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Europa

Una vita a credito

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La Repubblica dell’8 ottobre ha pubblicato un interessante articolo di Zygmunt Bauman sulla gigantesca crisi finanziaria in atto.
Una crisi che vede lo sbando delle élite politiche ed economiche, che non sanno fare altro che rassicurare un’opinione pubblica intossicata da 30 anni di liberismo e di mercatismo.
Molto spesso sono garanzie assolutamente ridicole, come quelle annunciate dal governo Berlusconi, garanzie virtuali che possono reggere qualche piccolo crack, non certo far fronte ad un collasso generalizzato del settore creditizio come quello che si determinerebbe se davvero gli italiani si presentassero in massa a ritirare conti e depositi.

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MORALES SULLA DIRETTIVA EUROPEA SULL'IMMIGRAZIONE

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Morales sulla questione della direttiva europea sull'immigrazione

MINISTERIO DE RELACIONES EXTERIORES Y CULTOEMBAJADA DE BOLIVIA EN ITALIA

SULLA ¨DIRETTIVA RIMPATRIO¨

Sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa fu un continente d’emigranti.
Decine di milioni di europei partirono verso l’America per colonizzare, sfuggire alla miseria, alle crisi finanziere, alle guerre, ai totalitarismi europei ad alle persecuzioni inflitte minoranze etniche.
Oggi, sto seguendo con molta preoccupazione il processo d’approvazione della cosi detta “direttiva rimpatrio”. Il testo convalidato, il passato 5 giugno per dai Ministri degli interni dei 27 paesi dell’Unione Europea, dovrà essere sottoposto al voto del Parlamento Europeo il 18 giugno. Ho l’impressione che questa direttiva indurisca in maniera drastica le condizioni di detenzione e d’espulsione degli emigranti senza documenti, indipendentemente dal loro tempo di permanenza nei paesi europei, dalla loro condizione lavorativa, dai loro legami familiari, dalla loro volontà d’integrazione e dal raggiungimento della stessa.
Gli Europei giunsero in massa nei paesi latino americani ed in America settentrionale, senza visto e senza alcuna condizione imposta dalle autorità. Furono sempre i benvenuti e continuano ad esserlo, all’ interno dei nostri paesi del Continente Americano, che assorbirono la miseria economica dell’Europa e le sue crisi politiche.Vennero al nostro Continente a sfruttare le ricchezze locali e trasferirle in Europa, con altissimo costo per le popolazioni originarie d’America. Come nel caso del nostro “Cerro Rico” di Potosi e delle sue favolose miniere d’argento che permetterò di dare massa monetaria al Continente Europeo dal secolo XVI fino allo XIX. Le persone, i beni ed i diritti degli migranti europei furono sempre rispettati.
Oggi l’Unione Europea é la destinazione principale degli emigranti di tutto il mondo, fatto questo, dovuto alla sua immagine positiva di spazio di prosperità e di libertà pubbliche. La stragrande maggioranza degli migranti giunge nell’Unione Europea per contribuire questa prosperità, non per approfittarsi. Svolgono i lavori delle opere pubbliche della costruzione, nei servizi delle persone e negli ospitali, lavori che non vogliono svolgere gli europei. Contribuiscono al dinamismo demografico del continente europeo, a mantenere le relazioni tra attivi e inattivi che fanno possibili i suoi generosi sistemi di sicurezza sociale e fanno diventare dinamico il mercato interno e la coesione sociale. I migranti offrono una soluzione ai problemi demografici e finanzieri dell’UE.
Per noi, i nostri migranti rappresentano l’aiuto allo sviluppo che gli Europei non ci concedono, dato che ben pochi paesi raggiungono realmente il minimo obbiettivo dal 0,7% dal suo interno lordo nell’aiuto allo sviluppo. America Latina ha ricevuto nel 2006, 68.000 milioni di dollari in bonifici, in altre parole più del totale degli investimenti stranieri nei nostri paesi. A livello mondiale raggiungono 300.000 milioni di dollari, che superano i 104.000 milioni concessi per la cooperazione allo sviluppo Il mio paese, la Bolivia, ricevette rimesse superiori al 10% del proprio PIL (1.100 milioni di dollari) e pari a un terzo delle nostre esportazioni annuali di gas.
Questo significa che i flussi migratori sono benefici tanto per gli Europei ed in maniera marginale per noi del Terzo Mondo, dal momento che allo stesso tempo perdiamo contingenti di mano d’opera qualificata formata da milioni di persone nelle quali i nostri Stati, benché poveri, hanno investito in una forma o nell’altra importanti risorse umane e finanziarie.Purtroppo, il progetto di “direttiva rimpatrio” complica terribilmente questa realtà. Si
