I due volti dell'emigrazione tunisina
Secondo reportage della Carovana di solidarietà con la rivoluzione tunisina
Debbo ringraziare gli amici del Campo e di Rivoluzione Democratica per avermi offerto la possibilità di far parte della Carovana di solidarietà con la rivoluzione tunisina. Un’esperienza davvero straordinaria, un viaggio nella Tunisia più profonda, quella che non ti aspetti, quella che ti lascia un segno. Ho approfittato della Carovana per osservare il fenomeno dell’immigrazione non da questo lato del Mediterraneo, ma da quello opposto, da dove partono i migranti. Chi è che davvero parte per raggiungere Lampedusa rischiando di affondare senza giungere alla meta? Quali sono le ragioni di questo esodo? Quali le aspettative di chi abbandona i propri cari e il suo paese, forse per sempre? Come funziona e viene organizzato il flusso migratorio? Qual è l’atteggiamento delle autorità locali? Come questo esodo viene percepito dall’opinione pubblica tunisina?
(Tunisi, 26 marzo: nella foto il padre di due dei giovani tunisini morti nell'affondamento avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 marzo).








Davvero istruttivo quest'ultimo viaggio in Tunisia nell'ambito della Carovana di solidarietà con la Rivoluzione popolare. A poco più di due mesi dalla cacciata di Ben Ali l'effervescenza sociale, la spontaneità diffusa, le manifestazioni di protesta dei Comitati popolari, i presidi della "società civile", vanno lentamente scemando, lasciando il posto a due fenomeni distinti. Due fenomeni che indicano una latente fratturazione politica e sociale.
Martedì 22 marzo partirà per la Tunisia, per fare ritorno la domenica successiva, una carovana di solidarietà con la rivoluzione popolare tunisina.
Intervista ad Hamma Hammami, portavoce del Partito Comunista Operaio della Tunisia (PCOT)
Un articolo di Alma Allende da Tunisi


