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Euro: disastro per l'Italia (lo dicono i tedeschi)

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CON L’EURO, NEL PERIODO 1999-2017, OGNI ITALIANO HA PERSO CIRCA 73.600 EURO E L’ECONOMIA NAZIONALE NEL SUO INSIEME HA ACCUMULATO PERDITE PER COMPLESSIVI 4.325 MILIARDI DI EURO.
Un importante articolo di Fabio LUGANO è stato pubblicato su “Scenari Economici”: scioccante ricerca del Cep: ogni italiano ha perso 73.600 euro con l’introduzione dell’euro e su Youtube: Euro-Truffa: Italia e Germania dopo 20 anni.

L’articolo in questione riprende un importante studio del Cep – “Centre for European Policy”, con sede a Friburgo (Germania). Il Cep è un gruppo di esperti di politica europea della fondazione senza scopo di lucro Stiftung Ordnungspolitik. E’ un centro di eccellenza indipendente per l'esame, l'analisi e la valutazione della politica della UE. Lo studio è stato effettuato dal Dr. Matthias KULLAS, capo del Dipartimento di economia e politica fiscale, e Alessandro GASPAROTTI, analista politico presso il Dipartimento di economia e politica fiscale.

Nello studio è stato calcolato quale è stato l’incremento o il decremento di reddito dovuto all’Euro per diversi Stati Eurozona e pro capite nell’anno 2017 e nel periodo dal 1999 (anno in cui furono adottati i cambi fissi) al 2017. I risultati sono a dir poco disastrosi per Italia e Francia mentre, invece, risultano estremamente positivi per Germania e Olanda, come risulta dalle seguenti tabelle e relativi commenti ripresi e tradotti dall’articolo del Cep, di cui si riportano alcuni passi principali:

Per ciascuno dei paesi esaminati della zona euro, la tabella 1 indica in euro quanto più alto o più basso il loro PIL pro-capite sarebbe stato nel 2017 (colonna 2) e nel complesso (colonna 3), se non avessero introdotto l'euro.
Nel 2017 solo la Germania e i Paesi Bassi hanno guadagnato dall’Euro.

In Germania, il PIL è aumentato di € 280 miliardi e il PIL pro capite di € 3.390.

L'Italia ha perso di più. Senza l'euro, il PIL italiano sarebbe stato più alto di 530 miliardi di euro, che corrisponde a 8.756 euro pro capite.

Anche in Francia l'euro ha comportato significative perdite di benessere per 374 miliardi di euro complessivi, che corrisponde a € 5.570 pro capite.

La tabella 2 mostra gli effetti dell'introduzione dell'euro sulla prosperità, pro capite (colonna 2) e nel complesso (colonna 3), per l'intero periodo dall'anno dell'introduzione - 1999 in tutti i paesi, tranne la Grecia (dal 2001 al 2017).




In Italia, quindi, l'introduzione dell'euro ha comportato un calo della prosperità di circa 74.000 euro pro capite o 4,3 trilioni di euro per l'economia nel suo insieme, nel periodo 1999-2017.

Per la Francia, la perdita è pari a quasi € 56.000 pro capite o € 3.6 trilioni rispettivamente.

La Germania ha conseguito un aumento della prosperità di € 23.000 pro capite e € 1.9 trilioni rispettivamente.

Il fatto che gli effetti dell'euro sulla prosperità in Grecia siano ancora positivi si spiega perché la Grecia ha guadagnato enormemente dall'euro nei primi anni dopo la sua introduzione. Questo è cambiato nel 2011 dopo la bolla, creata negli anni precedenti, scoppiata nel 2009. Da allora, l'euro ha avuto un’influenza negativa sulla prosperità greca.
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Conclusione: ad eccezione del 2004 e del 2005, la Germania ha beneficiato ogni anno dell’introduzione dell'euro, soprattutto dopo la crisi dell'euro nel 2011. Nel periodo 1999 - 2017, l'euro ha portato ad un aumento della prosperità in Germania di € 1.9 trilioni complessivi o € 23.116 pro capite.

