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Las Vegas

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Il diritto di possedere un fucile semiautomatico Ar-15
Alcune riflessioni sulla società americana e le sue stragi


Il massacro di Las Vegas evidenzia la disonestà intellettuale della lobby per i «diritti della pistola», che ha falsificato la storia del secondo emendamento. Molti politici pretendono di rispettare rigorosamente la Costituzione statunitense quando invece stanno semplicemente falsificando il documento fondatore per scopi affaristici.

Sulla scia della fucilazione di massa del 1 ottobre a Las Vegas, dove Stephen Paddock durante un festival di musica country ha assassinato 59 persone e ferito più di 500, ci viene detto che il motivo per cui gli Stati Uniti non possono fare nulla per fermare questo tipo di carneficina è il «diritto di portare le armi», sancito dal secondo emendamento.

Destra e Sinistra affermano che i Padri Fondatori volevano una popolazione armata in modo che la gente potesse eventualmente ribellarsi contro la Repubblica, creata dalla Costituzione statunitense. Sarebbe stata quindi la tutela di un diritto individuale, contro lo strapotere dello stato. Ma i Firmatari della Costituzione del 1787 e gli autori del Bill of Rights nel Primo Congresso del 1789 non avevano assolutamente tale intenzione.

Infatti l’obiettivo del secondo emendamento era quello di promuovere milizie statali per il mantenimento dell’ordine, in un momento di disordini politici, di potenziali rivolte di schiavi e di nativi americani alle frontiere. Insomma lo scopo immediato era quello di ottenere una «sicurezza» statale nel momento in cui si instaurava la  nuova forma di governo repubblicana nel Paese. Il secondo emendamento infatti recita: «Essendo necessaria, alla sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben regolamentata, non potrà essere infranto il diritto dei cittadini di detenere e portare armi».

Il possesso di un’arma da parte delle milizie cittadine, durante gli anni delle grandi colonizzazioni europee, era l’unico strumento che gli statunitensi avessero per difendere territori, case e famiglie. Se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali è tuttavia questione di acceso dibattito. Le Corti hanno interpretato il suo significato in diversi casi giudiziari sin dal 1900.

In altre parole è chiaro che il secondo emendamento è stato emanato in modo che ciascun Stato avesse il diritto specifico di formare «una milizia ben regolamentata», per abbattere disordini armati e proteggere la propria sicurezza.

I federalisti temevano che la loro nuova creazione, una repubblica costituzionale in un’epoca di monarchie, fosse minacciata dal potenziale di caos violento, dato che la democrazia era un concetto largamente sconosciuto.

Quindi, i Framers cercavano un sistema politico che riflettesse la volontà dei cittadini (la Camera dei Rappresentanti), ma in un quadro che controllava le tensioni pubbliche (il Senato e altri controlli e bilanci). In altre parole, la Costituzione ha cercato di sedare le controversie politiche fra vari interessi e doveva garantire la «tranquillità domestica», come spiegato nel preambolo stesso.

Uno dei primi usi delle nuove milizie statali formate col secondo emendamento, era servito per esempio al presidente Washington per condurre una forza di miliziani contro la «Whiskey Rebellion», una rivolta fiscale nella Pennsylvania occidentale nel 1794.

Fu un sollevamento popolare iniziato nel 1791 e terminato in una vera e propria insurrezione a Washington. Venne attuata dai coloni dei monti Appalachi che protestavano per l’istituzione di una accisa su liquori e bevande distillate. Questa tassa era stata promulgata come legge dal presidente George Washington. Nel Sud poi, una delle ragioni principali di una milizia era quella di riunire i bianchi armati per difendersi dal pericolo di rivolte degli schiavi.

Il secondo emendamento quindi aveva lo scopo di mantenere l’ordine pubblico, anche un ordine ingiusto, piuttosto che sollecitare  gli oppressi a prendere armi contro il governo. Quest’ultima idea è stata una reinterpretazione moderna, una distorsione della storia.

I revisionisti invece hanno trasformato il significato dei commenti provocatori di Thomas Jefferson, da una citazione di una lettera del 1787 che criticava la Costituzione per le sue disposizioni sul comandante in capo.

Jefferson aveva sostenuto che la violenza, come la ribellione di Shays, avrebbe dovuto essere accolta. Scrisse: «L’albero della libertà deve essere rinfrescato di volta in volta con il sangue dei patrioti e dei tiranni. È la concia naturale».

