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Elezioni in Bahrein: successo sciita nonostante i brogli

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Prosegue intanto, in tutta la regione del Golfo, l'azione preparatoria dell'attacco all'Iran

Due notizie, degli ultimi giorni, mettono in luce l'azione anti-iraniana portata avanti da Washington nella penisola arabica. La prima riguarda la più grande vendita d'armi della storia, che ha come contraenti gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita.  Per l'importo di 60 miliardi di dollari, i sauditi si accingono ad acquistare dall'industria bellica a stelle e strisce 84 aerei da combattimento F-15, 70 elicotteri Apache, 72 Black Hawk, 36 elicotteri di supporto ed altro materiale bellico.

 

La seconda notizia, invece, viene dall'emirato di Fujerah (Emirati Arabi Uniti), dove è stata inaugurata una base navale sull'Oceano Indiano, a valle cioè dello stretto di Hormuz. Obiettivo dichiarato: creare uno sbocco alternativo per il petrolio della regione del Golfo, in grado di fronteggiare un'eventuale chiusura dello Stretto. Quanto vi sia di realistico e quanto di propagandistico in queste dichiarazioni è difficile a dirsi, ma in ogni caso si tratta di un altro tassello della strategia americana.
Intanto, sabato scorso si è votato nel Bahrein. Qui, nel paese che ospita la Quinta Flotta americana, le cose - nonostante i brogli diffusi - non sono andate bene per la monarchia filo-occidentale. Di questo ci parla l'articolo di Barbara Antonelli che pubblichiamo di seguito.


Bahrein, elezioni: il riscatto sciita
di Barbara Antonelli - Nena News

Roma, 25 ottobre 2010 – Si è aggiudicato 18 seggi su 40, il più grande partito di opposizione sciita, Al Wefak, al primo turno delle elezioni legislative che si sono svolte sabato in Barhein: questo quanto dichiarato dalla commissione elettorale domenica, mentre nove seggi rimangono disponibili per il secondo turno, previsto per il 30 ottobre.

67% è la percentuale dell’affluenza alle elezioni, le terze da quando si è costituito l’attuale parlamento. Il Barhein è uno dei pochi Stati Arabi a maggioranza sciita (circa il 70% della popolazione), una maggioranza che però non ha alcun potere reale e anzi è soggetta alle discriminazioni attuate dal potere nelle mani di famiglie e dinastie sunnite. La maggioranza sciita, infatti, da anni lamenta le discriminazioni in termini di accesso al mondo lavorativo, alla compravendita e locazione d’immobili e ai posti d’influenza nelle forze di sicurezza.

Il voto di sabato, che segue mesi di tensioni tra le autorità e l’opposizione, è stato caratterizzato da numerose irregolarità. Il portavoce di Al Wefak, lo sceicco Ali Salman ha rilevato che almeno 890 votanti sarebbero stati mandati via dalle cabine elettorali (soprattutto in aree sciite) perché i loro nomi “erano scomparsi” dalle liste elettorali. Numeri che sembrano irrilevanti ma che sono cruciali in un paese in cui gli aventi diritto al voto sono circa 319.000. Secondo i leader sciiti, che hanno più volte posto l’accento su come il governo adotti politiche che consentono a sunniti provenienti da tutta la regione di ottenere facilmente la cittadinanza, in modo da aumentare demograficamente la presenza sunnita, i brogli elettorali sarebbero stati una manovra delle autorità governative per indebolire la presenza sciita. Al-Wafaq ha denunciato la scomparsa in un solo seggio di 400 nomi di elettori registrati.

Le autorità del Barhein non hanno consentito il monitoraggio di osservatori internazionali e le denunce riguardanti i brogli sono state avanzate dai 292 osservatori delle ONG locali che hanno presenziato i seggi. Enormi misure di sicurezza sono state adottate dal governo che ha dispiegato elicotteri per la sorveglianza aerea e pattugliamenti della polizia, soprattutto nei distretti considerati a rischio violenza. Secondo quanto riportato dalla stampa non ci sono state particolari manifestazioni di violenza ma  alcuni attivisti della comunità sciita hanno protestato contro le irregolarità elettorali, dando alle fiamme pneumatici e altri oggetti.

La campagna elettorale è stata caratterizzata da un’ondata di arresti e intimidazioni nel corso dei mesi passati da parte delle autorità, a danno dell’opposizione sciita: 23 attivisti sciiti sono stati arrestati e accusati di complotto contro il governo. Secondo quanto denunciato dall’organizzazione in difesa dei diritti umani, Amnesty International, oltre 250 attivisti sciiti sono stati arrestati nei giorni pre elezioni.

Con i risultati di domenica Al Wafak rafforza la propria presenza all’interno del parlamento “Basso” (o Camera Minore), che lo ricordiamo, ha il potere di esaminare e approvare i decreti legislativi proposti dal re o dal gabinetto, ma che ha comunque poteri limitati dato che è la Camera Alta o consiglio legislativo (i cui membri sono nominati direttamente dal re) ad avere il potere ultimo sull’iter legislativo.

Secondo gli analisti politici, il risultato elettorale di sabato potrebbe modificare la stabilità a lungo termine del Barhein, un partner strategico degli Stati Uniti, che ospita la Quinta Flotta americana e che gioca un ruolo centrale negli sforzi dell’amministrazione di Washington di controllare l’espansione militare dell’Iran nel Golfo. L’opinione di Christopher Davidson, professore dell’Università di Durham (Regno Unito) ed esperto della regione è che il risultato elettorale non muterà l’enorme divario che permane tra ceti poveri, sciiti e ceti ricchi, cioè le famiglie sunnite che detengono il potere. Malgrado il parlamento abbia poteri limitati e possa essere rovesciato in qualsiasi momento dal re Hamad bin Isa Al-Khalifa e il suo circolo dinastico, l’aver guadagnato un maggior numero di seggi rappresenta per gli sciiti almeno la speranza di non vedere ulteriormente ignorate le proprie richieste.

 

 

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