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Ultime notizie: «i poveri non esistono, sono solo evasori fiscali»

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Massimo Gramellini, ovvero la cattiveria del "buonista" sulle pagine del Corriere della Sera

Ogni giorno, sul Corsera, Massimo Gramellini s'ingegna a farci la morale. Se non proprio un "buono", lui è di certo un buonista. Di quelli professionali. La sua rubrica, "Il Caffé", ci viene presentata come una tazzina di parole. Al pari della bevanda: «un rito quotidiano, una pausa, un piacere e anche un luogo di incontro in cui si discute, si scherza, ci si sfoga e ci si consola». E dove, aggiungiamo noi, si dicono talvolta bestialità rivelatrici della vera natura dell'autore.

La sua noterella del 29 marzo ne è un esempio da manuale. Commentando i dati resi noti dal Mef (Ministero dell'Economia e delle Finanze), riferite ai redditi degli italiani nel 2016, la sua conclusione è drastica: in Italia non ci sono poveri, ma solo evasori fiscali. Questo perché, se le cifre del Mef fossero attendibili, le strade del Paese sarebbero colme di affamati cenciosi. Ma siccome invece «i ristoranti continuano a riempirsi» - copyright Silvio Berlusconi 2011 - la sola spiegazione è l'evasione fiscale.

Quello di Gramellini è disprezzo di classe allo stato puro. La negazione dell'evidenza. La falsificazione delle cose sulla base di luoghi comuni da sempre amati dal potere. Una distanza siderale da quella realtà sociale di cui pure le sue pillole quotidiane avrebbero la presunzione di occuparsi.

Ma leggiamolo, questo grande ipocrita.
«Ogni volta, verso la fine di marzo, lo Stato italiano si arrende ai suoi limiti e lo comunica all’opinione pubblica in una cerimonia autopunitiva, altrimenti nota come resoconto annuale delle dichiarazioni dei redditi. Dalla geremiade di dati appena pubblicati, relativi all’anno di scarsa grazia 2017, si evince che quasi un contribuente su due non arriva a 15.000 euro l’anno, poco più di 1200 lordi al mese. Una cifra che forse consente di sopravvivere in un paese di campagna, con l’orto in giardino e la casa ereditata dalla nonna. Ma che in nessuna città, neanche di piccole dimensioni, garantisce un vitto e un alloggio decenti. Se questi numeri, che al Sud assumono contorni da carestia endemica, corrispondessero alla realtà, avremmo le strade stracolme di cenciosi e un paio di rivolte popolari in corso, perché nessuna ideologia spinge i popoli alla ribellione quanto la lotta contro l’appetito.
Intendiamoci, il malessere è diffuso e la povertà in crescita, come la massa di persone che non trovano più lavoro o lo trovano, ma senza stipendio. Eppure i ristoranti continuano a riempirsi, per fortuna gli alberghi di Pasqua sono vicini al tutto esaurito e il denaro depositato in banca non accenna a diminuire. Chiederei perciò allo Stato una cortesia. La smetta di pubblicare il rendiconto delle sue Caporetto fiscali. Questa dichiarazione rituale di impotenza non fa che gonfiare la vena populista di chi la ascolta e talvolta ha il vizio di pagare le tasse per tutti
».

Ognuno rifletta su queste parole, il cui succo può essere così sintetizzato: sì, qualche povero c'è, ma non venite a raccontarci che quasi la metà degli italiani non arriva ai 15mila lordi annui! Tanto noi del Corriere mica ci crediamo!

Capisco che guardare la realtà dalle finestre della redazione del principale organo della disinformazione oligarchica non sia affatto agevole. Come quando, solo qualche settimana fa, alcuni suoi colleghi immaginavano - pensate un po' - un grande exploit elettorale di Emma Bonino...

Purtroppo - purtroppo non per lui, ma per milioni di persone - il barista del Corsera, al secolo Gramellini Massimo, ha torto marcio. Lo dimostreremo in poche righe.

Per il Nostro la colpa del Mef starebbe nell'avere scritto che: «il 45% dei contribuenti, che dichiara solo il 4,2% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15.000 euro». E' attendibile o meno questo dato? Si lo è. Ed anzi, come vedremo in seguito, ancora non ci dice tutto.

Poiché il numero totale dei contribuenti è pari a 40 milioni 900mila, il 45% ammonta a 18 milioni 405mila. Da quali categorie arriva questa massa di persone a basso reddito? Ce lo dicono due istituti di provata fede bolscevica: l'Istat e l'Inps.

