I tentativi di far fallire l’attesa “giornata della rabbia” del 25 febbraio non hanno sortito effetto. Migliaia e migliaia di cittadini iraqeni hanno aderito alle manifestazioni di protesta, contro la disoccupazione, il carovita e l’aumento dei prezzi, promosse da comitati popolari sorti spontaneamente nelle ultime settimane e dai centinaia di giovani attraverso facebook.

Proprio per far fallire la protesta e spaventare la popolazione il Primo ministro in persona è intervenuto a più riprese dalle sue Tv per dire che le manifetsazioni erano promosse da qaedisti e baathisti. Nello stesso senso sono intervenuti il Grande Ayatollah Ali al-Sistani e lo stesso Muqtda al-Sadr, cercando di dissuadere gli iracheni dal prendere parte alla giornata di protesta.

In barba a questi tentativi in tutte le principali città del paese le manifestazioni sono invece state un grande successo, ed estremamente combattive, e ad esse hanno partecipato iraqeni sia di fede shiita che sunnita. Tutti uniti, dichiaravano i dimostranti, contro la corruzione, l’ingiustizia, e il governo di ladri capeggiato da al-Maliki.

Al governo di al-Maliki non è restato che l’uso della forza.
I suoi sgherri hanno infatti attaccato  le manifestazioni in diverse città del paese, sparando sulla folla e causando decine di morti (si parla di trenta manifestanti uccisi). A Baghdad i dimostranti, provenienti anche dalla roccaforte di Moqtada, Sadr City, hanno cercato, muovendosi da piazza Tahrir di dirigersi verso i superprotetti palazzi del potere della “Zona verde” passando dal ponte di Jumhurya, riuscendo infine ad abbattere le gigantesche paratie in cemento. Polizia ed esercito hanno sparato ad altezza d’uomo, ferendo decine di persone.

Stessa rabbia popolare a Kirkuk, Bassora, Falluja. Ad Hawija, 240 km a nord di Baghdad i manifestanti hanno assaltato il municipio, occupandolo. A Mosul i manifestanti sono stati bloccati dal fuoco dell’esercito mentre tentavano di occupare l’edificio del governo provinciale.

La “Giornata della rabbia” non cade dal cielo. L’onda delle sollevazioni tunisina ed egiziana si era fatta già sentire in Iraq giorni addietro. Il 15 febbraio enormi manifestazioni di protesta si erano svolte nell’Iraq meridionale e a Bassora, anche in questo caso spari sulla folla, morti e feriti, mentre in alcune città i dimostranti riuscivano a bruciare i palazzi del potere. «La corrente elettrica non è solo per i militari!», «Chiediamo il rispetto dei nostri diritti!», «Basta con la corruzione che ammorba le autorità!», «Dimissioni del governo!».