
C’è una sinistra mummificata, tetragona e settaria che pur di non ammettere la propria consunzione si scava la fossa e parla di “elezioni che sanciscono una svolta reazionaria”, e definisce il Movimento 5 Stelle come fascistoide. La nostra opinione i nostri lettori la conoscono. Anche quelle molto importanti di Emiliano Brancaccio, di Giorgio Cremaschi, di Marino Badiale. Ne pubblichiamo altre due, non meno significative, quelle di Bifo e Toni Negri.
Dice Franco Bifo Berardi
«L’unione europea nacque come progetto di pace e di solidarietà sociale raccogliendo l’eredità della cultura socialista e internazionalista che si oppose al fascismo.
Negli anni ’90 le grandi centrali del capitalismo finanziario hanno deciso di distruggere il modello europeo, e dalla firma del Trattato di Maastricht in poi hanno scatenato un’aggressione neoliberista. Negli ultimi tre anni l’anti-Europa della BCE e della Deutsche Bank ha preso l’occasione della crisi finanziaria americana del 2008 per trasformare la diversità culturale interna al continente europeo (le culture protestanti gotiche e comunitarie, le culture cattoliche barocche e individualiste, le culture ortodosse spiritualiste e iconoclaste) in un fattore di disgregazione politica dell’unione europea, e soprattutto per piegare la resistenza del lavoro alla definitiva sottomissione al globalismo capitalista.
Riduzione drastica del salario, eliminazione del limite delle otto ore di lavoro quotidiano, precarizzazione del lavoro giovanile e rinvio della pensione per gli anziani, privatizzazione dei servizi. La popolazione europea deve pagare il debito accumulato dal sistema finanziario perché il debito funziona come un’arma puntata alla tempia dei lavoratori.
Cosa accadrà? Due cose possono accadere: o il movimento del lavoro riesce a fermare questa offensiva e riesce a mettere in moto un processo di ricostruzione sociale dell’Unione europea, o il prossimo decennio vedrà in molti luoghi d’Europa esplodere la guerra civile, il fascismo crescerà dovunque, e il lavoro sarà sottomesso a condizioni di sfruttamento ottocentesco.
Ma come fermare l’offensiva?
Le elezioni italiane sono una risposta che può evolversi in maniera positiva o in maniera catastrofica. Dipende dai progressisti, gli intellettuali e gli autonomi del continente, dipende da noi.
Il 75% dell’elettorato italiano ha detto no al progetto anti-europeo di Merkel Draghi Monti. 25% si sono astenuti, 25% hanno votato per il movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, 25% hanno votato per il partito della mafia e del fascismo, e per il più geniale truffatore della storia, Berlusconi, nemico giurato di Angela Merkel perché la mafia non può più accettare il predominio economico di Berlino.
Il movimento di Beppe Grillo è la novità di queste elezioni. Raccoglie soprattutto voti dai movimenti di sinistra e raccoglie anche voti anche dalla destra. Beppe Grillo – che ha una formazione autonoma antiautoritaria – ha detto più volte che il suo movimento intende sottrarre voti alla destra, e ci è riuscito.
Non credo che il movimento 5 stelle potrà governare l’Italia, non è questo il punto. La funzione importante e positiva che il movimento ha svolto è rendere il paese ingovernabile per gli antieuropei del partito Merkel-Draghi-Monti.
L’elettorato italiano ha detto: non pagheremo il debito. Insolvenza.
La governance finanziarista d’Europa è finita, anche se Berlusconi e Bersani si metteranno d’accordo per sopravvivere e continuare a impoverire il paese spostando risorse verso il sistema finanziario. Non durerà. Ma allora può cominciare il peggio.
La classe finanziaria tenterà di strangolare l’Italia come ha strangolato la Grecia. La crisi politica si farà convulsa e violenta. L’esito può essere spaventoso. Mafia e fascismo hanno mostrato di controllare il trenta per cento dell’elettorato italiano, e la sinistra non esiste più. La secessione del Nord si riproporrà anche se la lega è crollata.
