07 novembre – Acciaierie Terni ultim’ora:
siamo di ritorno dai presidi delle acciaierie. Il clima che si respirava era un pò scoraggiante. Aria di rabbia, si, ma soffocata, trattenuta, rassegnata.

Evidentemente le parole di Landini e della Fiom non hanno incantato i lavoratori, che ancora, anche se sotto voce, fra di loro, si chiedono perché sia stata presa la decisione di revocare lo sciopero per l’intero comparto amministrativo, senza essere prima consultati.

La Fiom dice che è solo per un giorno, una mediazione che però molti lavoratori continuano a vedere come un cedimento ad un ricatto.

Sappiano i sindacati, e soprattutto la Fiom, con cui abbiamo battagliato verbalmente di fronte ai cancelli, che non sono loro che devono decidere come agire, cosa chiedere e quali accordi fare.
Decidono i lavoratori in lotta, sono loro che hanno l’ultima parola.

Il loro malumore cresce, ci hanno detto in privato, che solo la grandine scrosciante (e un nutrito servizio d’ordine!) ha messo al riparo ieri Landini da una contestazione molto più dura e agguerrita. Dal canto nostro abbiamo spiegato per l’ennesima volta che non è più il tempo dell’attesa, della speranza.

E’ il momento di organizzarsi e formare un COMITATO DI LOTTA per salvare l’acciaieria, non per “tirare a campare” ancora qualche anno.

Sono tutti consapevoli che prima o poi l’acciaieria di Terni chiuderà, sperano di galleggiare ancora qualche anno, è grasso che cola, questo è quello che lasciano trapelare gli stessi sindacalisti Fiom!

Abbiamo incoraggiato i lavoratori, gli abbiamo fatto notare come sia ancora più assurdo che lunedì, giornata del decisivo round negoziale a Roma, i sindacati non abbiano messo a disposizione dei pulmann per tornare assieme e più numerosi al Ministero dello Sviluppo Economico.

Gli abbiamo fatto notare come sia nel loro interesse pretendere che al tavolo delle trattative, accanto ai sindacati, sieda anche una delegazione autonoma e davvero rappresentativa dei lavoratori, l’unica che possa battere i pugni sul tavolo e dire chiaramente che non si accetta nessun accordo che non preveda una garanzia sui volumi produttivi (almeno 1300 tonnellate), nessun taglio occupazionale e il ripristino dell’integrativo aziendale.

Se ThyssenKrupp non cede, non può essere accettato nessun compromesso, e che il governo si decida per la nazionalizzazione dell’impianto siderurgico di Terni.

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Qui sotto il volantino distribuito ai lavoratori dei presidi:

Ieri a Roma non è successa solo una cosa molto grave, ma due

Con la scusa di consentire all’azienda di pagare gli stipendi di ottobre, i sindacati hanno accettato la richiesta della Morselli di far rientrare al lavoro gli impiegati. E’ la rottura del fronte di lotta. La scusa è ridicola. Ammesso che le buste paga non fossero già pronte, non servono certo tutti gli impiegati per svolgere quel compito (siamo nell’epoca dell’informatica). E’ stato accettato il ricatto dell’azienda. In cambio di cosa? Del nulla visto che la Morselli non ha dato alcuna formale garanzia sul rilancio dell’acciaieria e sui volumi produttivi.

La seconda cosa grave è che i sindacati hanno firmato il preaccordo nelle segrete stanze senza prima sottoporlo all’attenzione e al voto dei lavoratori.

Centinaia di operai erano da ore sotto il Ministero.
Perché i sindacati, prima di decidere, non sono scesi in strada a consultare i lavoratori?

Non lo hanno fatto perché sapevano che l’accordo sarebbe stato respinto a furor di popolo. Ed infatti lo stesso Landini è stato contestato (non sarà che Landini ha un accordo politico segreto con Renzi?).

Dopo tanti giorni di sciopero, di presidi e di sacrifici sono i diretti interessati che debbono dire l’ultima parola!

I sindacalisti ricevono il loro mandato dai lavoratori stessi e non hanno la facoltà di decidere alle loro spalle.

Ve lo avevamo detto che si doveva formare un Comitato di Lotta per impedire accordi bidone.

E ADESSO?

Da martedì si deve tornare al blocco totale, che deve continuare fino a quando la ThyssenKrupp non ritira tutti i licenziamenti e presenta un piano industriale serio, che garantisce i volumi produttivi e il futuro dell’azienda.
Se non lo fa, che il governo entri in gioco e nazionalizzi le acciaierie.

NESSUNO DEVE PERDERE IL LAVORO!
DEVONO DECIDERE I LAVORATORI IN LOTTA

da Marcia della Dignità