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IRAQ: LA RESA DEI CONTI NEL CAMPO SHIITA

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La «SAHWA» che gli americani non avrebbero mai desiderato
E’ un fatto indiscutibile che la nuova battaglia scoppiata a Bassora il 25 marzo (e poi estesasi a tutto il sud e il centro del paese fin nel cuore di Baghdad -- e che sta continuando malgrado la tregua formale dichiarata il 30 marzo) l’ha voluta, col pieno appoggio americano, il governo di al-Maliki. Perché? Contenuta momentanemante la spinta della Resistenza sunnita, la coalizione al governo (di cui le due forze decisive sono il Consiglio Supremo Islamico Iracheno-CSII e il Da’wa) vuole infliggere un colpo risolutivo all’eterogeneo movimento di Moqtada, con l’obbiettivo dichiarato di farlo a pezzi e toglierlo di mezzo.

Perché il governo fantoccio ha scelto questo momento? Perché ad ottobre ci saranno decisive elezioni provinciali, elezioni che tutti gli iracheni pensano vincerà appunto Moqtada al-Sadr e che segneranno una sonora sconfitta per la coalizione al governo. Ma la posta in palio non è solo il governo, è l’assetto istituzionale del paese. Al-Maliki, col pieno sostegno non solo del suo partito (Da’wa), ma di quello del CSII di Abdul Aziz al-Hakim, dei due partiti curdi e di alcuni notabili sunniti, vuole un assetto federale che spazzerebbe via l’Iraq come stano nazionale unitario. I governatorati regionali, progettati su basi confessionali, disporranno infatti autonomamente delle riorse petrolifere, producendo la definitiva spaccatura del paese.

Moqtata si oppone fermamente a questa dissoluzione dell’Iraq e mobilita un vasto movimento di massa che si richiama al nazionalismo e denuncia non solo l’occupazione americana, ma ogni interferenza straniera, quella iraniana compresa.

Dare un giudizio univoco della politica di Moqata al-Sadr non è possibile. Ieri a fianco della Resistenza sunnita poi contro, coalizzato con le altre forze shiite come il Consiglio Supremo Islamico Iracheno e il Da’wa e poi avverso, prima nel governo ora a sparare addosso al regime fantoccio di al-Maliki. Un momento invoca la crociata contro l’occupante americano, quello successivo dichiara una tregua unilaterale.

Questo zig-zagare non si spiega tuttavia a causa del suo carattere bizzarro ed estroverso. Se non si giustifica, si comprende, a causa delle molteplici e contrastanti e poderose pressioni a cui egli è sottoposto in quell’inferno che è diventato l’Iraq, segnato da una lotta di tutti contro tutti per il controllo di questo o quel quartiere, di questa o quella città, di questo o quel ponte di transito. Si tratta di una battaglia che precede quella finale, quella che decide le sorti dell’Iraq come stato nazionale unitario, di chi debba avere il potere, di come debbano essere distribuite le risorse petrolifere.

Non che Moqtada non sia protetto da alcuni pezzi dell’apparato politico-militare di Tehran. Il fatto è che a Tehran, sono profondamente divisi sui futuri assetti iracheni e regionali. Il grosso, comunque, aiuta e sostiene non Moqtada, ma i suoi acerrimi avversari shiiti, ovvero i due partiti storici filo-iraniani: il CSII e il Da’wa. Che sono proprio le due forze che gli stessi americani appoggiano, non solo in generale, ma proprio in questi giorni che esse stanno cercando (senza successo per fortuna) di annientare l’esercito del Mahdi, la forza armata di Moqtada. Divisi da un dissidio che potrebbe sfociare in conflitto aperto, americani e iraniani condividono non solo il sostegno al governo di al-Maliki, ma pure lo squartamento dell’Iraq, la sua divisione in rispettive zone d’influenza, in effimeri protettorati petroliferi. L’opposizione di Moqtada a questo disegno è un fatto di grandissima importanza. Dalle sorti di questa opposizione dipendono sia le sorti del governo fantoccio sia qulle del disegno di spezzettamento dell’Iraq in zone di influenza di americani e iraniani.

L’attuale battaglia viene presentata dalla stampa occidentale come scontro tra le milizie di Moqtada e le «forze dell’esercito regolare». Si tratta in verità di scontri tra milizie shiite, poichè il cosiddetto esercito regolare è composto da miliziani del Badr (il braccio armato del CSII), del Da,wa e di Fadila, agghindati con le divise fornite loro dagli occupanti.

Come antimperialisti noi siamo dalla parte di Moqtada e del Mahdi malgrado tutto. Non dimentichiamo le nefandezze compiute da alcuni pezzi del Mahdi contro la popolazione sunnita. Col pretesto di rispondere al terrorismo «qaedista» le milizie che fanno capo a Moqtada hanno spesso compiuto atti gravissimi di ritorsione ed hanno promosso una politica di espulsione dei sunniti da varie zone miste di Baghdad come di altre importanti città. Difficile dimenticare la guerra sporca tra il febbraio 2006 (dopo il tremendo attentato antishiita a Sammarra) e la primavera del 2007. Quella fase tragica sembra essersi chiusa (per fortuna). Se ne è aperta un’altra: nella quale il movimento di Moqtada potrebbe diventare in Iraq ciò che Hezbollah è stato ed è per il Libano.

Le informazioni ch giungono oggi (4 aprile) da Bassora, Karbala, Sadr City, Hilla ecc., sono che i guerriglieri del Mahdi non solo stano resistendo, essi hanno strappato ai loro nemici il controllo di zone e intere città, e questo malgrado l’aviazione americana sia intervenuta pesantemente. Cresce dunque il consenso popolare alla Resistenza di Moqtda, soprattutto dei settori più poveri delle città e dei villaggi. Solidarietà ai guerriglieri è giunta pure dalla popolazione sunnita. A Fallujia, ad esempio, i cittadini hanno donato il loro sangue per inviarlo a Bassora.


Campo Antimperialista Sez. Italiana 5 aprile 2008

 

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