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Un caso di apartheid politico in Europa

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Le elezioni regionali nel Paese Basco

di Maria Grazia Ardizzone

 

Domenica prossima nella parte del Paese Basco situata in Spagna si svolgeranno le elezioni per il Parlamento regionale che, a sua volta, dovrà esprimere un governo.

Il panorama è caratterizzato, prima di tutto, dall’assenza di liste riconducibili alla sinistra patriottica (abertzale), verso la quale è stato messo in atto un vero e proprio apartheid politico.
Infatti, in virtù della Legge sui Partiti Politici - approvata dal Parlamento spagnolo nel 2002 con voto favorevole di socialisti e popolari -  che ha messo fuori legge tutte le formazioni espressione di questa sinistra, qualificate “braccio politico" dell’ETA e quindi organizzazioni terroriste, le liste in questione sono state escluse dalla competizione elettorale. Ma i militanti, come vedremo, non si sono affatto dati per vinti nemmeno questa volta, nonostante tutte le persecuzioni subite a partire dal 2002, così parossistiche da essere arrivate  perfino alla chiusura di circoli ricreativi e all’arresto dei loro animatori.

 

Alcune informazioni per avere un sintetico quadro della situazione politica del Paese.
Il Partito Nazionale Basco – PNV, che da circa dieci anni ha la maggioranza relativa, esprime il Lehendakari (una sorta di Presidente della giunta regionale) e governa in coalizione con due formazioni autonomiste, ora accarezza l’idea di un governo regionale in coalizione con il Partito Socialista Spagnolo del Paese Basco – PSE-EE, mandando così decisamente in soffitta la questione dell’autodeterminazione del Paese. Infatti per il PSE-EE la lealtà alla Costituzione, l’unità e l’integrità territoriale della Spagna sono del tutto fuori discussione.
A sua volta Eusko Alkartasuna – EA, fino ad ora principale alleato del PNV, a queste elezioni non si è presentato in coalizione appunto con il PNV perché quest’ultimo ha ostacolato ogni aspirazione di più marcata autonomia dal governo spagnolo. Però EA non esclude affatto un appoggio esterno ad un nuovo governo a guida PNV.

 

Nel complesso, tutti i partiti ammessi alla competizione, compresi quelli autonomisti o addirittura sedicenti “soberanisti”, hanno eluso la questione cruciale dell’autodeterminazione del popolo basco in vista di una possibile indipendenza, strettamente connessa alla possibilità di dar vita ad un modello sociale ed economico alternativo al capitalismo.
Il denominatore comune di tutti i competitori ammessi è l’annientamento dell’ETA e di tutte le organizzazioni politiche indipendentiste e anticapitaliste.
Per il resto abbondano programmi tipo “liste della spesa”, perlopiù finalizzati a contrastare la crisi economico – finanziaria dentro il quadro del capitalismo globalizzato; il ritornello più frequente è “Ricerca, Sviluppo, Innovazione Tecnologica”. Il massimo concesso alle rivendicazioni autonomiste è la questione del bilinguismo, ancora non realizzato in barba alla maggioranza basca.

 

Nessuna voce si è levata contro l’apartheid politico a base di arresti, pestaggi e sanzioni pecuniarie che magistratura, polizia spagnola e polizia basca (l’Ertzaintza) hanno allestito contro queste organizzazioni. Che però non si sono affatto perse d’animo e, pur formalmente escluse, hanno dato via a Democrazia 3 Milioni – D3M e stanno svolgendo una vera e propria campagna elettorale organizzando comizi, distribuendo volantini, affiggendo manifesti e usando internet, contrastando quindi con le unghie e con i denti il cordone sanitario con cui hanno cercato di isolarle al fine di strozzarle.
La campagna invita tutti a votare indicando nella scheda il D3M: tali voti formalmente saranno pure nulli e privi di rilevanza ai fini della distribuzione dei seggi e della composizione del governo regionale. Ma non saranno pochi e peseranno.

 

 

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