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L'Iran e la pirateria britannica

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Mentre la situazione nel Golfo Persico si va facendo più tesa, aumentano le provocazioni occidentali verso l'Iran.  Tra queste, particolarmente grave il sequestro della petroliera iraniana Grace 1 ad opera dei marines inglesi. Un fatto - come rileva Andrea Zhok nell'intervento che pubblichiamo di seguito - sostanzialmente oscurato (all'opposto di quanto avvenuto per il successivo sequestro iraniano della petroliera britannica Stena Impero) dai media occidentali.


Sul sequestro della petroliera britannica nel Golfo Persico

di Andrea Zhok

Oggi la politica estera è piena di allarmate considerazioni sulla tensione tra Regno Unito ed Iran.
L’Iran ha infatti annunciato di aver sequestrato nello Stretto di Hormuz la Stena Impero, una petroliera britannica con 23 persone a bordo. Giornali e telegiornali traboccano non solo di toni di allarme, ma naturalmente anche di giudizi più o meno espliciti di condanna dell’azione iraniana, e di supporto all’attesa reazione britannica. (Es. Repubblica: “Aumenta la tensione nel Golfo, con l’Iran che lancia una nuova provocazione”.)

E’ invece curiosa la distrazione mediatica per l’antefatto di questo intervento.
La notte tra il 5 e il 6 luglio scorso la petroliera iraniana Grace 1 era stata sequestrata con un assalto di 30 Royal Marines nei pressi di Gibilterra.

Le motivazioni ufficiali del sequestro erano state il sospetto (sic!) che la nave intendesse violare l’embargo dichiarato dall’UE (sic!) per le importazioni di petrolio verso la Siria.
L’Iran ha tentato dapprima le vie legali, ma poco più di 24 ore fa la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che il sequestro della Grace 1 poteva essere prolungato di un altro mese.

Ora, dal punto di vista della sostanza politica ciò che sta avvenendo è del tutto trasparente: ci sono state pressioni americane per rinforzare il blocco alle esportazioni di petrolio da parte iraniana, in modo da mettere in ginocchio economicamente il paese, e il Regno Unito (non senza qualche mugugno e protesta interna) ha deciso di cedere a tali pressioni dell’alleato.

Come hanno detto gli iraniani immediatamente, si è dunque trattato a tutti gli effetti di un semplice atto di pirateria, se vogliamo la versione gentile, o senz’altro di guerra, con motivazioni legali risibili.

Come osservato anche da voci non particolarmente tenere con l’Iran, come Carl Bildt (co-presidente del Consiglio d’Europa per le relazioni estere), le basi legali dell’intervento britannico erano chiaramente pretestuose.

A parte il fatto che non vi erano prove del fatto che la nave stesse violando l’embargo (la nave è stata fermata a Gibilterra!), il riferimento alle sanzioni europee alla Siria è assurdo, visto che l’Iran non è un membro dell’UE e non ha sottoscritto nessun accordo circa tali sanzioni.

Secondo quale escogitazione legale un paese possa arrogarsi il diritto di costringerne militarmente un altro ad adottare le proprie scelte di commercio e politica estera rimane un enigma senza risposta (e che peraltro non ha bisogno di risposta, visto che i media si guardano bene dal sollevare la domanda.)

Ovviamente qui i riferimenti alla ‘legge internazionale’ (come accade quasi sempre) sono semplici coperture per chi proprio non ne può fare a meno, cioè ad uso dell’ipocrisia mediatica internazionale. Sottili coperture dell’esercizio internazionale della forza da parte di chi se lo può permettere (gli USA in primis).

Ma non dubito neanche per un momento che vedremo montare la prossima escalation, con l’opinione pubblica occidentale (quella per definizione ‘libera e democratica’) che verrà condotta a sdegnarsi per la brutalità e l’arroganza di quei barbari integralisti. Una vera fortuna che il Bene, casualmente insediatosi sulla prua di qualche portaerei americana, sia destinato ancora una volta a trionfare.


da Sinistrainrete



 

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