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Si sono piegati?

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Per alcuni l'aggiustamento dell'ultimo momento alla Nota di aggiornamento del Def sarebbe il segnale di un cedimento ai diktat dell'Unione europea.
Per
Contropiano è ancora peggio: "Def: altro che affronto all’Europa, è la solita austerità".

Su questa falsariga un nostro lettore ci scrive:
«Ultima notizia: il Governo pentaleghista cambia strategia: Dal 2,4% annunciato per il prossimo triennio al 2,4% nel 2019, al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021. E si dovrebbe andare dietro a questi giocolieri?»
Proviamo a rispondergli.


Primo, non andiamo dietro a nessuno, ma semplicemente esprimiamo giudizi politici cercando di indicare una concreta linea politica della sinistra patriottica.

Secondo, le modifiche annunciate al Def, per ora non ufficiali, sono una limatura che al momento non inficia assolutamente la valutazione che abbiamo espresso. E’ in corso un braccio di ferro, dove il nemico armato di spread (cioè della potenza della grande finanza internazionale) prova a mettere in ginocchio il governo.

Terzo, per ora il governo non si è piegato affatto. Le cifre riportate dalla stampa (deficit al 2,1 nel 2020 e dell’1,8 nel 2021) ci dicono due cose:
1) il deficit del 2019 è rimasto intatto, e questo è quel che conta, essendo il 2020 e 2021 politicamente piuttosto lontani, e ci sarà modo e tempo per modificare (come sempre avvenuto) quelle cifre. 2) Abbiamo già scritto che con le cifre annunciate la settimana scorsa il governo si sarebbe preso, rispetto alla linea di rientro del debito concordata dai governi precedenti, un margine di 112 miliardi in tre anni. Con queste limature si scenderebbe a 97. Non è per queste differenze che si può parlare di cedimento.

Quarto. Qui la questione è squisitamente politica. La sfida a Bruxelles è chiara e rimane. E’ dunque assai improbabile che Juncker e soci si accontentino di queste limature. Qualora invece fossero costretti ad un momentaneo compromesso a questo livello, la loro sconfitta sarebbe chiara. Ma è assai più probabile che il braccio di ferro continui.

Quinto. Proprio per questo sarebbe bene che tutte le persone che vogliono battersi contro l’oligarchia eurista si mobilitassero contro di essa, piuttosto che fare le pulci ad un governo che ha sì tanti limiti e tantissime difficoltà, ma che è il primo che prova almeno ad ingaggiare la battaglia.

E comunque, della strada che sarà davvero imboccata con la Legge di bilancio, delle possibili evoluzioni del quadro politico, delle minacce che incombono e delle cose che dobbiamo fare, ne discuteremo a Roma il prossimo 13 ottobre.




da sollevAzione


 

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