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Ramadi resiste ancora

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Ramadi è stata liberata e le unità anti-terrorismo delle forze armate hanno issato la bandiera irachena sul palazzo del governo». Questa la pomposa dichiarazione del generale Yahya Rasool alla Tv di stato irachena questa mattina. Gli ha subito fatto eco il colonnello americano Steve Warren:
«La conquista del centro governativo di Ramadi è un significativo successo, risultato di diversi mesi di duro lavoro».

Esultano, assieme al governo filo-iraniano di Baghdad, tutte le centrali imperialiste dell’Occidente. Se ne ha una prova aprendo le pagine dell’edizione odierna di tutti i quotidiani, nessuno escluso. Stessa musica sulle TV. Canta vittoria addirittura il babbeo, alias Ministro degli esteri italiano.

In verità l’offensiva delle forze speciali irachene (pare sostenute da mercenari di tribù sunnite assoldate dal governo), dopo scontri durissimi ed a fronte di una resistenza accanita (4-500 miliziani del Califfato hanno tenuto testa per due settimane a più di 10mila soldati nemici), si è fermata sulle rive dell’Eufrate, che taglia in due la città. La parte nord-orientale è infatti ancora saldamente in mano alle milizie del califfato.

Una mezza vittoria, dunque, per quanto importante, ottenuta grazie al contributo decisivo della supervisione e dell’aviazione americana (e quelle degli altri paesi occidentali che aderiscono alla coalizione anti-Stato Islamico: Gran Bretagna, Francia, Australia, Canada, Giordania) che ha martellato con devastanti bombardamenti le postazioni delle milizie dello Stato Islamico, aprendo così i varchi alla fanteria corazzata irachena per penetrare nel centro storico della città e proteggendola dunque dall’alto.

Baghdad 22 luglio 2015: il Segretario alla Difesa Ashton Carter coi comandi militari iracheni discute il piano di attacco su Ramadi

La conquista di Ramadi da parte dello Stato Islamico aveva seminato il panico tra le sgangherate fila dell’esercito iracheno. Il “pericolo” era che dopo Ramadi sarebbe toccato a Baghdad. Ciò che spinse la Casa Bianca ad abbandonare la linea ponziopilatesca del “lasciamoli scannare tra loro”, per passare a quella dell’intervento diretto contro il Califfato.

Detto fatto. In luglio Obama spediva a Baghdad il Segretario alla Difesa Ashton Carter [vedi foto accanto] per pianificare, fin nei minimi dettagli, assieme ai generali iracheni, la controffensiva su Ramadi. Pochi giorni dopo il portavoce del Pentagono spiegherà le ragioni per cui la riconquista di Ramadi, esattamente come chiedevano i generali iracheni, aveva la priorità su quella di Mosul.

Che l’ausilio militare americano sia stato determinante, lo negano solo certi complottisti islamofobi che sarebbero disposti a negare anche che la Terra è tonda pur di confermare la loro idea paranoide che lo Stato islamico sarebbe una “invenzione della Cia”.

«Un campo di battaglia, quello di Ramadi, sul quale gli americani avevano, però, con droni e satelliti, non solo una visione dall’alto che consentiva di coordinare al meglio le mosse a terra ma anche un dominio pieno dell’aria che ha permesso di mettere fuori gioco centinaia di jihadisti. (…) E’ evidente che gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli Usa, notevolmente intensificatisi negli ultimi mesi in Iraq, ma anche quelli russi in Siria, hanno obbligato l’Is a fare i conti con problemi nuovi: dalla dislocazione delle forze su un fronte vasto alla logistica, dalla disponibilità di effettivi ai rifornimenti». [Renzo Guolo. Il triangolo sunnita e la via verso Mosul, La Repubblica del 28 dicembre 2015]

Guido Olimpio, gola profonda dell’intelligence, parla addirittura della presenza sul terreno, “… a fianco dei locali delle Special forces” a stelle e strisce.

Quanti civili, bambini donne e vecchi sono periti in questa offensiva? Quanti cittadini sono sfollati verso il deserto? Mai lo sapremo. Sono tutti figli di un Dio minore, anzi del demonio, colpevoli di aver accettato, nel maggio scorso, i miliziani dell’IS come liberatori. Colpevoli di aver raccolto la bandiera della Resistenza irachena contro l'aggressione americana del 2003.

 

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