Guida pratica per… praticoni
«Ecco perché si parla già di una manovra post-elettorale immediata da 7 miliardi»

Dunque, dunque, Visco dichiara (tra “leggere” contestazioni di cui si sorprende) che “le regole (europee) di contenimento del debito non impongono necessariamente misure restrittive“.
Bankitalia, però, quasi contemporaneamente, determina la recessione 2013 nell’1% del PIL.

La prima affermazione di Visco si bassa sul fatto che…ignora il moltiplicatore, e che, sostanzialmente, pare ritenere che le misure di “crescita” siano, in presenza di austerity “espansiva”, le famose “riforme strutturali” sul lato dell’offerta che tanto beneficio danno e daranno al PIL italiano. Insomma, “egli” continua a credere nel crowding-out: tagli alle spese, dunque “meno Stato”, fanno “crescere”, perché si ottiene (“dicono”) aspettativa di minori tasse da parte degli “operatori razionali” a trazione “equivalente ricardiana” e comunque si ottiene una più, (indovinate), razionale allocazione delle risorse.

Ma se si sbaglia su questo può essersi sbagliato pure sulla misura della recessione.
Vediamo com’è andata nel 2012. Alla fine del 2011, si registra “crescita zero” e un indebitamento netto pubblico, (deficit/PIL) pari al 4%.
L’obiettivo era, allora, (“lo vuole l’Europa: un impegno per tutti”) di portare il deficit annuale al -1,6%: indicazione della Commissione UE, per consentire la sostenibilità del debito italiano, tranne poi dire che non era vero niente.

Insomma, Monti “mette insieme”, per l’appunto, nuove tasse e tagli di spesa per complessivi 2,4 punti di PIL (guarda caso 4-1,6=2,4), e ciò anche scontando gli effetti sul 2012 delle manovre di Tremonti (star dietro alle imputazioni pro-anno degli effetti finanziari delle manovre è un lavoraccio praticamente inutile, anche perché sono fatte su stime rivelatesi…errate). Risultato: recessione al 2,4% del PIL.

Diciamo che, nel mix tra tasse e tagli ingegnato e complessivamente riportato nei suoi effetti nel 2012, si può individuare un moltiplicatore “a spanne” e mediato (“ponderando” a “occhio”, tra le differenti tipologie di intervento finanziario= “tasse e tagli”) pari a esattamente 1 (2,4×1=…2,4).
E ciò perchè, come più volte si è lamentato, ci si è “sbilanciati” sulle entrate tributarie, altrimenti il moltiplicatore sarebbe stato maggiore (Il FMI lo indica, per i “tagli-spesa” intorno a 1,5).

Attenzione: il deficit effettivo 2012, previsto a 1,6, è poi risultato essere del 2,6, (si sono proprio sbagliati, come direbbe Sofia), dato che, siccome la pressione fiscale è al 45,2% del PIL, in media, durante l’anno, la base imponibile è caduta in misura corrispondente portando a minori entrate di circa un punto rispetto alle stime (2,4×0,452=1,08).

Per il 2013, il deficit/PIL “programmato” (con un certo understatement, per…non perdere “credibilità”!), più prudentemente (“strano”: ma vedremo il motivo) è ora stimato, dal FMI, in -1,8. Questo perché la Ragioneria sullo specifico 2013 è stata un pò…reticente, per non fare ulteriori brutte figure. In effetti, in origine, avevano “sparato” il pareggio di bilancio direttamente al 2013!

Ma insomma: per portare l’indebitamento netto/PIL dal 2,6 del 2012 (fonte: Istat nel “Bollettino di notifica dell’indebitamento netto…secondo il trattato di Maastricht“) a questo 1,8 (ma a me pareva che nell’agosto 2011 avessero detto 1,5, ma tant’è, prendiamo per più “oggettivo” il FMI), ci saranno tagli e tassi, non già applicati nel 2012, per 0,8 punti di PIL.

