Sul blog di Beppe Grillo compare oggi un attacco frontale all’ultima versione di legge elettorale del Pd renziano.

Ampiamente condivisibile. Non ci addentriamo adesso sulle tecnicalità del modello piddino, vale la sostanza di quanto scritto da Beppe Grillo:

«E’ una legge abominevole e antidemocratica (…) In questo modo alla Camera e al Senato si avrà una rappresentanza totalmente distorta della volontà popolare: potrebbe verificarsi che il partito che prende più voti ottenga meno seggi, oppure che il secondo partito che prende pochi voti in meno del primo sia estremamente sotto rappresentato. Tanto valeva che le abolissero direttamente le elezioni!(…)  Il collegio uninominale – in cui vince chi prende un voto in più degli avversari – avvantaggerà chi ha tanti soldi da investire per la campagna elettorale e a livello locale può promettere un posto di lavoro o altri benefici in cambio di un voto. A ispirare questa legge è stato Denis Verdini, tirando fuori dal cassetto un progetto che non era riuscito a imporre nemmeno a Silvio Berlusconi ma che, dicono i ben informati, piace alla massoneria».

Ben detto, ma…

Il modello proposto dai Cinque Stelle anch’esso implica una “rappresentanza totalmente distorta della volontà popolare“. Perché? Perché prevede uno sbarramento per tutte le liste che non superino il 5%.

Facciamo due conti.

Supponiamo che alla prossime elezioni i votanti siano come quelle delle ultime elezioni del febbraio 2013, ovvero 32.270.926 (che fa il 75,20% degli aventi diritto).
A quanti voti corrisponde in questo caso il 5%? Poco più di un milione mezzo.

Per vedere quanto questo sbarramento sia lesivo del principio che il voto del cittadino “A” vale quanto quelli dei cittadini “B” o “C”, e per vedere quanto questo meccanismo produca una “rappresentanza totalmente distorta della volontà popolare“, poniamo il caso che ci siano tre liste che ottengano ognuna il 4,5%, quindi non superino la soglia di sbarramento e restino fuori dal parlamento.

Che avremmo?
Avremmo che 4 milioni e mezzo di elettori (il 13% e passa dei votanti) non avrebbero rappresentanti. Una inversione dei fattori che non cambia il risultato (atteso dall’oligarchia). Con le parole di Grillo una “rappresentanza totalmente distorta della volontà popolare“.

Peggio ancora! I partiti più grandi si spartirebbero le decine di seggi delle tre liste escluse. Di fatto un indebito premio di maggioranza ai partiti più grandi.

Amici a Cinque Stelle, non dite quindi che la vostra proposta è proporzionalista! E’ una “porcata alla tedesca” — innestata sul modello spagnolo: vedi quanto scritto da Leonardo Mazzei su questo blog nel settembre 2016:  IL FINTO SISTEMA “PROPORZIONALE” DI M5S.

Per di più i Cinque Stelle non hanno mai smentito di potere accettare, in ossequio al principio della “governabilità”, la “super-porcata” di un colossale premio alla lista che raggiunga la soglia, addirittura del 35%. Vedi il mio intervento del 7 maggio scorso: M5S: QUESTA NON È SOLO BRUTTA, È UNA SUPER-PORCATA.

da sollevAzione