«Tsipras aveva un’occasione d’oro, tanto più dopo la schiacciante vittoria del NO, per mostrare al mondo, con la propria determinazione, di meritare il sostegno di cui gode. Non lo ha fatto. Poteva mostrare di possedere quella statura strategica che si chiede in momenti straordinari. Ahimè, non ce l’ha».
Scrivo mentre è ancora in corso la riunione del parlamento europeo. Seduta importante, visto che per la prima volta (!) questo parlamento fantasma discute del dramma greco, per di più alla presenza di Alexis Tsipras. [nella foto mentre si rivolge al Parlamento di Strasburgo]
Confesso che ascoltandolo, ed assistendo alla vera e propria aggressione perpetrata dai deputati al servizio dell’eurocrazia, mi saliva da dentro un sentimento di empatia (verso Tsipras) e di vero e proprio odio verso i secondi.
Premessi i sentimenti provo a dare la parola alla ragione.
Che viene fuori da questo dibattito solenne? Ad eccezione della Le Pen e di Farage (rispetto ai quali il Salvini è un grottesco nanetto) tutti hanno preso parte ad una specie di rito apotropaico. Pur da sponde opposte, dal mastino tedesco Weber a Pablo Iglesias, tutti a fare esorcismi, a dire che occorre salvare l’Unione europea e la sua moneta unica. La divisione in seno a questo strampalato fronte europeista è su di chi siano le responsabilità se la moneta unica è al capolinea, e se l’Unione è ad un tornante dopo il quale non sarà più la stessa: se dei greci “spendaccioni, corrotti e inaffidabili”, o se dell’eurocrazia e dell’arroganza della Merkel. Ovviamente su quali siano le terapie per salvare il moribondo.
Aver lasciato alla Le Pen ed a Farage dire la verità, ovvero che il problema di fondo sono le basi stesse su cui è stata costruita l’Unione, che il problema è la moneta unica, la dice lunga su come siamo messi, e sulla piega degli eventi nel caso di implosione dell’eurozona.
Fatta salva l’istintiva empatia verso Tsipras, debbo dire che il suo discorso è stato di basso profilo, privo di spessore politico. Egli dopo avere ripetuto ciò che già tutti sappiamo, che il suo governo non porta le responsabilità del disastro sociale che soffre il suo Paese, che esse vanno cercate nelle terapie austeritarie imposte dalla troika; non ha detto nulla di preciso su come il suo governo pensa di venir fuori dal marasma, nulla su cosa andrà a proporre nell’ennesimo round negoziale, nulla su come pensa potranno riaprire le banche se un accordo non sarà raggiunto, nulla su dove pensa di trovare le risorse per far crescere l’occupazione.
E’ triste dirlo, ma ha glissato sulle questioni dirimenti, limitandosi all’aria fritta. Non ha nemmeno accennato alla rinegoziazione del debito e, quando ha parlato delle misure necessarie che il suo governo intende adottare, ha parlato… di lotta all’evasione fiscale, al clientelismo (sic!). La sola cosa che ha sottolineato, simbolicamente decisiva, è che il suo governo “rispetterà i principi di funzionamento della Ue”. Soave musica alle orecchie dei liberisti
I greci e l’opinione pubblica europea, quando oramai siamo alle strette, mentre la grexit è alle porte e nessuno ne fa più mistero, non meritavano un discorso scialbo fino a tal punto.
Tsipras aveva un’occasione d’oro, tanto più dopo la schiacciante vittoria del NO, per mostrare al mondo, con la propria determinazione, di meritare il sostegno di cui gode. Non lo ha fatto. Poteva mostrare di possedere quella statura strategica che si chiede in momenti straordinari. Ahimè, non ce l’ha.
da sollevAzione