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Le Tigri Tamil verso la disfatta?

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Era il gennaio 2007 quando il cessate il fuoco siglato nel 2002 tra il governo dello Sri Lanka e le Tigri Tamil (LTTE) venne definitivamente cancellato. Le forze regolari sinhalesi, dopo anni di umilianti sconfitte, conquistarono la roccaforte tamil di Vakarai. Quella che poteva sembrare una delle tante pagine della trentennale guerra civile risulterà invece essere uno vero e propro tornante. Da allora, sospinte dalla determinazione revanchista e sciovinista del presidente-falco Mahinda Rajapaksa, le truppe regolari sinhalesi, pur facendo fronte ad un’accanita resistenza, saranno in grado di avanzare in maniera costante e inarrestabile.

 

L’avanzata dell’esercito era accompagna da una sbornia nazionalista senza precedenti. Le opposizioni venivano silenziate, chiunque osasse proclamarsi, non simpatizzante delle Tigri, ma anche solo fautore dei diritti nazionali della minoranza Tamil, veniva tacciato di essere fiancheggiatore del “terrorismo”. La comunità internazionale, seguendo le direttive di Bush per cui il LTTE (Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam) era considerata una tra le più pericolose organizazioni terroristiche, lasciava fare, non alzò un dito contro un governo che dopo varie provocazioni aveva violato il cessate il fuoco. Tanto bastava a Mahinda Rajapaksa, forte dell’assistenza militare diretta di Cina e Pakistan (come del semaforo verde dell’India), per procedere nella sua sanguinosa offensiva, un’offensiva che costerà la vita a decine di migliaia di civili tamil innocenti.

 

Nel gennaio scorso, dopo mesi di asprissime battaglie, l’avanzata dell’esercito dello Sri Lanka toccava il suo apice con la conquista di alcune storiche roccaforti della guerriglia tamil. In rapida successione cadevano la capitale Tamil Kilinochchi, la penisola di Jaffna. Toccava poi alla cittadina di Mullaittivu. Il 3 febbraio veniva preso il rifugio di Prabhakaran.
Il presidente Rajapaksa in preda all’euforia, esultava e annunciava, che la “battaglia finale“ per sterminare le Tigri è oramai iniziata, il tutto in barba alle pressioni delle Nazioni Unite che chiedevano l’apertura di corridoi umanitari e un cessate il fuoco per dare scampo alle centiniaia di migliaia di civili in fuga.
La “battaglia finale“ annunciata da Rajapaksa, battaglia che secondo le sue parole non sarebbe durata che alcuni giorni, è invece ancora in corso. Nonostante le pesantissime sconfitte, sacche di resistenza delle Tigri sono sparse in varie zone del nord-est del paese. Quel che più conta è che migliaia di guerriglieri tamil, agli ordini di Prabackaran, nonostante siano accerchiati da tutti i lati, stanno resistendo in questi giorni con una tenacia straordinaria, in quella stretta striscia di terra tra il mare e la laguna di Nanthi Kadal.

 

Come l’esercito sinhalese intenda espugnare quest’ultimo bastione guerrigliero viene denunciato in questi giorni non solo da numerose organizzazioni umanitarie (impedite a portare aiuto alle popolazioni civili inermi) ma dalle stesse agenzie delle Nazioni Unite le quali, con tanto di immagini satellitari, mostrano gli effetti devastanti dei bombardamenti indiscriminati da terra, da aria e da mare. Decine di migliaia di profughi affamati sono intrappolati, periscono sotto il fuoco dell’artiglieria. Le autorità sinhalesi non hanno alcuna intenzione di assecondare la richiesta dell’ONU di un cessate il fuoco umanitario, giustificano il bagno di sangue in corso sostenendo che la responsabilità è delle Tigri che “usano i civili come scudi umani”. Accusa che, con prove alla mano, varie agenzie umanitarie hanno smentito e smascherato come una cinica menzogna.
Non nascondiamo che il nostro cuore pulsa e batte a favore dei guerriglieri, della loro resistenza che, ne siamo certi, rimarrà scolpita nella memoria del popolo Tamil, come un valoroso esempio di eroismo e patriottismo.

 

Gli errori compiuti dalle Tigri nel corso della loro indomita lotta indipendentista, spesso anche gravi errori (attacchi terroristici indiscriminati, sostegno politico all’UNP, ovvero alla destra storica dello Sri Lanka, settarismo cieco verso le altre organizzazioni nazionali Tamil), nulla tolgono al fatto che la loro causa è giusta, che essi hanno interpretato la legittima aspirazione della minoranza Tamil all’emancipazione nazionale e sociale. Anche ove la guerriglia capeggiata dal LTTE venga schiacciata (le dichiarazioni che giungono dalla sacca dove i guerriglieri stanno resistendo confermano che essi combatteranno fino all’ultimo uomo) non per questo i Tamil cesseranno la loro lotta, che riprenderà nelle forme e coi mezzi che la situazione storica permetterà loro.
La vergogna accompagnerà invece come un’ombra quelle forze della sinistra sinhalese e tamil che in questi anni non solo non sono state capaci di difendere il diritto dei Tamil all’autodeterminazione, ma che in questi anni si sono accodate al presidente-macellaio Rajapaksa, hanno inneggiato alla vittoria sui “terroristi” e, facendosi scudo della sacralità “dell’unità della patria”, continuano proprio in questi giorni a salutare “l’eroico esercito dello Sri Lanka, indifferenti alle stragi e ai crimini che esso sta compiendo.

 

 

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