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Il bluff di Macron e le illusioni dei macronisti italiani

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Intervistato su LA STAMPA di ieri, Mario Monti, capofila dell'agonizzante "partito tedesco", mette in guardia i macro-entusiasti italiani a non farsi troppe illusioni: Parigi non si alleerà con Roma contro Berlino; non ci sarà da parte tedesca alcuna deroga alle politiche austeritarie, tantomeno accetterà politiche espansive basate sulla spesa pubblica.

Anzi, afferma Monti, Macron sarà obbligato a fare quelle "riforme" — leggi attacco ai diritti ed ai salari dei lavoratori, privatizzazioni e tagli alla spesa — che Hollande non ha fatto fino in fondo. Ovvero: Macron sarà costretto a rinsaldare, come del resto ha lasciato intendere appena usciti i risultati delle urne, l'asse carolingio con la Germania.

Danilo Taino sul Corriere della Sera del 10 maggio cita una battuta emblematica del numero due di Wolfgang Schäuble, Jens Spahn: "Né l'Eurozona né la Francia soffrono di troppo poco debito". Come dire, la Francia deve ridurre il suo disavanzo dei conti pubblici che nel 2016 era al 3,6% sul Pil, e fare come la Germania, che ha invece un avanzo dello 0.8% (vedi tabella accanto).

Macron sa molto bene, infatti, che la Germania non gli concederà le stesse ampie deroghe già concesse a Hollande. Ora che lo spauracchio della Le Pen al potere è stato allontanato, la Francia... "deve fare i compiti a casa": abbassare il deficit e tagliare la spesa pubblica statale — in particolare quella per le pensioni, il sistema sanitario, le sovvenzioni a chi è disoccupato — quindi procedere a dosi massicce di privatizzazioni dell'ancor potente settore in mano pubblica.

Macron ha vinto le presidenziali promettendo ai francesi che andrà in Europa a battere i pugni sul tavolo. Un renzismo all'italiana, se volete, rafforzato da una certa vanagloria nazionalistica tipica d'Oltralpe. In campagna elettorale, ad esempio, egli ha accennato agli "eurobond", uno stratagemma tecno-finanziario per condividere i rischi del debito nella zona euro. Ebbene, sia la Merkel che Schäuble, ma pure il candidato socialdemocratico alla cancellera Martin Schulz, hanno risposto picche: politiche espansive basate su aumento di deficit e debiti pubblici sono escluse.

Macron, sempre in campagna elettorale, ha poi invitato Berlino, come possiamo dirla, a fare la madre di tutte le riforme nella zona euro: porre fine all'eccesso di surplus commerciale della Germania. Apriti cielo! Anche in questo caso, all'unisono, han risposto con un sonoro no la Merkel, Schäuble, ed anche in questo caso il socialdemocratico  Martin Schulz.

I tedeschi hanno risposto no anche alla più modesta proposta di Macron del cosiddetto "Buy European Act", regole per favorire le produzioni europee rispetto a quelle estere. Risposte tedesca? Niet! Essi, testardi come sono, hanno anzi ribadito di voler  fare il contrario, riaprire i negoziati per implementare il famigerato Ttip, la partnership commerciale transtlantica.

In cambio, si fa per dire, la Germania vorrebbe condividere l'ombrello nucleare francese, magari con una base francese in territorio tedesco. Tutto ovviamente all'interno della NATO. Un'idea che nei fatti implica, sul piano delicatissimo della difesa, un'ulteriore limitazione della sovranità francese.

Tutto indica insomma che per Macron saranno tempi duri. Non ci vorrà molto tempo ai francesi per capire che egli non spezzerà la catena che lega l'alta finanza francese (che rappresenta) con la potente macchina economica tedesca. Non ci vorrà molto tempo affinché il sul bluff sia smascherato.

Tempi duri, per questo faccendiere, tanto più perché dovrà fare i conti con una generale acutizzazione dei conflitti sociali. Vedi il caso eclatante degli operai della fabbrica Creuse, nel centro della Francia [vedi foto sopra]. Essi hanno occupato lo stabilimento minando la fabbrica con bombole di gas: «Le hanno appese ai "bomboloni" della fabbrica, l'esplosione di una provocherebbe pesantissime conseguenze. Gli operai, 279 in tutto, rischiano di perdere il lavoro per la chiusura ormai imminente dello stabilimento che per anni ha preso lavori in subappalto da Psa (Peugeot e Citroen) e Renault». [la repubblica dell'11 maggio]




 

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