Il vertice continentale dei popoli originari di Abya Yala

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Riceviamo dalla Fondazione Neno Zanchetta, e volentieri pubblichiamo, un commento al Vertice indigeno americano, di cui abbiamo dato già notizia, seguito dal Manifesto conclusivo dell’incontro.
Il IV vertice indigeno americano si è tenuto a Puno (Perù) dal 27 al 31 maggio. Pochi giorni dopo, il 4 giugno, l’esercito e la polizia peruviana hanno compiuto una strage, uccidendo decine di manifestanti indigeni che protestavano contro la distruzione della foresta amazzonica, autorizzata dal governo di Alan Garcia per permettere lo sfruttamento petrolifero ed agricolo di quel territorio.

Quel che è successo nella Selva Peruviana è la dimostrazione più evidente della centralità della lotta indigena contro la distruzione e la contaminazione del proprio spazio vitale.
A maggior ragione ci sembrano importanti le conclusioni del vertice di Puno di cui diamo notizia di seguito.


IL VERTICE CONTINENTALE DEI POPOLI ORIGINARI DI ABYA YALA


Il mito delle origini del popolo Inka narra che il primo Inca Manco Capac e sua moglie Mama Occllo, emersi dal Lago Titicaca sull’isola del Sole, al centro del lago, approdarono poi sulla terra ferma da dove iniziarono il loro cammino per fondare la città di Qosco (Cusco) da dove iniziarono l’espansione di uno dei più potenti imperi che la storia ricordi.

Da qui il forte valore simbolico della scelta della città di Puno, sulle rive del lago, come sede del IV vertice dei superstiti popoli originari di Abya Yala, dove, dal 27 al 31 maggio scorso si sono dati appuntamento circa 6.500 loro rappresentanti provenienti da 22 paesi, con la presenza di un rappresentante del popolo africano dei Masai, preannunciante la speranza di allargamento futuro del vertice ai popoli “indigeni” di altri continenti.

I 5 giorni sono stati scanditi dal succedersi del I Vertice continentale delle donne indigene, del II Vertice della gioventù indigena (niñez  e joventud) e infine del IV Vertice dei popoli di Abya Yala. Un vertice complesso e articolato e che ha sottoposto ad un certo sforzo, a causa dell’altitudine sfiorante i 4.000 mt sul mare, i partecipanti non andini, senza però pregiudicare una partecipazione attiva e appassionata ai lavori.

14 i tavoli tematici di discussione a partire dall’ obbiettivo già esposto nel manifesto convocatorio:
La terra di Abya Yala  si scuote per l’irruzione di un attore politico rimasto occultato per secoli: il movimento indigeno del continente avanza nella sua articolazione. Tre Vertici continentali riuniti successivamente in Messico, Ecuador e Guatemala, hanno consentito questo avanzamento. Dal 27 al 31 maggio 2009 la città di Puno, sulle rive della Paqarina Mayor della Cultura Andina, il lago Titicaca, alla frontiera con la Bolivia, sarà sede del IV Vertice continentale dei Popoli e delle Nazionalità indigene di Abya Yala. Le voci originarie del continente si uniranno in un atto comune di rivalorizzazione della Madre Terra. Ormai siamo passati dalla resistenza alla costruzione del potere, abbiamo dimostrato di avere proposte per la sopravvivenza di tutta l’umanità. Noi Popoli e Nazionalità indigene rivalorizziamo le nostre radici per lanciarci uniti verso un futuro di Buen Vivir per tutti e per tutte.

Già nella presentazione a gennaio scorso del manifesto del Vertice Miguel Palacin, il leader del coordinamento delle organizzazioni indigene andine (CAOI), aveva detto: “Cosa chiedono i popoli indigeni? Quale è l’asse comune delle nostre lotte? Vogliamo riscattare dalle nostre radici le pratiche e i valori ancestrali di equità, complementarietà e reciprocità fra gli esseri umani e la Madre Natura. Vogliamo un’economia per soddisfare le necessità di tutti e non solo l’avarizia di pochi. In una parola: vogliamo il ‘buen vivir’, non solo per i popoli indigeni ma per tutta l’Umanità. […] Non vogliamo ‘prendere’ il potere bensì ‘costruirlo dal basso, da ogni comunità, con autorità che comandino obbedendo.”