Quindi, tra i paesi esaminati, la Germania ha guadagnato di più dall'euro.







Conclusione: in nessun altro paese di quelli esaminati l'euro ha portato a perdite così elevate di prosperità come in Italia. Le perdite sostenute dall'introduzione dell'euro ammontano a 4,3 trilioni di euro complessivi o 73.605 euro pro capite. Ciò è dovuto al fatto che il PIL pro capite italiano è rimasto stagnante dall'introduzione dell’euro.

L'Italia non ha ancora trovato un modo per diventare competitivo all'interno dell'eurozona. Nei decenni prima dell'introduzione dell'euro, l'Italia svalutava regolarmente la propria valuta per questo scopo. Dopo il introduzione dell'euro ciò non fu più possibile. Invece, erano necessarie riforme strutturali. La Spagna mostra come le riforme strutturali possono invertire la tendenza negativa di perdite sempre crescenti nella prosperità.


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Qualche commento a questi dati impressionanti. Senza queste perdite annuali, pro capite e complessive, quale sarebbe stato ora il PIL dell’Italia, ma anche l’occupazione, il reddito delle famiglie, il livello dei servizi pubblici, delle infrastrutture, della cura del territorio, della ricerca, ecc.? Sicuramente come PIL non avremmo raggiunto il Giappone (PIL 2017 = $ 4.872 Mld), ma forse la Germania si, considerati anche i vantaggi di cui ha beneficiato con l’euro (PIL 2017 = $ 3.677 Mld). Il PIL dell’Italia nel 2017 è stato di $ 1.935 Mld (€ 1.725 Mld).

Qui è disponibile un grafico, molto significativo, sull’andamento della bilancia commerciale dell’Italia e della Germania 16 anni prima e 16 anni dopo l’entrata in vigore dell’euro nel 2002 (dal sitowww.ernestopreatoni.com). I danni prodotti dall’euro sono stati così gravi e duraturi che sembra quasi che l’Italia ha combattuto e perso una terza guerra mondiale.

Poi c’è il capitolo delle “riforme strutturali”, un argomento che sta molto a cuore a Mario Draghi (guarda caso). Lo studio del Cep, nel commentare i dati dell’Italia, definisce la Spagna un paese virtuoso perché avrebbe attuato “le riforme”, a differenza dell’Italia. Ma alla Spagna, dopo la crisi del 2008, è stato consentito di effettuare dei deficit mostruosi: 11% nel 2009, e poi in media il 10% nei 3 anni successivi (fino al 2012), senza disdegnare il 7 – 6 - 5,3 e 4,5% dal 2013 al 2016. Cioè le manovre strutturali della Spagna sono stati i deficit elevati, guarda caso proprio quelli che servirebbero ora all’Italia. Qualcuno potrebbe obiettare che la Spagna nel 2008 aveva un DP al 35%, molto basso, quindi poteva aumentarlo senza problemi (ora infatti è intorno al 100% del PIL). Una logica molto strana: se uno Stato sta bene ha diritto a stare meglio, mentre se uno Stato ha problemi seri non può fare nulla e deve, anzi, scivolare rapidamente verso il fallimento e, soprattutto, verso la svendita dei suoi beni alle élite finanziarie ed economiche. Sembra proprio che nella UE domini la logica degli avvoltoi.

La svalutazione della moneta non è una furbizia, come molti vogliono far credere, ma un adeguamento monetario assolutamente opportuno e legittimo nei rapporti commerciali con l’estero. E’ come mettere un dazio sulle importazioni e il volano alle esportazioni. In uno Stato sovrano che vuole tutelare gli interessi nazionali è una misura del tutto appropriata e legittima. E’ per questo che la Germania e la Francia ci tenevano tanto a farci entrare nell’euro, per legarci le mani dietro la schiena. E i nostri inqualificabili politici dell’epoca glielo hanno pure consentito. Ma per fare le svalutazioni competitive occorre avere la MONETA SOVRANA, da introdurre subito, visti gli effetti nefasti dell’euro.
 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

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