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Non di solo gas si tratta

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La partita tra Mosca e Kiev
Sbaglieremmo di grosso a considerare lo scontro in atto tra Russia ed Ucraina come una semplice questione di gas, gasdotti e prezzi, regolabile tramite accordi commerciali tra le ditte in questione: la Gazprom russa da un lato, la Naftogaz Ukraini dall’altro.

Se di semplice contenzioso commerciale si trattasse la diatriba sarebbe stata risolta da tempo. Ma così non è, dato che la questione investe l’insieme dei rapporti bilaterali Mosca-Kiev, ma anche quelli tra la Russia e la UE e tra l’Ucraina e la UE, con sullo sfondo la questione – congelata, ma non cancellata – dell’ingresso di Kiev nella Nato.
Lo scontro in corso è in realtà solo un tassello di una partita geopolitica ben più vasta. Una partita che non si gioca solo tra stati, ma anche all’interno dell’Ucraina dove fortissimo è l’attrito tra lo schieramento filo-atlantico capeggiato dal presidente Viktor Yushchenko e quello filo-russo guidato dal Partito delle Regioni.
Negli ultimi mesi la stessa coalizione filo-occidentale è entrata in crisi, con la premier Yulia Tymoshenko che ha teso a riavvicinarsi a Mosca, entrando così in conflitto con il vecchio alleato Yushchenko.

 

La trattativa in corso ha dunque diversi risvolti. Yushchenko ha provato a resistere a Medvedev facendo appello all’Europa. Ma alla rottura delle trattative – pare anche con un diktat alla Tymoshenko, alla quale sarebbe stato impedito di recarsi a Mosca – hanno fatto seguito segni di apertura, fino alla sibillina dichiarazione di ambienti presidenziali secondo cui l’accordo verrebbe trovato entro il 7 gennaio.
Intanto, però, alle 10 locali della mattina di Capodanno i russi hanno chiuso i rubinetti e l’Ucraina ha iniziato ad attingere alle proprie scorte, per un quantitativo giornaliero di 200 milioni di metri cubi. Nel frattempo il gas ha continuato a scorrere dalla Russia all’Europa occidentale attraverso l’Ucraina. La prima mano di questa partita è stata dunque vinta dal Cremlino. Alle minacce di attingere direttamente dai gasdotti diretti ad ovest (come avvenne nella precedente crisi di tre anni fa), sembra che questa volta non sia seguito alcun prelievo. Anzi, lo stesso Yushchenko ha dovuto assicurare ieri che “il gas russo potrà continuare a passare sul suo territorio verso l’Europa”.
Evidentemente le pressioni di Bruxelles si sono fatte sentire, ed il duro “arancione” di Kiev appare in seria difficoltà.

 

Solo i prossimi giorni ci diranno qualcosa di più.
In termini economici la questione è semplice. Attualmente l’Ucraina paga il gas ad un prezzo nettamente inferiore a quello dei clienti dell’Europa occidentale, per l’esattezza 179,50 dollari contro i 418 dollari di quello che è considerato il normale “prezzo di mercato”. Il 2 ottobre scorso le due parti avevano raggiunto un accordo che prevedeva il mantenimento di uno sconto del 30% nel 2009, del 20% nel 2010, mentre dal 2011 il prezzo avrebbe dovuto essere pagato per intero.
Tutto era però condizionato al pagamento del debito di 2,1 miliardi di dollari che Kiev deve saldare a Gazprom. Ed è stato proprio questo mancato pagamento ad innescare la crisi attuale. Se da una parte l’Ucraina naviga economicamente in pessime acque, dall’altra Mosca (che ha anch’essa le sue difficoltà) cerca di capitalizzare il vantaggio strategico acquisito con la breve guerra georgiana. Come spesso avviene, economia e geopolitica si intrecciano e si compenetrano.
Se l’energia è una delle armi di Putin, la collocazione geostrategica è quella preferita dal presidente ucraino, che si è affermato politicamente solo grazie al massiccio sostegno occidentale ed in particolare americano. Oggi che l’impero è in crisi i suoi avamposti traballano, quello ucraino più degli altri.
Lo scontro non finirà con la vertenza sul prezzo del gas, ma la sua conclusione fornirà comunque alcune indicazioni utili. Al momento il duo Putin-Medvedev pare sicuro del fatto suo, ma l’obiettivo del riassorbimento dell’Ucraina nella propria orbita di influenza politica ed economica appare ancora lontano, e gli Usa non staranno a guardare. Una cosa però è certa: nel conflitto riaccesosi negli ultimi tempi tra Mosca e Washington la partita sul futuro dell’Ucraina appare la più importante. Di sicuro la più immediata e la più carica di risvolti simbolici oltre che strategici.

 

La Redazione

 

 

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