Questi obbiettivi, e le preoccupazioni sulle sorti della Madre Naturaleza sono stati al centro del dibattito, con la consapevolezza di una profonda diversità fra la cosmovisione indigena e quella occidentale, oggi dominante, riassunta nel documento conclusivo con l’espressione: La terra non ci appartiene. Noi apparteniamo ad essa! Un rovesciamento di paradigma avente origini millenarie e su cui sembra difficile trovare un compromesso.

Ma oggi la cosmovisione occidentale, che sembrava aver vinto definitivamente, è in profonda crisi, mentre il mondo amerindio, che sembrava destinato ad essere definitivamente cancellato dalla storia, sta orgogliosamente riscoprendo le proprie radici e rivendicando la propria dignità, dando piena attualità alla domanda riecheggiante il titolo di un libro di Giulio Girardi, acuto e appassionato osservatore delle cose latinoamericane : Gli esclusi costruiranno la nuova storia?
     
Sono gli esclusi di ieri e ancora di oggi che prendono l’iniziativa politica, permettendosi di convocare un Foro sulla Crisi della civiltà occidentale per il marzo 2010 nel centro simbolico dell’identità indigena, la capitale dell’impero Inca del Cusco.

Avendo partecipato ai due precedenti Vertici (Quito, 2004 e Iximché, 2006) non posso non restare stupito dal cammino percorso in questi pochi anni dai popoli di Abya Yala ed il passaggio consapevole da una prospettiva prevalentemente interna di rinascita e di affermazione dei propri diritti ad una propositività a tutto campo che emerge chiaramente dal Manifesto di Mama Quta Titikaka approvato al termine di un lungo confronto, alle ore 13 del 31 maggio 2009, esattamente all’ora prevista.

Vorrei sottolineare come questo Manifesto non sia sceso dall’alto, come spesso accade, ma realmente cresciuto dal basso, a partire dalle sintesi emerse dal Vertice delle donne e dai 14 tavoli di lavoro, rielaborate nelle lunghe ore delle due sedute pre-plenarie e infine sottoposto punto per punto all’approvazione della plenaria, che ha con puntiglio apportato variazioni o integrazioni fino al momento della lettura finale. In particolare la modifica del punto riguardante l’Amazzonia peruviana, dove da mesi gli indigeni sono in agitazione e dove da 48 giorni sono passati al “paro” (sciopero generale, con occupazione di strade e edifici pubblici). Una loro nutrita rappresentanza ha chiesto ed ottenuto che l’assemblea, che aveva deciso per mercoledì 4 uno sciopero nazionale di solidarietà, dichiarasse non il “paro” bensì il “levantamiento” (stato di ribellione). Il governo, che già aveva dichiarato lo stato di emergenza nella regione, ha risposto duramente, con il risultato, appunto mercoledì 4, di 32 morti e decine di feriti.

Il salto di qualità degli obbiettivi e della proposte operative appare chiaro dalla lettura del Manifesto, una analisi più dettagliata del quale rimandiamo ad un momento successivo. Due punti vorrei però sottolineare:

- l’inconciliabilità profonda, senza se e senza ma, fra la prospettiva capitalista della mercificazione dei beni naturali (terra, acqua, boschi etc) e quella indigena, di appartenenza ad essa
- l’assoluta coerenza nella costruzione dal basso di una alternativa globale che salvi il pianeta dal disastro in atto
Sono questi due paradigmi a fare oggi la differenza fra civiltà e barbarie, rovesciandone l’attribuzione corrente alle due opposte cosmovisioni.