Ma….0,8×1=0,8, mentre invece Bankitalia ha calcolato una recessione all’1%.
Che siano diventati più realistici (…del “Re-FMI”)?
In realtà, a legislazione vigente, i tagli di spesa della manovra estiva 2011 e della spending review saranno, (a legislazione vigente) proiettati in larga parte proprio sul 2013.
Perciò, il moltiplicatore, (quello “attendibile” rideterminato dal FMI in un range tra 0,9 e 1,7) sarà più prossimo, mediando e ponderando a “occhio e a spanne”, a 1,5.
Sicché: 0.8×1,5= 1,2. E già, un po’, è superiore a quanto dice Bankitalia. “Ora”: poi vedremo…si aggiornano sempre a cose fatte.

Solo che l’Italia, nel corso del 2013 entra, a pieno regime, nell’ESM che prevede, (su 650-700 miliardi totali, che però scontano i residui del Fondo europeo transitorio” per 250-300 miliardi) a “carico nostro”, una contribuzione pari al 17,9%, da corrispondersi entro il 2015 a partire appunto da quest’anno. L’onere complessivo si aggira sui 72 miliardi. Facciamo una media di 24 miliardi all’anno.

Chiaro che, per esigenze di cassa, immediate e dovute alla relativa lontananza delle principali scadenze tributarie 2013, cercheranno una copertura immediata a questo esborso, finanziato da debito pubblico aggiuntivo. Per non inasprire anche la situazione del livello di interessi. D’altra parte è probabile che una prima rata in vicina scadenza sia proprio di 7/8 miliardi.

Ecco allora che, già adesso, parlano di una manovra post-elettorale, immediata, di 7 miliardi (a fine tregua).
Diamo per buono che facciano “solo” questo (se l’hanno detto in periodo elettorale, vuol dire proprio che stanno mettendo le mani avanti). E quindi potrei essere di gran lunga ottimista negli attuali calcoli (sottostimando “l’europeismo” di Bersani-Monti e la questione degli “esodati non garantiti”, circa 150.000, per risolvere la quale dovrebbero spendere, secondo i giornali, qualche imprecisato “miliardo”. E poi non sia mai che si registri qualche emergenza bancaria “interna”, tipo MPS).

Dunque, assumendo un moltiplicatore medio-ponderato da “mix” di ulteriori tagli e tasse (cioè di poco superiore a 1), si dovrebbe avere, almeno, un altro mezzo punto circa di PIL di ulteriore recessione (ma è per una buona causa: tutelare i crediti delle banche tedesche verso i PIGS, specie la Spagna e magari…Cipro. Insomma, “più europa” è sempre una soluzione “buona” per…vivere al di sopra delle nostre possibilità).

Quindi la recessione 2013, si collocherà in un “range” tra (0,8+0,5) e…(1,2+0,5), cioè tra 1,3 e 1,7 (sarei più propenso alla seconda cifra, ma ammetto che, mediando, potrei puntare su 1,5). Questo se li lasciamo fare e pur sempre valutando “ottimisticamente” il “loro” europesimo…

A questo punto, poiché la pressione fiscale rimane QUANTOMENO (ma probabilmente aumenterà, in pratica) a 45,2% del PIL, avremo anche una corrispondente caduta della base imponibile e, quindi, un ulteriore aggravamento del deficit/PIL rispetto al previsto: da 1,8 dovrebbe incrementarsi, diciamo “prudenzialmente”, di un ulteriore 0,6-0,7, punti di PIL, (moltiplicando, appunto, il minor PIL per la pressione fiscale). Quindi l’indebitamento netto sarà ancora maggiore dell’1,8 e intorno a 2,4/2,5 del PIL.

Se li lasciamo fare. (Se li lasciamo giocare agli “equivalenti ricardiani”…attendendosi ottimisticamente una certa moderazione).
Naturalmente la colpa sarà nostra e del fatto che non siamo abbastanza produttivi. E che viviamo al di sopra delle nostre possibilità. Naturalmente.

da http://orizzonte48.blogspot.it/