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Tunisia

La lotta continua

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La situazione tunisina a quattro giorni dalla cacciata di Ben Ali

A caldo, la sera di venerdì 14, abbiamo scritto che: «Quella vinta oggi è solo una battaglia di una lunga guerra, in Tunisia e non solo».
I fatti dei giorni successivi non potevano che confermare questa fotografia della situazione tunisina. Un aggiornamento è però necessario, ma avendo ben chiaro che siamo dentro ad un quadro fluido, dinamico, suscettibile di sviluppi assai diversi e per niente predeterminati.

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Il popolo organizza la sua difesa

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La domenica dei «“tonton macoute” di Ben Ali»

«Gruppi di poliziotti del dittatore - e della milizia del suo partito - accompagnati da mercenari stanno tentando di piegare il popolo con il terrore».
«Il secondo giorno del popolo tunisino termina pieno di incertezze e angustie, con battaglie per le strade, dicerie interessate diffuse dai medesimi media con i quali il popolo si informa e si difende, con la consapevolezza che non è ancora finita e che c'è ancora da battagliare. Tunisi non si arrende».

Tunisi - domenica 16 gennaio 2011
Il secondo giorno il popolo tunisino si sveglia sotto un'ampia e tersa volta celeste che copre ancor di più il silenzio teso che si è impossessato delle strade.

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Meno uno!

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Ben Ali cacciato dalla rivolta popolare!
Quella vinta oggi è solo una battaglia di una lunga guerra, in Tunisia e non solo. Ma è la prima vittoria nelle lotte accese dalla crisi capitalistica. Il messaggio ai popoli oppressi, a quelli del Nord Africa in particolare, è chiaro: vincere è possibile, lottare è necessario!

L'indecorosa fuga di Ben Ali segna una svolta nella crisi tunisina. Certo, la coraggiosa gioventù tunisina, che tanto ha da insegnare a quella ben più rammollita dell'occidente, ha vinto soltanto una battaglia. Le sorti della guerra di classe che ha incendiato il piccolo paese mediterraneo sono invece ancora tutte da giocarsi. E' normale che sia così, ma questo lo vedremo nel prossimo futuro.

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Ultim'ora dalla Tunisia

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Arrestato Hamma Hammani, portavoce del Partito Comunista Operaio Tunisino (Pcot)

Il 12 gennaio è stato tratto in arresto su ordine del nuovo Ministro degli interni, Ahjmed Friaa, uomo di fiducia del satrapo Ben Alì. Hamma era stato condannato nel 1999 a nove anni di reclusione con l'accusa di dirigere un partito clandestino che chiama "all'odio sociale e all'incitazione alla rivolta". Hamma, professore di Letteratura e lingua araba, dirige il giornale considerato illegale al Badil. Il Pcot (حزب العمال الشيوعي التونسي) fa parte del Forum Democratico tunisino assieme a forze progressiste e islamiste. Ad Hamma va la nostra solidarietà. 


                                  Alì se ne deve andare!

                           Hamma in video poco prima dell'arresto

 

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Per il pane e per la libertà

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Inchiesta sui moti in Tunisia e Algeria
Prima Parte: la Tunisia

Ha dello scandaloso il sostanziale blackout informativo a cui si sono attenuti e si vanno attenendo i principali media italiani e occidentali sui moti popolari che hanno scosso la Tunisia e l’Algeria. Basta che qualcuno starnuti a Tehran o a Caracas, a Rangoon o a Minsk ed ecco che i nostri mezzi d’informazione non risparmiano fiumi d’inchiostro, copertine dei Tg, ore di servizi speciali. Per non parlare della assordanti campagne umanitarie, vedi quella per Sakineh o per Asia Bibi in Pakistan. Neanche una lacrima, i nostri mezzi d’informazione, hanno invece versato per i tre cittadini tunisini suicidatisi in segno di protesta. Poche scarne righe sulla cruenta repressione avvenuta sia in Tunisia che in Algeria.

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