concepiamo che ogni Stato o gruppi di Stati possono definire le loro politiche migratorie in piena sovranità, non possiamo accettare che i diritti fondamentali delle persone siano negati ai nostri compatrioti e fratelli latinoamericani. La “direttiva ritorno” prevede la possibilità d’un scarceramento dei migranti indocumentati fino a 18 mesi prima della loro espulsione o “allontanamento”, secondo il termine della direttiva. !18 mesi! !Senza giudizio ne giustizia! Tale come esiste oggi il progetto di testo della Direttiva, viola chiaramente gli articoli 2, 3, 5, 6,7,8 e 9 della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani del 1948. Ed in particolare l’articolo 13 della Dichiarazione
dice:
1. “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i
confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di
ritornare nel proprio paese.”
Ed il peggio di tutto esiste anche la possibilità di incarcerare a madri di famiglia ed i minori d’età, senza prendere in considerazione la loro situazione familiare o scolastica, in questi centri d’internamento che come sappiamo occorrono depressioni, scioperi della fame, suicidi . Com’e posiamo accettare senza reagire che siano concentrati in campi compatriote e fratelli latinoamericani senza documenti tra i quali la gran maggioranza sta da anni lavorando ed integrandosi? Da che parte sta oggigiorno il dovere di ingerenza umanitaria? Dove risiede la libertà di circolare e la protezione contro le detenzioni arbitrarie?Allo stesso tempo l’Unione Europea cerca di convincere alla Comunità Andina delle Nazioni (Bolivia, Colombia, Ecuador e Peru) a firmare un “Accordo d’Associazione” che nella suo terzo pilastro un Trattato di Libero Commercio, la cui natura ed il cui contenuto sono uguali a quelli imposti dagli Stati Uniti. Siamo sottoposti ad una grande pressione da parte della Commissione Europea affinché vengano accettate condizioni di profonda liberalizzazione del commercio, dei servizi finanziari, della proprietà intellettuale e dei nostri servizi pubblici. Inoltre, a titolo della “protezione giuridica” siamo sottoposti a continue pressioni a causa del processo di nazionalizzazione dell’acqua, del gas e delle telecomunicazioni realizzato durante la giornata mondiale dei lavoratori. Chiedo, in questo caso: dove risiede la “sicurezza giuridica” per le nostre donne, gli adolescenti, i bambini ed i lavoratori che cercano orizzonti migliori in Europa?
Promuovere la liberta della circolazione di merce e delle finanze mentre di fronte vediamo incarceramenti senza giudizio per i nostri fratelli che cercano di circolare liberamente. Quello e negare i fondamenti della liberta e dei diritti democratici.
A queste condizioni, nel caso in cui la “direttiva rimpatrio” venga approvata, ci troveremmo nell’impossibilità etica di approfondire le negoziazioni con l’Unione Europea e ci riserviamo il diritto di applicare nei confronti dei cittadini europei le stesse obbligazioni in materia di visti che vengono imposte a noi boliviani dal primo di aprile 2007, sulla base del principio diplomatico della reciprocità. Non lo abbiamo esercitato fino ad ora nell’intento d’attendere giustamente dei segnali positivi da parte dell’Unione Europea.Il mondo, i suoi continenti, i suoi oceani ed i suoi poli conoscono importanti difficoltà globali: il riscaldamento climatico, l’inquinamento, la sparizione lenta ma sicura delle risorse energetiche e delle biodiversità mentre allo stesso tempo aumentano la fame e la povertà in tutti i paesi, rendendo più fragili le nostre società. Fare degli emigranti, con o senza documenti, i capri espiatori di questi problemi globali non é una soluzione.Non corrisponde a nessuna realtà. I problemi di coesione sociale che soffre l’Europa non sono imputabili agli emigranti ma sono il frutto del modello di sviluppo imposto dal Nord, che distrugge il pianeta e smembra le società umane.A nome del popolo Boliviano, di tutti i miei fratelli del continente e delle regioni del
mondo quali il Maghreb ed i paesi africani, mi appello alla coscienza dei leaders e dei
deputati europei, dei popoli, dei cittadini e degli attivisti d’Europa, affinché il testo della
“direttiva rimpatrio” non venga approvato. La direttiva, così come la conosciamo oggi, é una direttiva della vergogna. Invito anche l’Unione Europea a elaborare nei prossimi mesi una politica sull’immigrazione rispettosa dei diritti umani, che permetta il mantenimento di questo dinamismo vantaggioso per entrambi i continenti e che onori, una volta per tutte, il tremendo debito storico, economico ed ecologico che i paesi europei hanno con la maggior parte del terzo mondo, affinché chiuda, una buona volta, le vene ancora aperte dell’America Latina. Oggi, non potete fallire nelle vostre “politiche di integrazione” così come avete fallito nella vostra pretesa “missione civilizzatrice” al tempo delle colonie.
Ricevete tutti voi, autorità, europarlamentari, compagne e compagni i saluti fraterni dalla Bolivia. Ed in particolare modo la nostra solidarietà a tutti i “clandestini”.