La Convenzione di Filadelfia si era riunita tra il maggio ed il settembre 1787 a Filadelfia, allo scopo di riformare gli Articoli della Confederazione. I delegati erano in totale 55 e provenivano da tutti i 13 Stati tranne il Rhode Island, che si era rifiutato di inviarne. Tra di essi c’erano Benjamin Franklin, George Washington, James Madison e Alexander Hamilton (spiccava l’assenza di Thomas Jefferson, che in quel periodo si trovava in Francia e di John Adams in missione in Gran Bretagna).

Ma gli Articoli della Confederazione erano sempre più criticati perché prevedevano un legislativo federale eccessivamente debole. Il Congresso, infatti, non poteva controllare i commerci tra gli Stati (per cui si venne a creare una serie di leggi tributarie e di tariffe in conflitto tra di loro), i quali prendevano il governo centrale con tale leggerezza che i loro rappresentanti erano spesso assenti e la legislatura nazionale veniva di frequente bloccata, anche su questioni marginali, a causa della mancanza di un quorum. Il Congresso, inoltre, dipendeva totalmente dai loro finanziamenti (in quanto non poteva riscuotere autonomamente le tasse) e non fu in grado di pagare il debito estero ed i soldati impegnati a combattere contro gli indiani.

La necessità di riformare le istituzioni federali spinse quindi ad organizzare una convenzione interstatale ad Annapolis, nel settembre 1786, ma ad essa parteciparono solo cinque Stati; si decise, quindi, di istituirne un’altra per la primavera successiva, da tenersi a Filadelfia, in Pennsylvania.

Il successo di quest’ultima dipese in buona parte dalla ribellione di Shays nel Massachusetts, cioè nell’attacco di un arsenale da parte di un gruppo di contadini schiacciati dai debiti e dalle tasse. Dopo qualche mese la rivolta fu faticosamente sedata, ma ciò che fece scalpore era che, nonostante la sicurezza del Massachusetts fosse in grave pericolo, il Congresso non poteva intervenire in quanto la cosa non era di sua competenza. Quest’evento creò più di tutti la consapevolezza della necessità di una riforma.

Jefferson poi era un ipocrita di livello mondiale, che raramente credeva in quello che stava dicendo o scrivendo. Aveva espresso parole nobili come «tutti gli uomini sono creati uguali, … dotati, dal loro Creatore, con certi diritti inalienabili, tra questi quali la vita, la libertà e la ricerca della felicità», in realtà era uno schiavista impenitente, che aveva violentato numerosi schiavi.

Anche lui non era mai disposto a rischiare il proprio sangue, come fosse quel «concime naturale» di libertà. Durante la guerra rivoluzionaria quando Benedict Arnold guidò una forza di lealisti contro Richmond, Jefferson, che era allora governatore della Virginia, fuggì dalla capitale sul cavallo più veloce che avesse potuto trovare. Più tardi, quando la cavalleria britannica si avvicinò a Charlottesville e alla sua casa di Monticello, Jefferson nuovamente riprese a scappare. In altre parole, Jefferson rappresentò il primo «falco» col coraggio di un «pollo», cioè uno che  sosteneva con forza il militarismo, ma appena possibile se la svignava.

E comunque non era stato un delegato alla Convenzione Costituzionale, né aveva fatto parte del primo congresso, che aveva prodotto il secondo emendamento, quindi non era stato direttamente coinvolto. In altre parole, è un errore storico citare Jefferson quando si vuol dimostrare ciò che i Framers intendevano dire con la Costituzione e il Bill of Rights.

Per molti anni la Corte suprema degli Stati Uniti ha interpretato il secondo emendamento come un diritto collettivo, permettendo agli americani di partecipare ad una «milizia ben regolata», non un diritto individuale per comprare le armi più spettacolari o nascondere un arsenale militare nel seminterrato.

Tuttavia, negli ultimi decenni, dato il potere ipnotico della narrazione falsificata sull’immaginazione umana, il diritto americano è stato riscritto, spacciando per vero un illusionismo politicamente conveniente. Quella storia fasulla ha dato origine all’immagine dei Framers come radicali rivoluzionari, dei Leon Trotsky del Settecento, che incoraggiavano la ribellione armata contro la propria repubblica. Anziché persone che credevano nello stato di diritto e nell’ordine sociale, i Framers erano intesi come governanti che volevano che i cittadini potessero sparare alla polizia americana, ai soldati, ai rappresentanti eletti e ai funzionari governativi come esponenti della «tirannia».