Come ho riportato in un  recente studio su "La società italiana dopo 10 anni di crisi", basato per questa parte su dati Istat, vi sono in Italia 5 milioni 961mila precari. Per la precisione, tra i lavoratori dipendenti, abbiamo 2 milioni 734mila "permanenti a tempo parziale", 1 milione 685mila "a termine a tempo pieno" e 739mila "a termine a tempo parziale". A questi bisogna aggiungere 803mila lavoratori autonomi a tempo parziale. E' troppo ipotizzare che questa massa di quasi 6 milioni di persone non arrivi ai 15mila euro lordi che tanto scandalizzano lo scandaloso Gramellini? Direi proprio di no. Magari ci potrà anche essere un 5% di questi che scavalca la fatidica cifra, ma sono certamente assai di più i lavoratori che pur non rientrando nei 6 milioni di cui sopra, in quanto "permanenti a tempo pieno", non ci arrivano. Giusto per fare un esempio, secondo il Censis operano in Italia 1 milione 655mila badanti. Bene, in base al contratto del settore, nessuna di queste arriva ai 15mila euro lordi. E potremmo continuare con altre categorie a basso reddito. Ne consegue che una stima di almeno 7 milioni di lavoratori sotto questa soglia di reddito appare del tutto realistica.

Ma tra i contribuenti non ci sono solo i lavoratori. Ci sono anche i pensionati, e qui diamo la parola all'Inps. Giusto il 29 marzo, cioè proprio il giorno della porcata gramelliniana, l'Istituto della previdenza sociale ha reso noto che su un totale di 17 milioni 880mila pensioni erogate, il 70,8% di queste - pari a 12 milioni 676mila - non arriva a mille euro al mese. Ora, poiché qui si parla di pensioni e non di pensionati, è certo che una parte di questi ultimi, percependo più di una rendita, arriverà a redditi cumulati più elevati, ma è altrettanto vero che i mille euro al mese portano ad un totale annuo di 13mila non di 15mila euro, per arrivare ai quali è invece necessario un lordo mensile di oltre 1.150 euro. Questo significa, procedendo qui a spanne in mancanza di dati certi, che il totale delle pensioni sotto i 15mila euro è stimabile in circa 14 milioni. Ammettiamo ora che il 20% dei soggetti che percepiscono pensioni inferiori a 1.150 euro lordi, arrivi a superare questa cifra grazie al cumulo di più rendite. Avremmo così - 14 milioni x 0,8 - un totale di 11,2 milioni di pensionati sotto i 15mila euro.

Tiriamo adesso le somme, addizionando ai pensionati i 7 milioni di lavoratori a basso reddito precedentemente calcolati. Arriviamo così ad un totale di 18 milioni 200mila contribuenti con reddito complessivo inferiore ai 15mila euro. Cifra, guarda un po', vicina assai a quella di 18 milioni 405mila che si evince dai dati del Mef.

Come si vede i conti tornano, basta avere la pazienza di farli. Ma figuriamoci se il moralizzatore Gramellini poteva abbassarsi a tanto. Ora, è chiaro che questi calcoli scontano un certo grado di approssimazione. Ma con i dati a disposizione meglio non si può fare. In ogni caso il criterio adottato nelle stime è molto, ma molto prudenziale. Peraltro, quel che qui conta non è un'impossibile precisione millimetrica, dato che se anche i 18 milioni fossero invece "solo" 17 o 17 e mezzo il discorso non cambierebbe di una virgola. Quel che conta è che nella sostanza i conti tornano: c'è una massa impressionante di persone con redditi estremamente bassi, anche se per fortuna non abbiamo (o non abbiamo ancora) le strade stracolme di cenciosi come vorrebbe l'odioso Gramellini.

Ma non è tutto. Nei 40,9 milioni di contribuenti non figurano infatti né i disoccupati (3 milioni 012mila), né i cosiddetti "scoraggiati" (3 milioni 344mila). Infatti, trattandosi di persone prive di qualsiasi entrata, queste non sono tenute ad alcuna dichiarazione reddituale. Ne consegue che ai 18 milioni 200mila di cui sopra, dobbiamo aggiungere 6 milioni 356mila soggetti, portando il totale delle persone sotto la soglia dei 15mila euro annui a 24 milioni 556mila.

Questa è la fotografia dell'Italia 2018. Un'istantanea che quelli come Gramellini fingono di non vedere. Meglio allora prendersela con l'evasione fiscale. Ma mica quella dei ricchi. Meno ancora quella delle multinazionali favorite con accordi segreti dai paesi europei. No, no, meglio parlare di quella, per quanto inesistente, della povera gente.

Vergogna! Ma, si sa, tra le tante pessime cose che il sistema mediatico ci propina, la "cattiveria dei buoni", più precisamente l'odio di classe verso i ceti popolari dei "buonisti", quelli in eterna lotta con il populismo, è probabilmente la peggiore di tutte. Il barista del Corriere ne è la prova vivente.




 

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