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Se questi sono economisti

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Risposta agli "otto economisti" che scrivono da Marte

Con una "lettera aperta" al Sole 24 Ore del 10 luglio, otto economisti chiedono al governo attuale, nonché a quelli futuri (!), un giuramento di fedeltà all'euro. Gli otto - L. Codogno, G. Galli, A. Macchiati, M. Maré, S. Micossi, P. Reichlin, G. Tabellini e V. Tanzi - si dicono mossi a «difesa del risparmio e del lavoro degli italiani».

Questo il passaggio centrale della loro lettera: «Al di là di ciò che si può pensare dell'Unione Europea e delle necessarie riforme dell'Eurozona, qualunque governo, di qualunque colore politico, ora e nel futuro, deve impegnarsi a difendere l'appartenenza dell'Italia all'unione monetaria, come condizione necessaria per tutelare il risparmio degli italiani (come impone l'art. 47 della Costituzione), l'attività delle imprese, il lavoro, il tenore di vita di tutti i cittadini e in particolare dei ceti più deboli».

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ai lettori del maggior quotidiano economico del Paese non viene offerto un ragionamento, un'analisi, una riflessione. Ad essi viene semplicemente proposto un dogma che non ammette deroghe.

Presi da un'irrefrenabile foga censoria, figlia di una cattiva digestione del voto del 4 marzo, essi affermano che occorre: «un'azione vigorosa per rimuovere quel germe di incertezza che è stato prodotto e convincere gli investitori internazionali e gli stessi risparmiatori italiani che la permanenza dell'Italia nell'euro non è in questione». Insomma, sul tema nessuna discussione dev'essere consentita. Dispiace per gli "otto", ma per completare la loro opera normalizzatrice essi, anziché puntare sul solito Savona, dovrebbero convincere anche gli economisti tedeschi (tra i quali il capo dell'Ifo Hans-Werner Sinn)  che chiedono al loro governo l'adozione di un piano proprio per gestire la possibile dissoluzione dell'Eurozona. Ma questa è evidentemente un'impresa un po' più complicata del farsi pubblicare dal Sole certe banalità.

E quale sarebbe lo scopo della rimozione del "germe di incertezza" che essi denunciano? Ovvio, ridurre lo spread. E bravi! Ottimo proposito, peccato vi dimentichiate di dire che lo spread è frutto anche dell'euro, dell'assenza di sovranità monetaria, perché con una Banca centrale come acquirente di ultima istanza tale problema sarebbe del tutto inesistente. Insomma, prima (con l'euro) ci si mette in gabbia, poi si vorrebbero mitigare le condizioni di quella prigionia (riducendo lo spread), ma senza voler abbattere le mura di quella prigione. Troppa grazia, sant'Antonio!

Ma dove gli estensori della lettera toccano davvero il fondo è quando elencano i nobili scopi del giuramento richiesto.

Secondo loro si tratterebbe di difendere il risparmio, peccato che proprio in nome dell'euro sia stata emessa la normativa sul bail in, che i risparmi li ha invece falcidiati. Peccato che, a causa della svalutazione interna prodotta dalle misure di austerità imposte dal sistema dell'euro, il principale bene delle famiglie italiane - la casa - sia stato svalutato di circa un 20%.

Dicono che il loro giuramento favorirebbe l'attività delle imprese. Peccato che oltre centomila aziende siano fallite proprio a causa delle politiche recessive imposte dall'UE. Di più, dicono che esso servirebbe a tutelare il lavoro e i redditi degli italiani, ma chi è che non sa che con l'euro la disoccupazione è andata ai massimi storici, mentre i salari sono calati mediamente di un 10%, ed i poveri assoluti solo saliti (dal 2007 al 2016) del 165%?

Insomma, va bene pensarla come si vuole, ma travisare così platealmente la realtà di certo non fa onore agli otto economisti. Gli italiani che mandano avanti la baracca possono avere tanti difetti, ma di sicuro hanno capito che con l'euro e l'UE le loro condizioni di vita sono peggiorate drasticamente. Anche per questo hanno mandato al governo la maggioranza gialloverde: per provare a cambiare il rapporto di sudditanza verso Bruxelles, Berlino e Francoforte. Non rendersene conto mostra un distacco così profondo dalle cose terrene da far pensare che certe lettere siano state scritte su Marte.

 

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