Tutti meno sovrani in nome dell’Europa… ma non i tedeschi

Su segnalazione di Riccardo, riprendo questo articolo del Irish Times, dove sembra suscitare scandalo il fatto che la Germania si arroghi il diritto di visionare il piano economico-finanziario del governo Irlandese, e prima ancora del suo proprio Parlamento…in fondo all’articolo, alcune riflessioni.

 

Irish Times – La Commissione Europea mette in guardia su un rallentamento dell’economia mondiale quest’anno, che potrebbe richiedere un’ulteriore “stretta fiscale” in Irlanda, e far “svanire” il suo previsto ritorno sui mercati finanziari del prossimo anno.

In un rapporto diffuso ieri nel Bundestag, il Parlamento Tedesco, la Commissione rivela che, nel mese di dicembre, ha chiesto una revisione del programma di vendita di assets, dopo aver respinto il progetto iniziale del governo come “non sufficientemente ambizioso”.

Questa è la seconda volta che delle informazioni sensibili sull’economia Irlandese vengono comunicate ad una commissione del Bundestag.

La prima volta lo scorso novembre, sono stati divulgati in Germania dei dettagli del budget, comprese le modifiche all’IVA, in anticipo rispetto al loro annuncio ufficiale da parte del governo.

La divulgazione dell’ultimo documento, scoperto dal Irish Times, giunge in un momento imbarazzante, il giorno dopo la decisione di indire un referendum sul Trattato Europeo di Stabilità.

Il portavoce sulla finanza del Fianna Fáil, Michael McGrath, ha detto che ha provocato “un grande imbarazzo al governo”. Ha invitato la coalizione a sollevare la questione con la troika e insistito che tutti i documenti riguardanti gli affari economici Irlandesi devono essere presentati in prima istanza al Dáil.

Il portavoce sulla finanza del Sinn Féin, Pearse Doherty, ha definito come ”preoccupante” la comunicazione della relazione, e ha dichiarato: “E’ anche preoccupante che la Commissione Europea sembra raccomandare maggiori tagli e aumenti fiscali”.

Tuttavia, il Dipartimento delle Finanze ha detto che la comunicazione del report che sarà pubblicato oggi fa parte del processo di routine in cui è coinvolta l’Irlanda per poter essere in grado di accedere ai finanziamenti UE-FMI.

Il documento è stato diffuso alla comissione Bundestag dal Ministero delle Finanze Tedesco di Berlino. Guardando al futuro, la relazione rileva le sfide del deleveraging del sistema bancario e avverte che le prospettive di crescita dell’Irlanda nel 2012 fanno affidamento sulle fortune economiche dei suoi partner commerciali.

Gli ispettori della Commissione esprimono la preoccupazione che le banche Irlandesi stanno entrando “in una fase più difficile” nel loro programma di riduzione della leva finanziaria, con un accesso “sensibilmente ridotto” ai fondi, vale a dire un continuo affidamento a breve termine sui finanziamenti della banca centrale.

“Le banche potrebbero trovare sempre più difficile continuare a soddisfare i loro obiettivi di riduzione della leva finanziaria senza dover accettare dei tagli più elevati sulle attività che vendono”, aggiunge il rapporto.

La Commissione promette una revisione delle procedure di deleveraging, a riflettere le preoccupazioni del Governo che le banche possano “super-competere per i depositi” per accrescere il loro ratio prestiti/depositi.

Dopo aver preteso un piano più ambizioso per le cessioni di attività dello Stato, il rapporto dice che una verifica adeguata sarà completata entro marzo, e una parte dei proventi della vendita saranno “utilizzati per finanziare piani del governo per le misure a vantaggio dell’occupazione”.

In seguito agli accordi Europei, ogni governo deve presentare alla Commissione il suo proprio piano economico finanziario, per dimostralo in linea con gli obiettivi di bilancio imposti dalla UE. Tutti i governi.

In particolare poi, quelli che hanno avuto accesso a dei “prestiti-salvataggi” (delle banche creditrici, si intende) devono in contropartita obbligarsi all’attuazione delle politiche economiche e sociali dettate dall’Unione (tagli di spese pubbliche, aumenti di imposte e privatizzazioni), e quindi presentarli alla Commissione..

Questo però non spiega però perché questi report debbano essere presentati al Bundestag, che è il Parlamento Tedesco.

Ebbene, bisogna sapere che il Trattato di Lisbona prevede che gli organi dell’Unione possono modificare i Trattati attraverso una procedura di revisione semplificata, che non richiede la ratifica dei singoli Stati. E tale procedura semplificata è stata attuata per dar vita al Meccanismo Europeo Permanente di prestiti a stati in difficoltà, quel meccanismo a cui si fa ricorso per sostenere le banche creditrici con i continui salvataggi ai paesi in crisi, pagati dai contribuenti.

Mentre la nostra Corte Costituzionale Italiana si è sempre dichiarata incompetente a giudicare sulla costituzionalità dei trattati o delle normative europee, invece la Corte Costituzionale Tedesca lo fa, eccome.

Chiamata da alcuni ricorsi a valutare la compatibilità di queste novità con il loro sistema costituzionale interno, la Corte Tedesca ha sentenziato che, nell’attuale fase di integrazione, gli organi dell’ Unione non raggiungono il livello di legittimazione democratica necessario per sostituire il Parlamento tedesco nell’esercizio di funzioni sovrane. Ha ritenuto dunque necessario che nei casi di “sviluppo dinamico” dei trattati (procedure di revisione semplificata e clausole di flessibilità previste dal Trattato di Lisbona) il Parlamento nazionale si debba pronunciare per ratificare o autorizzare il Governo alle decisioni da prendere in sede Europea.

Ecco perché i piani economico finanziari arrivano dalla Commissione al Bundestag, che deve autorizzare i pagamenti.

Sbagliano i Tedeschi, o sbagliamo noi, ad essere così servili da nemmeno ipotizzare di poter verificare la costituzionalità interna dei provvedimenti europei? mentre, tra l’altro, gli altri lo fanno?

da Voci dall’estero