Evo Morales AymaPresidente della Repubblica

GIUGNO 2008

 

IRLANDA: BREVI NOTE SUL REFERENDUM

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IRLANDA

Brevi note sull'esito del referendum

 

Può un paese di poco più di 4 milioni di abitanti incidere seriamente sulle sorti di una Unione Europea che ne conta quasi 500?

Posta così la risposta sembra ovvia: non può. Non può per ragioni di peso dicono i realisti, non può per ragioni “democratiche” dicono i politicamente corretti. In ogni caso non può.

Le reazioni al 53% di no al Trattato di Lisbona provenienti dall’isola verde vanno tutte del resto in questo senso. Sarkozy e Merkel in testa, tutti a sostenere che “si deve andare avanti”. Lo impone l’economia e non solo.

In Italia, diviso il governo a causa della posizione della Lega, è toccato al solerte Napolitano suonare le trombe dell’andare avanti escludendo chi non ci sta.

Leggo dalla Reuters:

"E' l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea - ha detto Napolitano in una nota - lasciandone fuori chi, nonostante impegni solennemente sottoscritti, minaccia di bloccarla". Avanti dunque con “chi ci sta”. Già: ma chi ci sta?Nel 2005 i referendum in Francia e Olanda bocciarono la costituzione europea, dopo di che il democraticissimo europeismo delle oligarchie disse no ad altri referendum, onde evitare la piena e poter predisporre il nuovo imbroglio di Lisbona. Questa volta su 27 democraticissimi paesi europei solo uno (e tra i più piccoli) ha optato per il voto popolare, ed è arrivato un altro no. Come già in Francia ed in Olanda, anche in Irlanda il blocco dominante (maggiori forze politiche, potere economico, media) era schierato all’unisono per il sì. Eppure, come nel 2005, hanno perso. Un risultato per niente inficiato dall’astensionismo. In primo luogo perché in Irlanda l’astensionismo è di norma assai alto, in secondo luogo – e principalmente - perché il Trattato di Lisbona è complicatissimo, che se il suo contenuto fosse stato più chiaro molte persone che si sono astenute avrebbero votato no.La dimostrazione di ciò sta nella rimonta del no nel corso della campagna elettorale, dopo che all’inizio la vittoria del sì veniva data per sicura. Insomma, mano a mano che i termini della questione si delineavano un po’ meglio il sì perdeva terreno, fino alla sconfitta di giovedì. Cosa accadrà ora? Certamente le oligarchie europee vorranno andare comunque avanti. Nonostante gli enormi mezzi di cui dispongono non hanno mai dimostrato di avere il consenso elettorale in nessun paese, ma come al solito se ne fregheranno. D’altronde non esiste un fronte del no continentale in grado di rilanciare la battaglia. Non esiste neppure in Francia e questo la dice lunga. Se questo fronte esistesse, la parola d’ordine dovrebbe essere quella del referendum dappertutto: in Gran Bretagna, dove questa opzione viene lasciata in mano ai conservatori (e tutti sanno che vincerebbe il no), in Italia dove l’antieuropeismo pare coltivato solo dalla Lega. Ma un fronte del no non esiste e gli eurocrati avranno di nuovo buon gioco a rilanciare. Lo faranno, però, sempre più deboli, sempre meno convincenti. Ma lo faranno. A quando una bella campagna contro l’Unione Europea? In Irlanda si è visto il peso della questione sociale (il no ha vinto nei distretti operai e nelle campagne) e di quello della politica militare, sulla quale il Trattato di Lisbona impone impegno e compattezza anche ai paesi neutrali. Non può essere questo un concreto terreno di azione per la costruzione dell’opposizione anche in Italia? Pensiamoci.

14 giugno 2008

 
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Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

GLI INTERVENTI VIDEO-FILMATI DEL CONVEGNO DI CHIANCIANO TERME

# SEMINARIO ECONOMISTI
«Oltre l'euro, per andare dove?»

- Lo spot di apertura del Convegno
- L'introduzione di Pasquinelli
- La prolusione di E. Screpanti

# TAVOLA ROTONDA
«Quale società per il futuro»

- L'intervento di Ernesto Screpanti
- L'intervento di Giorgio Cremaschi
- L'intervento di Norberto Fragiacomo
- L'intervento di Claudio Martini
- L'intervento di Moreno Pasquinelli

# LE REPLICHE
- Moreno Pasquinelli

# FORUM
«La sinistra, la crisi, l'alternativa»

Introduzione di Nello De Bellis
- Diego Fusaro
- Francesca Donato
- Valerio Colombo
- Marino Badiale
- Ugo Boghetta
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