Varata stasera la più odiosa delle manovre
ORA E’ IL MOMENTO DELLA LOTTA

Scriviamo queste brevi note mentre è in corso la riunione del Consiglio dei ministri. Stasera, all’ora di cena, gli italiani si ritroveranno nel piatto la più odiosa e classista delle manovre economiche. Per farla è stato necessario sostituire il Buffone di Arcore con l’uomo delle cupole finanziarie. Torneremo domani, in maniera più dettagliata, sui provvedimenti del governo Monti. Ma le anticipazioni diffuse alla stampa sono più che sufficienti per un primo commento.

Si tratta di una manovra dura ed antipopolare, guidata da una ferocia classista senza pari. Ci vengono in mente gli improvvidi festeggiamenti del 12 novembre, il consenso bulgaro al «governo dei professori», l’uniforme atteggiamento della stampa, l’entusiasmo di Bersani e Vendola per alcune frasi della Fornero. Ora alcuni sembrano svegliarsi (vedi le critiche dei sindacati confederali), ma finora dov’erano?

La verità è che Monti ha fatto quello che era naturale facesse, quello che tutti sapevano avrebbe fatto. Altro che equità! I diritti pensionistici vengono semplicemente devastati, le pensioni ridotte, i tempi del pensionamento dilatati per tutti (la soglia di riferimento è ormai quella dei 70 anni…), l’adeguamento all’inflazione bloccato. E pensare che qualcuno riteneva esagerato che si parlasse di massacro sociale.

Ma non ci sono solo le pensioni. C’è il ritorno dell’Ici (che ora si chiamerà Imu) sulla prima casa, si annunciano tagli agli enti locali, alla sanità (nuovi ticket in arrivo) ed ai trasporti pubblici. In compenso aumenterà l’addizionale regionale dell’Irpef. Ed infine, ciliegina sulla torta, si annuncia un aumento dell’IVA, due punti nel 2013 più mezzo punto nel 2014.

Se i destinatari del «dare» sono i soliti noti, idem per quelli dell’«avere»: mentre gli unici sgravi fiscali sono per le aziende, le banche avranno il debito garantito dallo Stato per sette anni. Che poi questa stangata venga presentata come «equa», giocando propagandisticamente su misure assai secondarie, come la tassazione di alcuni beni di lusso, è semplicemente una presa in giro che grida vendetta.

Il «bello» è che questa porcheria – perfino la Camusso ha dovuto dichiarare che «fanno cassa sui poveri» – non basterà di certo a placare la sete dei cosiddetti «mercati», quei vampiri della finanza internazionale che sono i veri burattinai di questo governo golpista. E non servirà a salvare l’euro, contrariamente a quanto vorrebbero farci credere.

L’assenza di una vera patrimoniale è la riprova del fatto che anche il governo dei bocconiani galleggia, come quello precedente, in attesa che qualcuno sbrogli la matassa a Bruxelles, Berlino e  Francoforte. Città dove il club dell’euro in effetti si agita ma senza convinzione, mentre in molti si chiedono ormai come verrà gestito l’Eurocrac, un evento di cui nei posti che contano si discute oggi più del «come» che del «se».

Le misure del governo non rispondono dunque ad alcun «interesse nazionale», ma solo a quelli della classe dominante. Finora l’uomo della Trilateral ha agito quasi in una curiosa situazione da laboratorio asettico, in assenza di opposizione sia in parlamento che nel Paese. Da domani, ne siamo convinti, non sarà più così. Il luogo dell’opposizione non saranno però le aule parlamentari, ma le piazze ed i luoghi di lavoro e di studio.

Con Berlusconi anche l’antiberlusconismo sta passando a miglior vita. Ora il volto del vero nemico è finalmente più distinguibile. Il nemico è il capitalismo finanziario, quello che chiamiamo anche capitalismo casinò, i cui agenti fondamentali nel nostro Paese sono proprio quelli che hanno preso i palazzi del potere, certo senza sparare un colpo, ma anche senza prendere un voto.

E’ questo dunque il momento della lotta, per difendere i diritti sociali, le condizioni di vita, la stessa democrazia. E’ il momento di svegliarsi, di porre fine ad ogni pigrizia, di chiamare tutto il popolo lavoratore alla ribellione. Sappiamo che non sarà facile. Forte è la sfiducia, la rassegnazione, il senso di una sconfitta vissuta da molti come ineluttabile. Lavorare per vincere questa sfiducia, per battere la rassegnazione, per riavviare il conflitto sociale è il compito che abbiamo davanti.

Ma siamo fiduciosi, perché c’è pur sempre un momento in cui si dice basta. E molti indicatori ci dicono che la misura è davvero ormai colma.