Colpisce poi la mole di impegni assunti da qui al prossimo Vertice che si terrà nel 2011 in Bolivia:


- l’organizzazione di una giornata mondiale per la Madre Terra da tenersi il prossimo  12 ottobre contro la mercantilizzazione della vita, l’inquinamento e la criminalizzazione dei movimenti indigeni e sociali
- l’organizzazione di un Vertice alternativo in difesa della Madre Terra durante la Convenzione sul cambiamento climatico di Copenhagen del dicembre prossimo dove, ricordiamo, una presenza ufficiale di una rappresentante i popoli amerindi è stata rifiutata dagli organizzatori
- la costituzione di un Tribunale per la giustizia climatica che giudichi le imprese transnazionali e i governi complici nel depredare la Madre Natura e i Beni comuni come primo passo verso una Corte Internazionale per i Delitti ambientali
- l’organizzazione, nella città di Cusco dal 26 al 28 marzo 2010, di un Foro sulla crisi della civiltà occidentale e sulla decolonizzazione
- la costituzione di un Coordinamento dei  Popoli e delle Nazionalità indigene di Abya Yala, dando continuità al processo di costruzione dal basso verso l’alto, che vigili sull’Organizzazione degli Stati Americani e sull’Organizzazione delle Nazioni Unite per superare la sua subordinazione al potere imperiale e per costruire l’Organizzazione delle Nazioni unite di Abya Yala e del Mondo
- infine una globalizzazione delle lotte indigene attraverso la realizzazione del I Vertice della Comunicazione indigena nel 2011 nel Cauca, in Colombia; il I Vertice indigeno dell’acqua; il I Vertice dei Comunicatori indigeni; il II Vertice Continentale delle donne indigene nel 2011 nel quadro del V Vertice dei popoli indigeni

Politicamente risalta l’impegno a “ricostituire i nostri territori ancestrali come fonte della nostra identità, spiritualità, storia e futuro” affermando che “i popoli e i loro territori sono una identità inscindibile”.
Risulta perciò chiaro perché il rapporto di una delle strutture della Cia, nel documento “Tendenze globali 2020”, identifichi nei popoli indigeni il maggior ostacolo al proseguimento delle politiche neoliberiste in America latina.

Non voglio correre il rischio di idealizzare il mondo indigeno come perfetto e il suo percorso come magistrale. So bene quali divisioni lo attraversino, incoraggiate dalla strategia praticata fin dalla conquista da parte di attori esterni, talora consapevoli e talaltra semplicemente irresponsabili e portatori di progetti ambigui ancorché benintenzionati. La preoccupazione per queste divisioni, spontanee o indotte, è certo all’origine del  forte appello all’unità di Humberto Cholango, un giovane leader di forte spessore, presidente della ecuadoriana Ecuarunari, cui è stato conferito il compito del discorso di chiusura del Vertice. Prendo però atto del momento magico che il mondo indigeno amerindio sta vivendo e delle prospettive che esso apre anche a noi, e dico con convinzione: grazie, fratelli indigeni, che state conducendo le vostre lotte secondo logiche di non violenza efficace e proponendo come punto di arrivo un “reincontro” di civiltà e non un semplice rovesciamento dei rapporti di forza fra dominatori e dominati di turno.

     
DICHIARAZIONE DI MAMA QUTA TITIKAKA

Dal 2 al 16 ottobre mobilitazione generale in difesa della Madre Terra e dei Popoli !

Riuniti della Paqarina Mayor del lago Mama Qota Titikaka, noi 6.500 delegati delle organizzazioni rappresentative dei popoli indigeni originari di 22 paesi di Abya Yala e dei popoli fratelli di Africa, Stati Uniti, Canadà, Circolo Polare e altre parti del mondo e con la partecipazione di 500 osservatori di diversi movimenti sociali, decidiamo quanto segue:

Proclamare che siamo di fronte ad una profonda crisi della civiltà occidentale capitalista nella quale si intrecciano la crisi ambientale, energetica, culturale, di esclusione sociale, alimentare, espressioni del fallimento dell’eurocentrismo e della modernità colonialista nata dall’etnocidio e che ora conduce l’umanità intera verso il sacrificio.

