In India, uno spettro per tutti noi, e una resistenza in arrivo

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Negli hotel a cinque stelle sul  lungomare  di Mumbai i bambini dei ricchi lanciano gridi acuti e gioiosi  mentre giocano a nascondino. Lì vicino, al Teatro Nazionale per le Arti dello spettacolo, le persone arrivano per il Festival Letterario di Mumbai: autori famosi e persone illustri della classe dell’ex Impero Britannico. Scavalcano con destrezza  una donna sdraiata sul marciapiede con le sue scope  di betulla esposte  in vendita, i suoi due bambini  sono silhouette  sull’albero di baniano che è la loro casa.

In India è la Giornata dei bambini. Sulle pagine del quotidiano Times of India, uno studio riporta che ogni secondo c’è un bambino denutrito. Quasi due milioni di bambini al di sotto dei 5 anni muoiono ogni anno a causa di malattie evitabili come la diarrea. Di coloro che sopravvivono, la metà sono rachitici  per  mancanza di sostanze nutrienti. La percentuale nazionale di abbandono scolastico è del 40%. Statistiche come queste scorrono come un fiume permanentemente in piena. Le piccole gambe stecchite a penzoloni sull’albero di baniano ne sono una prova commovente.

Il colosso  una volta conosciuto con il nome di Bombay, è il centro della maggior parte dei commerci con l’estero,  di accordi  finanziari globali, e di ricchezza personale. Tuttavia, quando c’è  la bassa marea sul fiume Mithi, la gente è costretta a defecare nei canaletti lungo le strade. Metà della popolazione della città è senza impianti sanitari  e vive in baracche senza i servizi essenziali. Questo si è raddoppiato rispetto agli anni ’90, quando ‘l’India splendente’  (Shining India), è stata inventata da una società americana di pubblicità,  come parte del programma del partito nazionalista Hindu BJP che stava “liberando” l’economia e il “modo di vivere” dell’India.

Le barriere che proteggevano l’industria, il settore manifatturiero, e l’agricoltura sono state demolite. La Coca Cola, Pizza Hut, la Microsoft, la Monsanto e Rupert Murdoch sono entrati in quello che una volta era terreno proibito. La “crescita” illimitata era ora la misura del progresso umano che consumava sia il BJP  che il Congresso, cioè il partito dell’indipendenza. L’India splendente avrebbe raggiunto la Cina e sarebbe diventata una superpotenza, una “tigre”, e le classi medie avrebbero avuto il loro titolo adeguato in una società dove non c’era nulla di intermedio. In quanto alla maggioranza della “più grande democrazia del mondo”, avrebbero votato e sarebbero rimasti invisibili.

Per loro non c’era l’economia della tigre. L’India pubblicizzata come il paese che assalta le barricate del primo mondo era in gran parte un mito. Con questo non si nega l’ascesa dell’India a un livello preminente della tecnologia e nell’ingegneria dei computer, ma la nuova classe urbana tecnocratica è relativamente piccola e l’impatto dei suoi risultati sulle fortune della maggioranza, è trascurabile.

Quando  la rete elettrica è collassata nel 2012, lasciando 700 milioni di persone senza energia elettrica, quasi la metà aveva così poca elettricità che “a malapena se ne sono accorti”, ha scritto un osservatore. Durante le mie due recenti visite in India, le prime pagine dei giornali  vantavano il fatto   che l’India “si era imbucata nel circolo super esclusivo di chi possedeva l’ICBM (il missile balistico intercontinentale) e ha inaugurato la più grande portaerei di tutti i tempi e ha mandato un razzo su Marte: questa ultima impresa è stata  esaltata   dal governo come “un momento storico per il quale tutti dovevamo esultare”.

L’esultanza non si è sentita nelle file di  baracche fatte di carta catramata  che si vedono quando si atterra all’aeroporto internazionale di Mumbai  e in miriadi di villaggi cui è negata la tecnologia essenziale, come luce e acqua potabile. Qui la terra è la vita e il nemico è un “libero mercato rampante”. Il dominio delle multinazionali dei cereali per l’alimentazione dei semi geneticamente modificati, dei fertilizzanti e dei pesticidi ha risucchiato piccoli coltivatori in un mercato globale brutale e li ha portati ad indebitarsi e all’indigenza.  Più di 250.000 coltivatori si sono suicidati dalla metà degli anni ’90 – una cifra che forse è una frazione della verità, dato che le autorità locali  ostinatamente  le riportano come morti “accidentali”.

