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La tournée di Diliberto in Marocco

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Da tempo le varie parrocchie in cui si sono divisi i “comunisti italiani” (qui intesi in senso lato, non solo come Pdci) si disinteressano alla grande delle questioni internazionali. La lettura dei più recenti documenti congressuali lo conferma alla grande. La vecchia tradizione comunista, che imponeva di partire sempre dal generale e dunque dall’analisi della situazione internazionale, è ormai andata persa. A volte, però, i dirigenti di questi partiti effettuano qualche sortita all’estero. Non sempre nei luoghi, nei contesti e con gli interlocutori che ci si aspetterebbe. E’ questo il caso di Oliviero Diliberto, che non ha trovato di meglio che recarsi in Marocco per incontrare gli “ex comunisti” del PPS oggi al governo. Oltretutto nel momento in cui la protesta popolare comincia a toccare anche questo paese del Nord Africa, ed il Marocco vive una pesante escalation repressiva sia contro le opposizioni che contro il popolo saharawi. Sulla tournée marocchina di Diliberto pubblichiamo di seguito un articolo di Azazello, ripreso da Osservatorio internazionale per i Diritti.


Vedere la foto di Oliviero Diliberto in prima pagina sui giornali può perfino suscitare emozione, soprattutto a chi non è più giovane e sente forte la nostalgia dei bei tempi andati. Quando però si scopre che i giornali in questione non sono né il Corriere della Sera, né la Repubblica, e nemmeno il Manifesto, ma piuttosto Al Bayane, L’Opinion, Le Matin, ed altri bollettini ufficiali del regime marocchino, l’emozione del primo momento rischia di trasformarsi in qualcosa di meno gradevole.

Così la tournée marocchina di Oliviero Diliberto rischia di assomigliare a quelle che, negli anni ’70, alcuni cantanti italiani passati ormai di moda facevano in Giappone, dove c’era ancora qualcuno disposto a presentarli come vedette sulla cresta dell’onda. E infatti la MAP (nientedimeno che l’agenzia ufficiale del Regno marocchino), ha presentato il nostro addirittura con il pomposo appellativo di “Segretario Generale del PCI”, giocando sul ricordo di quando in Italia esisteva un glorioso PCI, forte di milioni di iscritti e di votanti.

Però la cosa non si risolve in un’innocua, per quanto grottesca, “operazione nostalgia”, perché il regime marocchino non fa niente per niente. Intanto va detto che Diliberto è stato invitato in Marocco dal PPS (Parti du progrès et du socialisme), considerato “partito fratello” in quanto ex Partito comunista, ma con una storia tutt’altro che nobile, dal momento che oggi fa parte del governo di un paese la cui struttura istituzionale è addirittura feudale, con tutto il potere nelle mani del Re, e che è complice della spietata repressione contro tutti gli oppositori politici, specialmente i comunisti della "Voie Démocratique" e gli indipendentisti saharawi.

E se la tournée di Diliberto è stata tanto enfatizzata dalla propaganda ufficiale è solo perché serviva al  regime marocchino per dimostrare che, nel mondo, vi è ampio consenso nei confronti del progetto marocchino di impossessamento del Sahara Occidentale. In mancanza di autentiche star disposte a farsi utilizzare in questo gioco, bisognava naturalmente accontentarsi di quelle un po’ passate, e quindi più disponibili.

Il titolo con cui il quotidiano Al Bayane (foto) ha riportato la notizia della visita dell’“illustre” ospite non consente equivoci: “L’unità nazionale è la priorità delle priorità per il Marocco”, come dire che il principale tema dell’incontro è stato quello della proposta di autonomia formulata dal Marocco per il Sahara Occidentale, verso la quale Diliberto ha espresso il suo sostegno (Da parte sua il segretario generale dei comunisti italiani ha reiterato il suo sostegno all’iniziativa marocchina di autonomia in Sahara e la sua “opposizione all’idea di separatismo e divisione nella regione”… Il SG del Partito dei comunisti italiani ha anche criticato “lo sfruttamento delle sensibilità religiose ed etniche per la creazione di micro-stati non vitali”).

Chissà se il SG dei Comunisti italiani è informato del fatto che la proposta marocchina di autonomia per il Sahara Occidentale è una formula vuota attraverso la quale il Marocco intende mantenere l’occupazione illegale del territorio; che tale occupazione viola la legalità internazionale e che nessun paese del mondo la riconosce. Chissà se è informato del fatto che il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo considerato dall’ONU come l’ultima colonia d’Africa e che la stessa ONU mantiene nel territorio una missione (la MINURSO) il cui compito è quello di consentire la realizzazione di un referendum di autodeterminazione che consenta al popolo saharawi di scegliere tra indipendenza (che è cosa diversa dalla fumosa “autonomia” con cui il Marocco vuole imbrogliare le acque) e integrazione.

Chissà se il SG dei Comunisti italiani è informato del fatto che il Marocco esercita una sanguinosa repressione sui militanti della pacifica intifada saharawi per l’indipendenza, repressione ultimamente condannata anche dal Parlamento Europeo con una mozione a larga maggioranza.

Chissà se il SG dei Comunisti italiani è informato del fatto che gran parte dei militanti della Federazione della Sinistra, della quale attualmente egli riveste il ruolo di portavoce, sono impegnati nella solidarietà col popolo saharawi e la sua lotta per l’indipendenza.

Non sarebbe male se il SG dei Comunisti italiani chiarisse pubblicamente che cosa è realmente successo durante la sua tournée marocchina, se le posizioni espresse rappresentano il suo reale pensiero (in contrasto con le posizioni della Federazione che rappresenta e del principio – che dovrebbe essere sacro per un comunista – del diritto dei popoli all’autodeterminazione) o se esse siano state strumentalizzate e manipolate. E, magari, facesse autocritica. Perché il SG dei Comunisti italiani dovrebbe sapere che farsi usare inconsapevolmente é, per un dirigente politico, forse ancora più grave che essere complice.

Si avvicina il tempo in cui il SG dei Comunisti italiani potrà infine (perfino lui) riposarsi dalle fatiche della politica, dedicandosi a sane passeggiate e leggendo il giornale nei giardini pubblici, insieme agli altri pensionati. Lo immaginiamo già raccontare al vicino di panchina che un tempo è stato il SG dei Comunisti italiani, e immaginiamo il vicino rispondere, scuotendo il capo: “Sì, sì e io sono Napoleone”.

 
da Osservatorio internazionale per i Diritti

 

 

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