Offrire un’alternativa di vita di fronte alla civiltà della morte recuperando le nostre radici per proiettarci verso il futuro, con i nostri principi e pratiche di equilibrio fra gli uomini, le donne, la Madre Terra, spiritualità, culture e popoli che definiamo Buen Vivir / Vivir Bien. Una diversità di migliaia di civiltà con più di 40mila anni di storia che furono invase e colonizzate da coloro che, appena cinque secoli dopo ci stanno conducendo verso il suicidio planetario. Difendere la sovranità alimentare, priorizzando le coltivazioni originarie, il consumo locale e le economie comunitarie. Dare mandato affinché le nostre organizzazioni approfondiscano le nostre strategie del Buen Vivir e le esercitino nei nostri governi comunitari.

Costruire stati plurinazionali comunitari fondati sull’autogoverno e la libera determinazione dei popoli, la ricostituzione dei territori e nazioni originarie. Con sistemi legislativi, giudiziari, elettorali e politiche pubbliche interculturali, rappresentazione politica come popoli senza mediazione di partiti politici. Lottare per nuove costituzioni in tutti quei paesi che ancora non riconoscono la plurinazionalità. Stati plurinazionali non solo per i popoli indigeni ma per tutti gli esclusi. Per tutti tutto facendo un appello ai movimenti sociali e agli attori sociali per un dialogo interculturale, rispettoso e orizzontale, che superi verticalismi e esclusioni.

Ricostituire i nostri territori ancestrali come fonte della nostra identità, spiritualità, storia e futuro. I popoli e i loro territori sono una unità. Respingere tutte le forme di parcellizzazione, privatizzazione, concessione, depredazione e contaminazione da parte delle industrie estrattive. Esigere la consultazione e l’assenso preventivo, libero e informato, pubblico, nella propria lingua, in buona fede, attraverso le organizzazioni rappresentative dei nostri popoli, non solo dei singoli progetti ma di ogni politica e normativa di sviluppo nazionale. Esigere la depenalizzazione della foglia della coca.

Ratificare il 12 ottobre l’organizzazione della Minga(1)/Mobilitazione Globale in difesa della Madre Terra e dei popoli, contro la mercantilizzazione della vita (terra, foreste, acqua, mari, agrocombustibili, debito estero), contaminazione (transnazionali minerarie, istituzioni finanziarie internazionali, transgenici, pesticidi, consumi tossici) e criminalizzazione dei movimenti indigeni e sociali.

Costituire un Tribunale per la Giustizia climatica che giudichi le imprese transnazionali e i governi complici nel depredare la Madre Natura, nel saccheggiare i nostri beni naturali, nel rifiutare i nostri diritti, come primo passo verso una Corte Internazionale per i Delitti ambientali.

Organizzare nel 2009, nell’ambito degli accordi sul Cambiamento climatico di Copenhagen, un Vertice alternativo in difesa della Madre terra per intervenire sull’ecatombe climatica con misure effettive, quali il consolidamento dei territori indigeni, il buen vivir , la consultazione e l’assenso preventivo assunti come strategia per salvare il pianeta.

Affrontare la criminalizzazione dell’esercizio dei nostri diritti, la militarizzazione, la presenza di basi militari straniere, i trasferimenti forzati e i genocidi dei nostri popoli attraverso alleanze e una ampia mobilitazione per l’amnistia di tutti i nostri leaders e dirigenti processati e incarcerati, in particolare per quanti lottano per la libertà e la vita, nelle carceri degli Stati uniti e del mondo. Sostenere e ampliare le denunzie presentate di fronte alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani e al Comitato per la  eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni unite. Promuovere il giudizio internazionale per il governi di Colombia, Perù e Cile; il governo di Alvaro Uribe Vélez per il genocidio dei popoli indigeni colombiani; lo Stato cileno per l’applicazione della legge antiterrorismo e per la persecuzione delle richieste mapuche, i crimini verso i leaders mapuche e la militarizzazione del Wallmapu; Alan Garcia per l’auto-colpo di stato legislativo dei 102 decreti a favore del Trattato di libero commercio (con gli Stati uniti ndt) per privatizzare i territori indigeni e i più di 1000 leaders perseguiti e condannati.