Negli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900 invece furono i redneck a sognare una resistenza armata contro il governo federale tirannico, in quanto imponeva leggi sull’integrazione razziale e altre ipotetiche violazioni sui diritti degli stati, tanto che la contestazione culminò nell’episodio di Oklahoma City del 1995, dove morirono 168 persone (tra cui 19 bambini) e ne rimasero ferite 680. Fu il più sanguinoso attentato terroristico entro i confini degli Stati Uniti prima del 9/11. Un camion imbottito di nitrometano liquido esplose contro un edificio nel centro della città.

Timothy McVeigh, veterano della guerra del Golfo, venne riconosciuto colpevole: processato e condannato alla pena di morte, fu giustiziato l’11 giugno 2001 tramite iniezione letale.

Fino al 2008, i giuristi repubblicani avevano una maggioranza nella Corte Suprema e potevano quindi falsificare migliaia di precedenti legali e dichiarare che il secondo emendamento aveva stabilito un diritto individuale per gli americani a possedere armi. La sentenza della Corte Suprema ha poi effettivamente «convalidato» la storia così artefatta del diritto.

Tanto che anche democratici come Barack Obama o Joe Biden non hanno mai contraddetto il sacrosanto diritto sancito dal seconda emendamento, che avrebbe permesso agli americani di sfilare in pubblico con pistole sui fianchi e fucili automatici incollati sulle spalle.

Così, quasi ogni persona instabile può caricarsi di armi, introdursi in un bar, in un posto di lavoro, in una chiesa, in una scuola o in un hotel di Las Vegas, e mirare alle persone quasi fossero obiettivi di Call of Duty. Dunque il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità è stato superato dal diritto di possedere un fucile semiautomatico Ar-15, che grazie ad un marchingegno acquistabile online si trasforma poi in una mitragliatrice, in grado di sparare 700 colpi al minuto.

Fingere che questo fosse l’intento dei Framers della Costituzione, o l’obiettivo del primo Congresso, è intellettualmente disonesto. La parola «diritto» poi appare solo 14 volte in tutta la Costituzione attuale (inclusi i due diritti conferiti al governo). Notevole anche l’assenza di un linguaggio che implicava che i «diritti» fossero «inalienabili» o «naturali».

La parola «potere», invece si trova menzionata 43 volte, ogni volta che si riferisce esclusivamente alla prerogativa del governo. Poiché i diritti «individuali» sono menzionati solo 12 volte, questo produce un rapporto di circa 4:1 a favore del potere governativo sui diritti individuali. Senza gli sforzi di quei progressisti zelanti, che hanno combattuto per i diritti di voto universali, il rapporto sarebbe oggi di 6:1.

Sta di fatto che si fatica a comprendere che le gigantesche sparatorie di massa sono diventate ormai parte del tessuto sociale degli Stati Uniti, intese come attacchi terroristici contro il popolo americano,  sostenute dalla plutocrazia della nazione attraverso uno delle sue organizzazioni più potenti, la National Rifle Association (NRA).

L’associazione organizza corsi di maneggio ed eventi «sportivi» relativi alle armi, ed è spesso considerata come una delle più potenti lobby politiche degli States, considerata la sua abilità nel distribuire grandi quantità di voti alle elezioni, e valutate le sue attività lobbistiche contro il controllo delle armi.

Michael Moore, nel suo Bowling a Columbine, documentario dedicato alle stragi nelle scuole statunitensi, definisce gli appartenenti alla NRA come «i successori del Ku Klux Klan». Secondo lui si deve all’influenza della NRA se molte leggi sul controllo delle armi sono state bloccate, e se la presenza di «milizie» desta enormi preoccupazioni. E poi racconta come in una banca del Michigan ai clienti più fedeli si regala una pistola, oppure di un gruppo di «cittadini onesti » che organizzano campi di addestramento paramilitare per esercitare il diritto alla difesa.

