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Yemen

Yemen: Saleh passa il potere. E adesso?

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Il presidente yemenita ha firmato il documento proposto dal Consiglio di Cooperazione del Golfo per il passaggio dei poteri al vicepresidente Hadi. Ma il momento di gioia che il paese aspettava da mesi sembra lasciare spazio a una sola domanda: adesso cosa succederà?

Saleh ha dato le sue dimissioni da presidente dello Yemen. Ieri sera a Riyadh, capitale saudita, davanti ai sei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, ha firmato un documento stilato dal Consiglio stesso e appoggiato da Stati Uniti e Onu che stipula il passaggio di poteri al vicepresidente yemenita Abdrabuh Mansur Hadi. Nello stesso momento, a Sanaa, folle di manifestanti anti-governativi celebravano l’evento scontrandosi, in alcuni quartieri, con i partigiani di Saleh. E protestavano contro una decisione che non rispetta il loro volere.

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Saleh è tornato ma...

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Sulla rivolta popolare nello Yemen, il più povero, non per questo il “più arretrato tra i paesi arabi”, abbiano scritto a più riprese. Contro il regime di Ali Abdullah Saleh (monarca de facto, al potere sin dal 1978) vaste masse iniziarono a mobilitarsi sin dalla metà di gennaio, mentre Tunisia ed Egitto erano in fiamme. Una rivolta generale, che ha spinto per le strade tutte le opposizioni, dagli islamisti alla sinistra, dai nazionalisti nasseriani a quelli baathisti. Una rivolta popolare che ha subito avuto come principale obbiettivo le dimissioni del Presidente-padrone Saleh, il quale è riuscito a restare in sella solo grazie all’appoggio diretto degli Stati Uniti e dei sui alleati del Golfo, sauditi anzitutto.

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Yemen - La rivoluzione democratica che spaventa Obama

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Dalla scintilla alla svolta

Giovedì 27 gennaio (pochi giorni prima, il 14 gennaio, Ben Alì fu costretto a fuggire dalla Tunisia), nella bellissima capitale Sanaa, decine di migliaia di persone — furibonde alla notizia che dopo 33 anni di regime il figlio del Presidente Saleh, tra l’altro capo della famigerata Guardia repubblicana, sarebbe succeduto, in perfetto stile dinastico, al padre — partecipavano ad una manifestazione che sarà “la scintilla destinata ad incendiare la prateria” yemenita. Dal palco Abdulmalik al-Qassus, parlamentare del partito islamista d’opposizione al-Islah (Riforma) affermò: «Siamo qui riuniti per chiedere la partenza del Presidente Saleh e il suo corrotto governo». (1)

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Emiri e monarchi fanno strage di civili, ma il Golfo non è la Libia per Barack Obama

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Dallo Yemen al Bahrein, passando per l’ultraconservatrice Arabia saudita, i regimi rispondono con la violenza, i massacri e la repressione alle proteste popolari. Ma gli Usa non intervengono

Roma, 19 marzo 2011, Nena News – Sono ore tra le più difficili per lo Yemen, in cui dominano sdegno e rabbia per il massacro di 41 manifestanti anti-regime (in realtà 52 secondo le ultime notizie - ndr) compiuto ieri nella capitale Sanaa da non meglio identificati «cecchini» appostati sui tetti. I feriti sono oltre 20, molti dei quali lottano tra la vita e la morte.

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Yemen - Verso la secessione del Sud?

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La Repubblica Popolare Democratica dello Yemen (RPDY), altrimenti detta dello Yemen del sud e considerata “socialista”, è probabilmente stata, tra le nazioni, quella che ha avuto la vita più breve. Nata nel 1970 è scomparsa, per unificarsi con lo Yemen del Nord, nel 1990.
Sotto la guida del Partito Socialista dello Yemen, per vent’anni la RPDY è stata stretta alleata dell’URSS e, tra i paesi arabi, il paese che con più audacia ha sostenuto la sinistra radicale palestinese.

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