Dopo la Tunisia e l'Egitto, in altri paesi del mondo arabo si sviluppano importanti movimenti di rivolta. L'algeria non fa eccezione, ma il suo regime è diverso da quello di Ben Ali e di Mubarak. Una rivoluzione può dunque scoppiare in Algeria? Quali sono le particolarità di questo regime? Saïd Bouamama (foto) risponde alle nostre domande.
Abbiamo visto diversi atti di immolazione e disperazione, qual è la sua opinione al proposito?
La situazione in Algeria è esplosiva, e cova da molto tempo. L'Algeria è un paese dove si distribuiscono enormi e disparati dividenti grazie ad abbondanti risorse naturali, delle quali la popolazione algerina e i giovani non vedono neppure l'ombra.








Per quattro giorni, dal 5 al 9 gennaio, giovani infuriati si sono dati battaglia contro le forze di polizia. Bilancio ufficiale: 5 morti, più di 800 feriti (la metà poliziotti), più di mille gli arresti, la gran parte minorenni. La situazione pare tornata alla calma. Una calma spettrale e minacciosa.
Il timore che gli aumenti indiscriminati dei generi di prima necessità (i prezzi dei cereali sono aumentati in un anno del 50%!), avrebbero scatenato, soprattutto in alcuni paesi poveri, sommosse popolari, sta diventando realtà. Dopo la "Rivolta delle baguette" di dicembre in Tunisia, ora è l'Algeria il paese in cui divampa e si estende la protesta giovanile. Da lunedì il paese è sconvolto da violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Scoppiati nel popolare quartiere di Algeri Bab el-Oued, essi si sono oramai estesi in vaste aree del paese, tra cui la ribelle provincia orientale della Cabilia. Le autorità tremano: proprio la "Rivolta del couscous" del 1988 diede fuoco alle polveri della sanguinosa guerra civile che dilaniò il paese negli anni '90.
Bilancio di un decennio di catarsi collettiva


