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Catalogna: vicolo cieco

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«Esprimendo la più ferma condanna dei gravissimi provvedimenti repressivi da parte delle autorità monarchiche spagnole — scioglimento d’imperio degli organismi amministrativi catalani e loro commissariamento con l’imposizione di Gaulaiter inviati da Madrid, arresto di diversi membri del governo catalano — ribadiamo...»

Il 3 Ottobre scorso la nostra Organizzazione adottava, in merito al conflitto tra il fronte nazionalista catalano e quello spagnolista una risoluzione in otto punti che recitava:

«(1) si riconosce in linea di principio il diritto di ogni nazione storica alla autodeterminazione;

(2) questo riconoscimento non implica tuttavia il sostegno a priori alla secessione, che dipende invece da concreti fattori politici (che natura avrà il nuovo eventuale stato? quale sarà il suo posizionamento geopolitico, ecc.);

(3) la causa principale dell'attuale conflitto sta nel fatto che la Spagna è uno Stato plurinazionale (la Catalogna è una nazione storica) mentre la sua Costituzione, seguendo le orme del centralismo franchista, non riconosce questo carattere plurinazionale e federale;

(4) le scaturigini del conflitto risiedono infatti nel rifiuto da parte del regime di Madrid di accettare lo Statuto Catalano del 2006 che definiva "nazione" quella catalana con pari dignità rispetto alle altre;

(5) la soluzione auspicabile è quindi non la secessione della Catalogna, bensì la trasformazione della Spagna in uno Stato federale, democratico, repubblicano e sovrano;

(6) mentre condanniamo la prepotenza autoritaria di Madrid respingiamo il disegno delle élite catalane di secedere dalla Spagna per diventare il 29° Stato nella Unione europea, sarebbe come passare dalla padella alla brace;

(7) data la natura oligarchica e neoliberista nell'Unione europea, che priva gli Stati della loro sovranità politica ed economica, non c'è infatti nel suo seno alcuna possibilità per i popoli di esercitare la propria autodeterminazione;

(8) i popoli di Spagna, maciullati dalle politiche austeritarie della Ue, hanno due nemici comuni: l'Unione europea e le classi dominanti spagnole (catalana compresa) che fanno a gara nell'obbedire ai dettami eurocratici. E' nell'interesse dei popoli spagnoli uscire dall'Unione europea e coabitare con pari diritti in un forte e sovrano Stato federale di Spagna».

Esprimendo la più ferma condanna dei gravissimi provvedimenti repressivi da parte delle autorità monarchiche spagnole — scioglimento d’imperio degli organismi amministrativi catalani e loro commissariamento con l’imposizione di Gaulaiter inviati da Madrid, arresto di diversi membri del governo catalano — ribadiamo:

(1) il referendum del 1 ottobre, al quale ha partecipato solo una minoranza dei cittadini catalani, non ha fornito alla secessione la indispensabile legittimità politica;

(2) l’unilaterale dichiarazione d’indipendenza adottata dalle autorità catalane sulla scia di quel referendum si è rivelata dunque un gravissimo errore ed un salto nel buio;

(3) la strategia del fronte indipendentista, capeggiato dal liberista Puigdemont, che ha tutto puntato sull’avallo dei poteri oligarchici europei — il cui disegno strategico è sì quello di privare gli stati della loro sovranità storica, ma immaginando un processo pilotato dall’alto, senza certo farsi dettare l’agenda da piccoli nazionalismi —, e sulla fedeltà della grande borghesia catalana piuttosto che sul sostegno dei popoli di Spagna, ha isolato e indebolito lo stesso movimento per l’indipendenza, gettandolo in un vicolo cieco;

(4) assieme alla gran parte delle sinistre popolari di Spagna, catalane comprese, noi ribadiamo che la soluzione adeguata per il popolo catalano non è la secessione bensì quella di unire i suoi sforzi con quelli degli altri popoli di Spagna affinché questa, essendo uno Stato plurinazionale, diventi una Repubblica federale che riconoscendo il diritto all’autodeterminazione assicuri ad ogni nazionalità pari dignità, gli stessi diritti e gli stessi doveri.


Programma 101
6 novembre 2017



 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

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