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Il nervosismo dell’Amministrazione USA

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 Avevamo dato conto delle proteste suscitate in Iraq dalla bozza di accordo relativa alla permanenza nel Paese delle truppe statunitensi anche dopo la scadenza, il prossimo 31 dicembre, del mandato ONU, evidenziando che l’opposizione alla bozza proveniva da diversi settori della società irachena e non solo dagli shiiti di Muktada Sadr.

La bozza sta trovando diversi ostacoli anche ai massimi livelli politici e istituzionali: diverse componenti del Governo iracheno – che ha iniziato l’esame del testo giovedì scorso – richiedono cambiamenti sostanziali, soprattutto sul punto della giurisdizione cui sottomere i militari stranieri che commettano reati.
La discussione sta innervosendo parecchio l’Amministrazione USA, che per bocca del Segretario alla Difesa R. Gates insiste sulle drammatiche conseguenze che  la mancanza di un accordo entro il 31 dicembre provocherebbe per l’agire degli americani.
Il portavoce del Dipartimento di Stato (il Ministero degli Esteri USA, n.d.r.) afferma candidamente che se la bozza di accordo non fosse buona il Segretario di Stato e quello alla Difesa non insisterebbero per la sua approvazione
Secondo la consueta visione imperiale nessuno accenna agli interessi della popolazione irachena.
Le preoccupazioni sono comprensibili: scaduta la foglia di fico del mandato ONU, senza un accordo firmato dal Governo e ratificato dal Parlamento dell’Iraq, sia pure in barba al popolo iracheno, le forze di occupazione sarebbero tali anche sotto il profilo formale e la Resistenza non potrebbe più esser marchiata come “terrorismo”.
Certamente gli Stati Uniti hanno le capacità militari necessarie per restare in Iraq indipendentemente da qualsivoglia copertura, però sotto il profilo politico la mancanza di un avallo  internazionale o iracheno contribuisce a far vacillare il loro ruolo di Superpotenza, già incrinato dalla crisi economico – finanziaria. Senza contare che gli americani ormai si sono resi conto che tanto in Iraq che in Afghanistan la forza militare da sola non garantisce nessuna vittoria.
La Redazione

 

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