“Per tutta la lunghezza e la larghezza dell’India,” dice l’ambientalista Vandana Shiva, “il governo ha dichiarato guerra al suo popolo.” Usando leggi dell’epoca coloniale, la terra fertile è stata  sottratta ai coltivatori poveri 300 rupie al metro quadrato; l’hanno venduta fino a 600.000 rupie al metro quadrato. Nello stato dell’Uttar Pradesh, una nuova  superstrada  serve un nuovo distretto di lusso con strutture sportive e un circuito per le gare di Formula Uno, dopo aver eliminato 1225 villaggi. Gli agricoltori e le loro  comunità hanno reagito,  come fanno in tutta l’India; nel 2011 quattro di loro sono stati uccisi e molti sono stati feriti negli scontri con la polizia.

Per la Gran Bretagna, l’India è ora un “mercato prioritario” – per citare l’unità del governo addetta alla vendita di armi. Nel 2010, David Cameron, ha portato a Delhi i dirigenti della maggiori ditte britanniche di armi e ha firmato un contratto di 700 milioni di dollari per fornire all’India dei cacciabombardieri Hawk. Sotto forma di “aerei da a addestramento”, questi velivoli letali erano stati usati contro i villaggi di Timor Est. Questi velivoli forse sono l’unico maggior “contributo” del governo di Cameron all’India splendente.

L’opportunismo è comprensibile. L’India è diventata un modello del culto imperiale del “neo-liberalismo” – quasi ogni cosa deve essere privatizzata, liquidata. L’assalto su scala mondiale alla socialdemocrazia e la collusione dei maggiori partiti parlamentari – iniziato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna negli anni ’80 – ha prodotto in India un’antiutopia di estremi e uno spettro per tutti noi.

Mentre la democrazia di Nehru era riuscita a garantire il voto – oggi ci sono 3,2 milioni di rappresentanti eletti – non è riuscito a costruire una parvenza di giustizia sociale ed economica. La violenza diffusa contro le donne compare soltanto ora nei programmi politici in maniera  incerta. Il laicismo forse è stata la grande visione di Nehru, ma i musulmani in India rimangono la minoranza  più povera,  contro la quale si opera la maggiore discriminazione, e quella trattata in modo più brutale su tutta la terra. Secondo la Commissione Sachar del 2006, negli istituti di tecnologia di elite, 4 studenti su 100 sono musulmani, e nelle città i musulmani hanno minori possibilità di impiego regolare rispetto ai Dalit “intoccabili” e agli indigeni Adivasi. “E’ ironico”, ha scritto Kushwant Singh, che la più alta percentuale di violenza conto i musulmani e i cristiani si sia verificata in Gujarat, lo stato di nascita di Bapu Gandhi.”

Il Gujarat è lo stato di origine anche di Narendra Modi, che ha ottenuto tre vittorie consecutive come  capo di governo  BJP ed è il favorito  che manderà via  il diffidente Rahul Gandhi nelle elezioni nazionali di Maggio. Con la sua ideologia xenofoba denominata  Hindutva, Modi si rivolge direttamente agli indù spossessati  che credono che i musulmani siano dei “privilegiati”. Subito dopo essere andato al potere nel 2002, le  folle  hanno ucciso  centinaia di musulmani. Una commissione di indagine ha saputo che Modi aveva ordinato ai poliziotti di non fermare i rivoltosi, cosa che lui nega. Ammirato dai potenti industriali, Modi si vanta della più alta crescita economica in India.

Davanti a questi pericoli, la grande resistenza popolare che ha dato all’India la sua indipendenza, si sta muovendo. Lo stupro di gruppo di una studentessa di Delhi avvenuto nel 2102, ha portato un gran numero di persone nelle strade, e questo per la disillusione per l’elite politica e la rabbia per il fatto che accetti l’ingiustizia e un feudalesimo modernizzato. I movimenti popolari sono speso guidati o ispirati da donne straordinarie – come Medha Paktar, Binalaksmi Nepram, Vandana Shiva e Arundhati Roy – e dimostrano che i poveri e i vulnerabili non sono necessariamente deboli. Questo è il dono duraturo dell’India al mondo, e coloro che possiedono un potere corrotto lo ignorano a loro rischio.


da www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/in-india-a-spectre-for-us-all-and-a-resistance-coming-by-john-pilger
Traduzione di Maria Chiara Starace


 

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