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Ecco l'uscita dall'euro

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Le sorprendenti affermazioni di Giavazzi e Alesina

Giavazzi e Alesina sono due vecchie conoscenze per chi si sia occupato, soprattutto dopo l'arrivo della grande crisi, di economia e di politiche di austerità. Il Giavazzi è un liberista a tutto tondo, seguace di Milton Friedmann. Sostenne quindi a spada tratta l'abolizione dell'Art. 18, poiché "avrebbe fornito una spinta sia all'occupazione che alla produttività" (sic!). Non stupisce che abbia sostenuto il Partito radicale e che sia stato chiamato da Mario Monti, nell'anno horribilis 2012, a collaborare per la Spending Review.

E chi non conosce il suo compagno di merende Alesina? Il teorico della cosiddetta "austerità espansiva", ovvero la teoria secondo cui austerità e rigore delle politiche pro-cicliche di bilancio non solo non danneggiano l'economia ma anzi aiutano la ripresa economica. Si beccò le devastanti critiche, non solo di noialtri no-euro, non solo di Krugman, ma addirittura di Olivier Blanchard, capo economista del Fmi.

Per chi voglia capire quanta distopia liberista frulli nella testa dei due può leggersi il pamplhet IL LIBERISMO È DI SINISTRA, un'apologia appassionata degli spiriti animali del capitalismo. Non fraintentemi, non dico che questa due teste d'uovo della borghesia globalista, siano dei pirla, anzi. Non sfugge loro che l'Unione europea abbia falle alle fondamenta e che l'euro sia una moneta "stupida", ma oramai ci siamo dentro e uscirne causerebbe un disastro biblico.

Ci occupiamo di loro a causa di un editoriale scritto a due mani sul CORRIERE DELLA SERA di ieri 1 agosto. L'intervento non è solo un generico grido di allarme contro le politiche del governo giallo-verde, avverte che ove Di Maio e Salvini vogliano davvero abolire la Fornero, istituire un "reddito di cittadinanza", diminuire le tasse, già a settembre l'Italia subirà un attacco frontale dei mercati. Essi sono precisi e danno i numeri:
«Gli investitori che fuori dall’Italia detengono un terzo del nostro debito pubblico, oltre 730 miliardi di euro, e anche quelli che hanno investito in azioni e obbligazioni emesse da nostre imprese private, altri 740 miliardi circa, stanno per rientrare dalle vacanze. Agosto è il mese in cui inizia la loro «campagna d’autunno», quella che determinerà il rendimento che a fine anno potranno offrire ai loro clienti».

Ergo, se Di Maio e Salvini non faranno marcia indietro — e i due credono che non la faranno —, ove volessero davvero procedere con una Legge di Bilancio che chiude con l'austerità e trasgredisce ai dettami dell'Unione europea, sicuro è per loro quello che chiamano «sudden stop», una "catastrofica" fuga di massa e improvvisa degli investitori esteri e "l’azzeramento di tutti i prestiti esteri". Che Dio ce ne scampi! Avanti quindi con la garrota delle politiche austeritarie che oltre ad affamare il popolo lavoratore sono disfunzionali rispetto alla famigerata "crescita".

Che questo scenario si avveri è tutto da vedere. Lorsignori avevano già previsto che il Regno Unito si sarebbe sfracellato con la Brexit, ma sfracello non c'è stato. Ammettiamo dunque che i pescecani della finanza predatoria globale, assistita dai suoi algoritmi schizoidi, segua la massima "pochi maledetti e subito". L'Italia sarebbe davvero messa in ginocchio? No, e la ragione ce la spiegano, inopinatamente proprio i due compagni di merende. Sentiamoli:
«C’è un modo per sottrarsi al giudizio degli investitori internazionali: ricomprarci i titoli che in passato abbiamo loro venduto. In teoria è possibile. L’Italia ha una posizione finanziaria netta rispetto al resto del mondo sostanzialmente in pareggio, cioè abbiamo tanti debiti quanti sono i crediti che vantiamo. Vendendo le attività estere che possediamo potremmo in teoria ricomprarci tutti i titoli italiani detenuti da investitori esteri. Bisognerebbe nazionalizzare le banche ed espropriare i cittadini obbligandoli a vendere, ad esempio, titoli svizzeri per sostituirli con Btp. Vorrebbe anche dire uscire dal mercato unico europeo e probabilmente dall’euro. Tutto è possibile. Ma se non si ha il coraggio di farlo, allora bisogna fare i conti con gli investitori internazionali».

Esatto, "tutto è possibile", a patto di "avere il coraggio di farlo"! Da sempre, anche dissentendo da altri amici "sovranisti", sosteniamo che si esce dal marasma solo a patto di:
«Trasformare e nazionalizzare il sistema bancario e assicurativo in modo da bloccare le banche d’affari che utilizzano i depositi e i risparmi dei cittadini nel gioco d’azzardo dei mercati finanziari internazionali. Tutte le banche hanno una funzione economica e sociale di primaria importanza e devono essere messe sotto stretto controllo pubblico».

L'Italia ha una ricchezza mobiliare netta pari e tre volte il Pil, a patto di volerla sottrarre alla rapina dei mercati finanziari e canalizzarla e utilizzarla per il bene pubblico e l'interesse nazionale — e di tecniche funzionali allo scopo, al netto del controllo del sistema bancario e della moneta, ce ne sono numerose —, più che sufficienti per reggere l'urto dell'eventuale fuga dei predatori. Ciò senza dimenticare "il resto" della ricchezza e dei beni materiali e immateriali, pubblici e privati del nostro Paese.

Il problema è dunque politico: avranno Di Maio e Salvini il "coraggio di farlo"? Avranno la determinazione a voltare davvero pagina esercitando la sovranità che la maggioranza degli italiani ha consegnato loro? Chi ha la testa sulle spalle, sic rebus stantibus, deve augurarsi che il governo giallo-verde tenga il punto fino all'adozione di misure eccezionali, e potrà farlo solo se avrà alle spalle una potente mobilitazione popolare. Altrimenti sarebbe il disastro storico, un colpo di stato con tanto di insediamento della troika, un nuovo 8 settembre. O di qua o di là.

«Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione»
[Carl Schmitt, Teologia politica]



 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

GLI INTERVENTI VIDEO-FILMATI DEL CONVEGNO DI CHIANCIANO TERME

# SEMINARIO ECONOMISTI
«Oltre l'euro, per andare dove?»

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# TAVOLA ROTONDA
«Quale società per il futuro»

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# LE REPLICHE
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