Rafforzare i nostri diritti esigendo che si dia rango di Legge nazionale alla Dichiarazione sui Diritti dei popoli indigeni delle Nazioni unite, seguendo l’esempio di Bolivia, Australia e Messico, Venezuela fra gli altri. Questo include il diritto alla comunicazione dei popoli indigeni. Se Barack Obama intende fare cambiamenti al disastro imperiale deve iniziare da casa propria e approvare come legge degli Stati uniti la dichiarazione Onu sui popoli indigeni.

Mobilitare le nostre organizzazioni in difesa della lotta dei popoli indigeni dell’Amazzonia peruviana contro le norme di privatizzazione dei suoi territori e dei beni naturali. La loro lotta è la nostra. Organizzare nella prima settimana di giugno piantoni di fronte alle ambasciate del Perù in ognuno dei nostri paesi esigendo soluzioni invece di repressione per i nostri fratelli. In questo senso le organizzazioni indigene e contadine del Perù proclamano una immediata Sollevazione nazionale dei popoli del Perù nel giugno del 2009 per la derogatoria dei decreti anti-indigeni nel Tlc con gli Stati uniti.

Respingere i Trattati di Libero commercio con Stati uniti, Europa, Canadà, Cina e altri paesi, con le nostre economie in frantumi, come nuove catene di sottomissione dei popoli e saccheggio della Madre Terra. Respingiamo le manovre dell’Unione europea assieme ai dittatori del Perù e della Colombia per distruggere la Comunità andina e imporre il Tlc.

Mobilitare le nostre organizzazioni e i movimenti sociali dei nostri paesi a difesa del processo di decolonizzazione iniziato in Bolivia, respingere i tentativi golpisti, separatisti, razzisti e magnicidi dell’oligarchia locale e dell’impero nordamericano. Respingere gli asili politici concessi dal governo peruviano ai genocidi boliviani. Pertanto decidiamo di realizzare la V Cumbre dei Popoli Indigeni di Abya Yala nel 2011 nel Qollasuyu / Bolivia.

Rafforzare i nostri sistemi educativi interculturali bilingui e di sanità indigena per avanzare nella decolonizzazione del sapere e, in particolare, combattere la biopirateria difendendo il nostro regime specifico di patrimonio intellettuale di carattere collettivo e transgenerazionale proprio dei popoli indigeni.

Appoggiare la lotta dei popoli del mondo contro i poteri imperiali, ciò che implica la fine del blocco a Cuba, l’uscita di Israele dai territori palestinesi, i diritti collettivi, fra gli altri, dei popoli Masai, Mohawk, Shoshoni, same, Curdo, Catalano e Basco.

Costruire paradigmi di vita alternativi alla crisi della civiltà occidentale e della sua modernità coloniale attraverso un Foro sulla Crisi della civiltà occidentale, Decolonizzazione, Buen vivir, fra gli altri, da realizzarsi nella città di Cusco dal 26 al 28 marzo 2010.

Globalizzare le nostre lotte attraverso la realizzazione del I Vertice della Comunicazione indigena nel 2001 nel Cauca, in Colombia; il I Vertice indigeno dell’acqua; il Vertice dei Comunicatori indigeni; il II Vertice Continentale delle donne indigene nel 2011 nel quadro del V Vertice dei popoli indigeni.

Costituire il Coordinamento dei Popoli e delle Nazionalità indigene di Abya Yala, dando continuità al processo di costruzione dal basso verso l’alto, formando commissioni di donne, adolescenti, ragazzi, bambini e comunicatori indigeni e in particolare l’articolazione regionale nel Nordamerica. Coordinamento che vigili sull’Organizzazione degli Stati Americani e sull’Organizzazione delle Nazioni Unite per superare la sua subordinazione al potere imperiale e, non essendoci, costruire l’Organizzazione delle Nazioni unite di Abya Yala e del Mondo.

La terra non ci appartiene. Noi apparteniamo ad essa. Il condor e l’aquila volano nuovamente uniti !

Mama Quta Titikaka, 31 maggio 2009

 

Note:

1 Lavoro collettivo secondo le tradizioni indigene.

 

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