così liquidò la questione sulle pagine del Sole 24 Ore, facendo chiaramente intendere chi comanda nella Lega su certe cose.

Bene, oggi è su questo personaggio che dovrebbero riporre le speranze gli italiani, specie quelli che vorrebbero liberarsi dalle grinfie euriste? Secondo il Salvini-pensiero sì.

In verità, l’intervista del leader della Lega al Corsera di ieri pare più che altro lo sproloquio di un pugile suonato, dove si legge perfino che: «Noi dialoghiamo con tutti quelli che la pensano come noi». Insomma, uno sforzo titanico.

Nell’intervista Salvini insiste sull’assurdità di voler tagliare il numero dei parlamentari per poi andare al voto il giorno dopo. Non si può fare per ragioni costituzionali, ma chissenefrega.

Quel che però più gli preme è l’attacco, in perfetto stile confindustriale, al Reddito di cittadinanza. «Sarà doveroso verificare il reddito di cittadinanza. Ci arrivano centinaia di segnalazioni, molte delle quali a me personalmente, da parte di imprenditori che quest’anno non riescono ad assumere i lavoratori che avevano l’anno scorso». Insomma, non ridete, Salvini sarebbe preoccupato dal lavoro in nero di chi fa piccoli lavoretti dopo aver incassato il reddito di cittadinanza.

Tutti sanno che se il Reddito di cittadinanza non ha funzionato è per i troppi paletti che i vincoli di Bruxelles hanno imposto e che il governo Conte ha accettato. Per i leghisti invece il problema è opposto. In troppi – pensate un po’ – lo avrebbero avuto senza averne diritto: addirittura il 70% secondo il viceministro dell’Economia, il leghista Garavaglia. Davvero non c’è bisogno di alcun commento.

Ma torniamo al salvatore Giorgetti, nelle parole di Salvini: «Io voglio fare una manovra importante e coraggiosa con una persona di cui si fida il mondo come Giorgetti».

Il mondo, quale mondo? Quello della finanza e degli eurocrati evidentemente. Insomma, lo dico per certi sinceri sovranisti, l’uomo del miracolo salviniano sarebbe nientemeno che il grigio (anche nel senso di oscuro) Giorgetti, mica i Bagnai o i Borghi.

Il bello è che il Giorgetti è quello che ora va dicendo che Salvini ha sbagliato i tempi. Accidenti che macchina da guerra, quella della Lega! Capisco che ci sia ancora chi si illude che Salvini voglia uscire dall’euro, per intanto sarebbe già molto se uscisse da Twitter.



 

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