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Due boiate pazzesche

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A proposito delle bufale quirinalizie
«Si giustifica il rinvio sine die delle elezioni con due motivazioni: che l'Italia rischierebbe altrimenti di non essere adeguatamente rappresentata al vertice europeo di fine giugno; che non si riuscirebbe a disinnescare le clausole di salvaguardia dell'IVA. Due boiate pazzesche, avrebbe detto il compianto Paolo Villaggio. Purtroppo due boiate sulle quali né Salvini né Di Maio hanno ancora detto nulla».

E' tempo di bufale. Bufale mediatiche, ma di matrice quirinalizia. La crisi politica si incancrenisce e un nuovo voto si imporrebbe, ma lorsignori temono la democrazia e vogliono guadagnare tempo. Per giustificare la manovra raccontano allora una balla dietro l'altra: che non si potrebbe votare prima dell'estate, ma adesso neppure in autunno, che si imporrebbe perciò un'ammucchiata denominata "governo del presidente". Di tutto ciò ci siamo già occupati 3 giorni fa. Ci torniamo sopra per mettere ancor più in luce alcune delle mistificazioni che vanno per la maggiore in questi giorni sui media. Due in particolare: quella riguardante il vertice europeo di fine giugno; quella concernente le cosiddette "clausole di salvaguardia" sull'IVA.

Nell'articolo già citato ho sostenuto una tesi secca: che non esiste nessun "governo del presidente", che ormai l'alternativa è solo tra nuove elezioni od un governo destra-Pd. E che dunque la scelta definitiva è sostanzialmente nelle mani di Salvini. Mi pare che gli avvenimenti degli ultimi due giorni confermino quell'analisi.

La direzione del Pd si è conclusa con un esito che si può sintetizzare in tre parole: comanda Renzi, stop. Il quale Renzi conterebbe però sulla proposta quirinalizia del presunto "governo di tregua", che secondo lui - così almeno dicono i giornalisti esperti di retroscena - alla fine ingloberebbe anche M5S. Cosa di cui il sottoscritto dubita invece assai, per il banale motivo che tutta la dirigenza pentastellata non fa altro che ripetere il suo no ad ogni ipotesi di questo tipo.

Dunque si torna sempre lì, a cosa vorrà fare Salvini davanti alla prospettiva di un governo destra-Pd che dovrebbe predisporre e poi votare una Legge di bilancio di certo non leggera. Il leader della Lega dice di non voler fare governi con il Pd, ma vorrebbe l'incarico per andare in parlamento a cercar voti. Ma i voti non son funghi, l'ha detto lui stesso qualche tempo fa, ma nel caso li trovasse sarebbero solo funghi velenosi targati Partito Democratico. L'uomo non è certo stupido e queste cose le sa, ma il tempo dei tatticismi è finito anche per lui.

In attesa di vedere come andranno le cose, occupiamoci intanto delle bufale di cui abbiamo detto all'inizio. Si giustifica infatti il rinvio sine die delle elezioni con due motivazioni: che l'Italia rischierebbe altrimenti di non essere adeguatamente rappresentata al vertice europeo di fine giugno; che non si riuscirebbe a disinnescare le clausole di salvaguardia dell'IVA. Due boiate pazzesche, avrebbe detto il compianto Paolo Villaggio. Purtroppo due boiate sulle quali né Salvini né Di Maio hanno ancora detto nulla.

Boiata n° 1 - Il Consiglio europeo del 28-29 giugno ci viene presentato come storico, ma non lo sarà. Le idee di riforma di Macron sono già state frenate dalla Germania, che punta a rimandare questa discussione a dopo le elezioni del parlamento di Strasburgo del maggio 2019. Campa cavallo, che la storia può attendere...

Il perché di tanta insistenza sul vertice di giugno una ragione però ce l'ha, ma niente ha a che fare con la storia. Al Quirinale, come a Bruxelles, vorrebbero un governo che garantisse una robusta manovra di bilancio. Più che la storia gli interessa la cassa. Ma se è così, come si fa a parlare di "governo di tregua", quando si tratterebbe invece di disegnare un profilo politico del tutto in linea con quello dei precedenti governi, e dunque del tutto opposto alle indicazioni del voto del 4 marzo?

Si obietterà che questo tradimento della democrazia rischia di esserci comunque, anche con un governo che avesse il solo compito di preparare le elezioni. Non è così. E non è così perché nulla può vietare al parlamento di fornire dei precisi indirizzi a quel governo. Ed in quel caso una maggioranza M5S-Lega potrebbe votare un chiaro stop a nuove politiche di austerità.

Boiata n° 2 (la più grossa)
- Il "disinnesco" della clausole di salvaguardia sull'IVA, recita la narrazione mainstream, verrebbe meno in assenza di un governo immediatamente in carica. Qui il trucco linguistico è nella parola "disinnesco". Insomma, sembra quasi che quelle clausole siano una bomba ad orologeria. Ma che siamo impazziti? Che forse l'IVA ce l'aumentano a Bruxelles con un comando automatico all'Agenzia delle Entrate? Eh no, cari, non siamo ancora a questo. Solo un provvedimento del governo, ratificato dal parlamento, può decidere l'aumento dell'IVA. Se il governo non lo fa, o il parlamento non lo ratifica (dunque M5S e Lega restano pur sempre decisivi), l'IVA non aumenta.

Ma questa è solo la prima parte del trucchetto insito nella parola "disinnesco". La seconda non è meno importante. Nell'idea di lorsignori quel "disinnesco" non è (come sarebbe necessario) annullamento delle clausole capestro imposte all'Italia. Non è lo stop alla politica dei sacrifici, ma semplicemente la sostituzione dei sacrifici derivanti dall'aumento dell'IVA con altri sacrifici (altri tagli, altre tasse) dello stesso importo. Stando a quanto scritto sul DEF si tratta di 12,4 miliardi di euro per il 2019, destinati a salire a 19,1 miliardi per il 2020. Sono pronti Lega ed M5S a votare una siffatta manovra?

Come si vede, si torna sempre lì. Ai nodi politici. Nodi che nessuna trovata quirinalizia potrà sciogliere. Perché il nodo vero si chiama euro(pa). Oggi, sia pure nel modo confusionario che più gli si confà, se ne è ricordato anche Grillo.

In ogni caso chi vuole davvero battersi per il cambiamento, oggi non ha che da sostenere la scelta di nuove elezioni subito, impedendo la nascita di un governo destra-Pd fondato sulla pervicace volontà di ribaltare il verdetto delle urne. Governo che, ove nascesse, dovrebbe vedere subito in campo la più ampia opposizione popolare.


PS - Una piccola noterella la voglio dedicare ad Alberto Bagnai. In un suo post di ieri, su Goofynomics, ha criticato la recente riesumazione del tema del "conflitto di interessi" riferita al solito Berlusconi. Personalmente ho scritto parecchi articoli sulla stupidità dell'antiberlusconismo, tanto più nel 2011 quando i poteri oligarchici lavorarono come sappiamo per passare dal Pagliaccio con la bandana al Killer dei mercati, al secolo Monti Mario. Adesso, però, siamo nel 2018, e quelle stesse oligarchie si affidano a Berlusconi sul fianco destro, così come contano sul Pd in quello che vorrebbe essere il loro fianco sinistro. Ora, siccome Berlusconi è in coalizione con la Lega, e Salvini non dà segni di volersene liberare, c'è o no qualche "piccolo problema" per chi da quelle parti vuole battersi contro il sistema dell'euro? A questa domanda, non ad altro, sarebbe bene rispondere.



 

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