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Honduras: no alla legittimazione del colpo di stato

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Alcuni hanno festeggiato i recenti avvenimenti honduregni come una vittoria della resistenza che si è sviluppata nel paese dopo il golpe del giugno 2009. Come simbolo di questa vittoria viene portato il rientro in patria di Mel Zelaya. E’ un fatto però, che, come parte integrante dell’accordo patrocinato da Chavez e dal presidente colombiano Santos, l’OEA (Organizzazione degli Stati Americani) ha riammesso al proprio interno l’Honduras, legittimando così il colpo di stato. I favorevoli a questo accordo parlano della “grande astuzia” della mossa di Chavez, ma sappiamo come la storia sia piena dei disastri compiuti da simili astuzie… In ogni caso ci sembra utile far conoscere il documento  – che pubblichiamo di seguito – sottoscritto da diverse organizzazioni honduregne contrarie all’accordo.


Manifesto per i diritti umani e la dignità del popolo honduregno

Noi donne e uomini, membri delle organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras, mobilitati a San Salvador, luogo storico in cui riposano le spoglie del generale Francisco Morazán, appoggiati dalla solidarietà del popolo salvadoregno e di altri popoli del mondo, in occasione del conclave dell'Organizzazione degli Stati Americani riuniti nell'Assemblea Generale Ordinaria, manifestiamo quanto segue:

1. L'OEA, revocando la sospensione dello stato honduregno e riammettendolo al proprio interno, ha finito per legalizzare i colpi di stato e contribuito al fatto che restino nell’impunità, non solo per l’Honduras, ma per tutti i paesi americani.

2. L'Organizzazione degli Stati Americani, con l'arbitraria decisione auspicata da Washington, di dare ragione ad un regime sorto da elezioni non riconosciute dalla comunità internazionale e svoltesi in un clima d’intensa militarizzazione e repressione, in cui la maggioranza della popolazione honduregna non ha partecipato, contraddice la sua stessa Carta. Minaccia inoltre la dichiarazione dei Diritti Umani, poiché finge d’ignorare che il regime prosecutore del colpo di stato in Honduras viola in modo sistematico e grave i diritti umani, ed è composto dalla giunta delle alte cariche, comandanti ed esecutori del golpe del 29 giugno 2009. Ne sono esempio il generale Romeo Vásquez Velásquez, ministro di HONDUTEL, il generale Venancio Cervantes direttore del dipartamento di Emigrazione, oltre ad altri politici quali Vilma Morales, Arturo Corrales, Carlos López Contreras ed il pubblico ministero generale della Repubblica Luis Alberto Rubí. Possiamo includere anche magistrati della Corte Suprema di Giustizia e deputati coinvolti nella rivolta militare oligarchica, che continuano a godere dell’impunità.

3. L'OEA si burla del popolo honduregno e dei popoli del mondo, riconoscendo il regime prosecutore del colpo di stato, giacché non ignora che Roberto Micheletti gode di una succulenta pensione, di guardie del corpo pagate dallo stato honduregno, di un'amnistia illegale che ha lasciato senza giustizia i crimini commessi contro donne e uomini honduregni a causa della loro lotta per il ritorno alla democrazia.

4. L'OEA deve sapere che è complice di oltre 200 omicidi, molti dei quali contro la comunità LGTBI, dei sequestri conclusisi con la sparizione di contadini come Olbin Gallegos e Secundino Gómez, delle torture patite da uomini e donne partecipanti all'enorme mobilitazione nazionale del popolo in Resistenza, della chiusura di mezzi d’informazione, della spietata violenza con cui si trattano i giovani, dei lunghi coprifuochi e stati d’assedio che il popolo honduregno ha subito. L'OEA si fa complice del clima di massima impunità che si vive in Honduras, responsabile del fatto che da gennaio a maggio di quest’anno siano state assassinate 115 donne, in atti di femminicidio.

5. L'OEA si rende responsabile della criminalizzazione portata avanti dal regime prosecutore del colpo di stato nei confronti delle organizzazioni sociali che lottano in difesa dell'acqua, delle risorse minerarie, dei boschi e di tutti i beni della madre terra, che oggi si offrono in eventi vergognosi come Honduras is open for business, durante il quale la polizia di regime si è distinta nell’aggressione violenta agli attivisti ed a cameramen televisivi.

6. L'OEA dimostra chiaramente di essere uno strumento inutile per gli interessi del popolo, utile per l'impero della morte e per l'avidità che incoraggia i colpi di stato e successivamente li legalizza. Ci mostra la sua doppia faccia ed il fatto che non si è mai prefissa di rivoltare il golpe, bensì ha favorito i golpisti.

7. Riteniamo responsabile l'OEA e gli stati che hanno appoggiato il riconoscimento del colpo di stato in Honduras per la repressione, l'impunità, la totale vulnerabilità ed i crimini, che nel nostro paese non vengono fermati.

8. Come movimenti sociali salutiamo la coerente decisione della repubblica dell'Ecuador di non appoggiare il reintegro dell’Honduras, con cui mostra la sua forza morale, dignità e vera vocazione democratica.

9. Manifestiamo la nostra gratitudine ai popoli del mondo e facciamo loro appello a rafforzare la solidarietà col popolo honduregno, che oggi continua a vivere sotto un colpo di stato con la differenza che è stato legalizzato.

In nessuna circostanza storica noi popoli rinunciamo alla memoria delle lotte e delle ingiustizie. Respingiamo la riconciliazione basata sul dimenticare, pratica che favorisce solo l'impunità. Respingiamo la riconciliazione che appoggia il discorso ipocrita della democrazia, che è inesistente in Honduras. Eleviamo la nostra energica condanna all'OEA per la reincorporazione del regime e per questo tentativo d’umiliare la dignità delle figlie e dei figli di Lempira e Morazán.


San Salvador, 4 giugno 2011

Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras COPINH
Empresa Asociativa Unidos Venceremos del Aguan
Movimiento Campesino del Aguan MCA
Movimiento Unificado Campesino del Aguan MUCA
Juventud Popular Morazanista JPM
Colectivo Insurrección Autónoma
Asociación de Pobladores de la Península de Zacate Grande

da www.resistenze.org
fonte www.copinh.org/leer.php/7851791
Traduzione a cura di Adelina Bottero

 

 

 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

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