Le sedi delle stragi comunque sono sempre diverse ogni volta: un campus universitario privato in Virginia, una sala universitaria pubblica nel nord dell’Illinois, un cinema ad Aurora, Colorado, una scuola elementare di Connecticut, una chiesa nera a Charleston, Carolina del Sud, una danza gay club di Orlando … ora un concerto all’aperto a Las Vegas, ma il copione è sempre lo stesso.

Alla fine psicopatici, veri o presunti, cani sciolti o semplici esecutori di mandati, come Seung-Hi Cho (Virginia Tech), Steven Kazmierczak (Università del Nord Illinois), James Holmes (Aurora, Colorado), Adam Lanza (Sandy Hook Elementary School), Omar Mateen Paddock (Las Vegas), possono tranquillamente dotarsi di armi automatiche e munizioni per compiere delle stragi.

La popolazione e le voci dei media decenti chiedono restrizioni elementari sulla vendita di armi o semplicemente l’esigenza di controlli rigorosi per gli acquirenti di pistole. Ma la NRA vince sempre e, nel frattempo, la violenza continua a mietere molte vite ogni giorno. La sparatoria di massa, definita pietosamente come l’uccisione di oltre quattro persone, è ormai assurdamente comune negli States, come dice The Guardian:

«1.516 sparatorie in 1.735 giorni: l’attacco a un festival di musica country a Las Vegas che ha lasciato almeno 59 morti è la più mortale sparatoria di massa nella storia moderna degli Stati Uniti, ma ci sono stati altri sei sparatorie in America solo la settimana passata. Nessun’altra nazione progredita si avvicina al tasso di violenza armata presente in America. Gli americani possiedono 265 milioni di pistole, più di una pistola per ogni adulto e più del numero di automobili sulle strade americane. I dati raccolti dal Gun Violence Archive ci rivelano un numero umano sconvolgente: la violenza di massa esplode in media nove giorni su dieci».

Leggete di nuovo: negli Stati Uniti oggi la violenza di massa esplode in media nove giorni su dieci.
Ma un nuovo sondaggio prevede che 133 milioni di queste armi siano concentrate nelle mani solo del 3% degli adulti americani, un gruppo di super-proprietari che hanno accumulato una media di 17 pistole ciascuno. Il riepilogo dei risultati dell’indagine Harvard/Northeastern, ottenuto esclusivamente dal Guardian e dal Trace, stima che il numero di armi da fuoco degli Usa è aumentato di circa 70 milioni di pistole dal 1994.

Un numero sempre più crescente di americani si armano per proteggersi dagli attacchi altrui, rivela un nuovo sondaggio dell’università di Harvard. La loro arma prescelta è una pistola, portatile, che possa essere anche portata in numerosi luoghi pubblici.

Le vendite di armi poi tendono ad aumentare proprio dopo le grandi stragi, perché i possessori di pistole si preparano in previsione di nuove restrizioni che in realtà non arrivano mai.  L’Armed Madhouse di Greg Palast è l’America del XXI secolo, che diventa ancora più armata e folle di prima.

Tutto è predestinato statisticamente, come la NRA sa di certo. Però non si possono associare migliaia di psicopatici socialmente depressi e milioni di armi automatiche che uccidono istantaneamente, in una società di adoratori di videogiochi, altamente militarizzati e violenti.

Tutto quello che deve fare la NRA è assicurarsi che i killer possano ottenere le armi e le munizioni di cui hanno bisogno, attraverso la cosiddetta mano invisibile del mercato. Qual è l’agenda, l’obiettivo politico? La vendita di fucili è parte di esso, ma il vero programma è più profondo dell’intenzione commerciale immediata, cioè creare una strategia della tensione così pervasiva che la gente avrà paura ad unirsi in movimenti e proteste per conto della democrazia, della giustizia sociale, della pace, della sanità e dei diritti civili e umani, per il bene comune.

In una società così miserabile infatti non viene proprio voglia di chiedere qualcosa di meglio, rispetto ad una falsa democrazia che cela continuamente la propria vera identità, un mondo di bassi salari, di banksters e squali della finanza, di conflitti razziali, di rovine ambientali, di ignobile plutocrazia, di  sessismo dilagante, di aggressivo razzismo e di guerra infinita. Perché alla fine gli americani si ammazzano tra di loro, ma  non cambiano nulla della loro plutocrazia imperiale.


Fonte: www.comedonchisciotte.org



 

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