Seguite da polemiche per i brogli elettorali e precedute da una serie di sanguinosi attentati e di omicidi politici attribuiti alle forze islamiste radicali (a vario titolo considerate vicine ai talebani afgani e che hanno chiamato al boicottaggio della “farsa elettorale”), si sono svolte l’11 maggio in Pakistan le elezioni per l’Assemblea nazionale. Si è votato anche per rinnovare le Assemblee provinciali nel Punjab, nel Sindh, nel Baluchistan e nella provincia del Khyber Pakhtunkwa, ovvero nelle bollenti zone di frontiere con l’Afganistan.
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Se l’impero e il suo sciame di servi e di pretoriani necrofili esultano per aver tolto di mezzo il “nemico pubblico numero uno”, milioni di musulmani e di diseredati sono invece in lutto. Per loro, come ha detto Ismail Haniyeh, è stato ammazzato, quali che siano le nefandezze da egli compiute, un “combattente della guerra santa”. Dove sta la verità? E da che parte dobbiamo stare noi?


