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I terroristi dello spread

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Visto che agli economisti e ai giornalisti nessuno più crede, ecco che si giocano anche Piero Angela

Diciamolo subito: se non ci fosse lo spread le èlite non saprebbero a quale santo votarsi. Ma c'è, e lo usano a dovere. Il comportamento antinazionale dei santuari del blocco eurista è sotto gli occhi di tutti.

Il Quirinale, Bankitalia, i "giornaloni" al servizio di lorsignori, son tutti lì ad invocare l'aumento dello spread. Certo, lo fanno in combutta con l'etilista di Bruxelles e l'intoccabile di Francoforte, ma lo fanno anche a dispetto del loro ruolo istituzionale, che imporrebbe invece quantomeno a Mattarella e Visco la difesa della dignità, della credibilità e degli interessi del Paese.

E invece no! Se un banale Moscovici può permettersi impunemente di dare dei "razzisti" agli italiani senza che nessuno reagisca, ogni atto del governo gialloverde è trattato come pericoloso ed  irresponsabile. La vicenda della Nadef (Nota di aggiornamento del Def) è assolutamente illuminante. Dai palazzi italiani presidiati dal blocco eurista l'invito agli investitori stranieri è quello di vendere. Magari allo "scoperto", come stanno facendo, magari con l'uso di tutti i più sporchi meccanismi della finanza, ma che vendano, che è l'unico modo per provare a piegare il governo.

Eppure il 2,4% di deficit previsto dalla Nadef è uno dei più bassi degli ultimi quarant'anni, eppure la curva del debito è annunciata in lieve calo... Il fatto è che lo scontro è tutto politico. L'oligarchia eurista si sente (giustamente) sfidata, ed è pronta al tutto per tutto. Qui non sono in gioco i decimali del deficit, ma la residua credibilità (e dunque il potere) di un'intera classe politica che sulla moneta unica tutto ha scommesso.

Ora, però, si sta passando ogni limite. A corto di argomenti, i terroristi dello spread usano ogni personaggio pubblico che possa alimentare la loro campagna anti-italiana. E siccome agli economisti, specie se bocconiani, non ci crede più nessuno, per non parlare dei giornalisti e dell'opposizione berlusconian-renziana; ecco che si tirano fuori personaggi d'altro tipo, purché consoni allo scopo.

Per il buffone preferito della vecchia corte piddina, al secolo Roberto Benigni, un indefesso assemblatore di sciocchezze politicamente corrette: «Il sogno dell'Europa unita è l'unico sogno che si può dare ad un bambino che nasce ora, non lo si può far morire». Un'idiozia davvero niente male, ma si tratta pur sempre di colui che, in suo film, fece liberare Auschwitz dagli americani anziché dall'Armata Rossa... Insomma, un tipo attendibile.

Decisamente troppo poco, però, per la campagna terroristica in corso, visto che più che di "sogni" c'è bisogno di paura. Ecco allora arrivare un Piero Angela in versione multiuso. Cosa ne sa il divulgatore scientifico che conosciamo delle dinamiche del debito pubblico? Evidentemente nulla, dunque è perfetto per sparare l'ennesima bufala. Dopo le solite banalità iniziali, ascoltate cosa dice in tv al minuto 1,06. Secondo Angela «tutto questo spread ci porta via decine di miliardi di interessi». Boom! Boom! Triplo boom! Ma chi gliele ha date ad Angela queste cifre? Eppure, per il suo mestiere dovrebbe essere un tipo attento coi numeri...

Lo spread è oggi l'arma fondamentale per i dominanti. Noi non la sottovalutiamo affatto. E sappiamo che ce ne libereremo soltanto uscendo dall'euro. Detto questo, le cifre di Angela non stanno né in cielo né in terra. Esse servono solo ad alimentare il terrore, e sarebbe l'ora di dire basta, una volta per tutte, a questa disinformazione organizzata.

La prova di quanto appena detto è scritta nei calcoli dei tecnici del Tesoro, quelli sotto tutela quirinalizia, quelli che piacciono tanto ai giornaloni. Secondo le loro stime (vedi pagina 3 della Nadef), a causa dell'aumento dello spread intervenuto dal mese di maggio, la spesa per interessi nel 2019 si attesterà al 3,6% del Pil contro il 3,5% precedentemente previsto. Lo 0,1% in più. Avete capito bene: lo zerovirgolauno in più! In soldoni 1,7 miliardi di euro.

Cifra non disprezzabile, ma dove sono le «decine di miliardi» di Angela? Nessuno lo sa e, soprattutto, nessuno glielo chiederà, mica è un inesperto gialloverde!


 

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