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Il partito tedesco si da la zappa sui piedi

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Com'è evidente le élite dominanti, forti del loro predominio economico, tengono stretto, per difendere quello politico, il loro monopolio sui mezzi di informazione.

Certo, alcune cose sono cambiate con l'arrivo di internet, ma resta che per manipolare l'opinione pubblica, decisivo è il possesso delle principali testate giornalistiche, delle più grandi case editrici, quindi dei grandi canali televisivi.

Fateci caso, come nelle banche, nella finanza e nelle grandi aziende, anche in quello dell'informazione il sistema inossidabile è quello delle porte girevoli: c'è una ristretta cupola di ottimati, di prescelti, a cui vengono sistematicamente assegnati i posti apicali. Si tratta di una vera e propria aristocrazia autoperpetuantesi di tipo feudale, una cupola massonica alla quale si accede solo ed esclusivamente per cooptazione.

Guardate ad esempio ai cosiddetti opinion makers o opinion leaders, in particolare quelli che scrivono gli editoriali su quotidiani come il Corriere della sera, Repubblica, ecc.

Da decenni sono sempre loro, con qualche new entry per sopperire al turn over. E da decenni stile e discorsi sono i medesimi. Lo stile è sapienziale, pontificale, politicamente corretto, tipico di chi, pur essendo partigiano, si camuffa volendo far credere di essere al di sopra delle parti. Allo scopo i toni sono spesso di biasimo verso "la politica". Perché? Perché, e qui veniamo al loro discorso, che è sempre quello, ci vuole più liberalismo, o meglio, liberismo.

Uno di questi casi è Ferruccio De Bortoli, l'icona stessa del solone liberale.

Prendiamo il suo ultimo editoriale L'Europa che riparte (e ci illude) pubblicato sul CORRIERE DELLA SERA di ieri. Una insipida paternale europeista con tanto di sospiro di sollievo per quello che chiama riflusso dei diversi "sovranismi nazionalisti e populisti". Salvo allarmarsi per l'esecrabile "neogollismo" di Macron e per il rischio che il voto del 15 in Austria ridia fiato ai... "populisti". Lo spettro del "populismo" che s'aggira per l'Occidente, è il fattore che mette ansia a lorsignori.

E qual è per questi signori il katechon, l'elemento che trattiene e ostacola il dilagare dei populismi e dei nazionalismi? Tenetevi sulla sedia: la Merkel.

«L'attenzione è ora tutta rivolta al voto tedesco del 24 settembre che vede favorita per un quarto mandato la cancelliera Angela Merkel. L'europa non corre rischi.»
Tante volte abbiamo parlato del "Partito tedesco" all'interno dell'élite italiana (QUI e QUI ad esempio). Eccone una prova. Ai tempi della "guerra fredda", quando la minaccia era il comunismo, il 90% dell'establishment italiano era intruppata nel "partito americano", gli USA erano considerati il paese guida. Col collasso dell'URSS e la scomparsa dello spauracchio comunista, quindi il contestuale avanzamento dell'Unione europea, lentamente ma inesorabilmente la Germania ha rimpiazzato gli Stati Uniti come paese guida. In campo dottrinario l'ordoliberismo ha sostituito il liberismo anglosassone.

Verrebbe da dire, parafrasando Mao, che il "partito tedesco si da la zappa sui piedi". Se la da proprio pensando che la Merkel, ovvero la supremazia tedesca, sia la garanzia per salvare l'Unione europea dal collasso.

Una sciocchezza colossale! E' vero esattamente il contrario. La spinta imperialistica ed espansionistica della Germania, la sua ossessione ad imporre urbi et orbi politiche ordoliberiste, è ciò che alimenta populismi e nazionalismi e che spinge l'Unione sull'orlo del baratro.

Come sempre nella storia europea, quello dell'imperialismo tedesco è un dominio senza egemonia, destinato a suscitare resistenze che alla fine l'hanno sempre spuntata.


 

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