Epperò invece può iniziare un processo di liberazione d’Europa dalla violenza del capitale finanziario, una ricostruzione d’Europa su basi sociali. Fuori dagli schemi novecenteschi può diffondersi dovunque un movimento di insolvenza organizzata e di autonomia produttiva. Un movimento di occupazione può trasformare le università in luoghi di ricerca concreta per soluzioni post-capitaliste. Le fabbriche che il capitale finanziario vuole distruggere vanno occupate e autogestite come si è fatto in Argentina dopo il 2001. Le piazze vanno occupate per farne luoghi di discussione permanente.
Il programma lo ha enunciato Beppe Grillo, ed è un programma molto ragionevole:
Salario di cittadinanza
Riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore
Pensione a sessanta anni.
Restituzione alla scuola degli otto miliardi che il governo Berlusconi ha sottratto al sistema educativo.
Assunzione di tutti i lavoratori precari della scuola, della sanità e dei trasporti.
Nazionalizzazione delle banche che hanno favorito la speculazione ai danni della comunità.
Abolizione immediata del fiscal compact.
Il movimento cinque stelle ha impedito alla dittatura finanziaria di governare. Ora tocca al movimento della società. Avrà la società l’energia e l’intelligenza per gestire la propria vita con un movimento di occupazione generalizzato?
Se non avrà questa energia avremo meritato il disastro che ne seguirà.
Nota
Leggo su Internazionale [Il Movimento 5 Stelle ha difeso il sistema. In. L’internazionale]che i Wu Ming si lamentano del fatto che il movimento di Beppe Grillo amministra l’assenza di movimento in Italia. Ragionamento bislacco davvero. Dal momento che la società italiana è incapace di muoversi allora debbono stare tutti fermi? Dal momento che gli amichetti di wu ming sono stanchi allora tutto deve restare ad attendere i tempi del loro risveglio? Fate movimento invece di lamentarvi perché qualcun altro lo fa al posto vostro, magari in maniera un po’ più rozza di come piacerebbe ai raffinati intellettuali.
[27 febbraio 2013. La sconfitta dell’anti-Europa liberista comincia in Italia. In: Micromega]
Dice Toni Negri:
«E poi veniamo alla sinistra, nella sua disfatta. Anche qui avremo un lungo periodo di disfacimento, in senso propriamente organico, cioè finisce proprio in merda: finisce finalmente in merda il togliattismo, il berlinguerismo, che hanno vissuto per troppo tempo. C’è ancora la possibilità che da questa materia organica, da questa montagna di escrementi, esca qualcosa come Renzi, con la sua posa di uomo di centro-destra, ma di un centro-destra un po’ provinciale – ed è questo l’elemento che lo frega. Quindi ho l’impressione che ci sia anche da questo punto di vista un lungo periodo di instabilità, di rimescolamento di carte molto pesante.
E poi c’è il nuovo, cioè Grillo, che è quello che è, cioè la contraddizione in azione: rappresenta insieme – è chiaro, no? – i non garantiti e gli esclusi, e d’altra parte rappresenta i piccoli capitalisti in crisi, la piccola imprenditoria affamata ma che non per questo ha perso la sua volgarità e il suo atteggiamento ferocemente capitalistico. É un asse contradditorio che si terrà insieme per un po’ di tempo e terrà senz’altro aperta l’ingovernabilità ad un livello alto, perché poi è il livello che tocca la composizione di classe. Ed è questo il punto grosso insomma: che cosa si fa davanti a Grillo? È qui il problema: Viva Grillo! Abbasso Grillo! Grillo è il nuovo, è l’elemento di instabilità e a noi va bene: Viva l’instabilità! Viva l’ingovernabilità! Questo è l’elemento che mi sembra estremamente importante, si tratta proprio di insistere su questo. Viva l’instabilità! É nell’instabilità che si determineranno ricomposizioni di classe legate veramente a interessi e a volontà di esprimere quelli che sono interessi centrali, elementari, fondamentali nella nostra vita e nella lotta. E quindi bisogna a questo punto stanare Pope Gapon, stanare Grillo, stanare la sua ambiguità: stanarlo in che modo? Stanarlo sulle cose significa stanarlo sui temi del comune, stanarlo sui temi del reddito garantito, stanarlo sul tema della patrimoniale, stanarlo su quelli che sono i grandi problemi della struttura della rappresentanza, della legge elettorale, e così via».
[26 febbraio 2013. La morte del togliattismo e il pope Gapon In: Uninomade
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