Contro il culto del sionismo

«Si può essere ebrei senza essere sionisti, e si può essere sionisti senza essere ebrei. Va respinto, con la parola e con l’azione, il paradigma che sorregge la strategia del potere, quello per cui sionismo equivale ad ebraismo, da cui consegue l’equiparazione tra antisionismo ed antisemitismo, quindi la stigmatizzazione della Resistenza come terrorismo. Qui non è in ballo solo la legittimità della lotta in difesa del popolo palestinese, in ballo ci sono la vita o la morte della verità, dell’etica pubblica e della democrazia italiana».

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Pasquale Angelosanto è un generale dei Carabineri. Dal 2017 al 2023 è stato a capo del molto chiacchierato ROS, Raggruppamento Operativo Speciale (vedi le scandalose vicende del Processo Ganzer, del Processo Subranni e di quello Mori). Dal dicembre 2023, su nomina diretta di Giorgia Meloni, Angelosanto è Coordinatore Nazionale della Lotta all’Antisemitismo, figura istituita
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri nel gennaio 2020, dal famigerato governo Conte II a seguito delle direttive dell’Unione europea (Risoluzione del 1° giugno 2017 sulla lotta contro l’antisemitismo) sotto la pressione delle potenti lobby ebraico-sioniste. QUI invece l’articolato documento in cui gli eurocrati indicano agli Stati le linee guida della lotta all’antisemitismo, ovvero in difesa del sionismo.

Diamo solo i significativi capitoli: Raccomandazioni Politiche – Prevenire e combattere ogni forma di antisemitismo – Proteggere e promuovere la vita ebraica nell’UE – Istruzione, ricerca e memoria dell’Olocausto – Guidare la lotta globale all’antisemitismo. Oltre al subdolo criterio “ogni forma di antisemitismo” colpisce l’obbligo della “promozione della vita ebraica”. L’ennesima conferma che dietro alla foglia di fico dell’olocausto, il culto sionista è la vera e propria religione civile delle élite imperialiste e globaliste. Per quanti sforzi possano fare non sarà mai la religione del nostro popolo.

L’ufficio che Angelosanto dirige è solo una delle molteplici protesi dello Stato di Polizia? No, oltre a funzioni investigative, preventive e repressive, si tratta di un vero e proprio organismo strategico offensivo di manipolazione ideologica e di intrusione tentacolare nelle istituzioni (scuole e università anzitutto), e di eterodirezione dei media, dei partiti e dei circuiti culturali. Per darsi conto della natura strategica e delle molteplici funzioni della Task Force per la Lotta all’Antisemitismo si legga con la dovuta attenzione il vero e proprio Piano Quinquennale 2025-2029 (Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, febbraio 2025) elaborato dall’Ufficio presieduto dal generale Angelosanto, con le sue “5 linee strategiche”, i “22 obiettivi” quindi le “68 azioni strumentali di conseguimento”.

Che sia un militare preposto ad una tale funzione multitasking la dice lunga sul processo di degenerazione autoritaria della cosiddetta “democrazia italiana”. In nessun altro paese europeo organismi politico-istituzionali ad ampio spettro operativo sono guidati da militari. Vedi ad esempio il caso francese della DILCRAH.

Di recente il Generale ha rilasciato un’intervista al contempo rivelatrice, sconcertante e allarmante. Si conferma quanto da molto tempo andiamo dicendo che il culto sionista di Israele è la vera e propria religione civile dell’élite globalista. Intervista che potete reperire QUI e QUI e che pubblichiamo per intero. Per capire dove si vuole andare a parare ne sottolineiamo questo passaggio:

«La demonizzazione del sionismo è una forma insidiosa di antisemitismo, spesso mascherata da attivismo o solidarietà. Si possono certo criticare le politiche del governo israeliano, come di qualunque altro Stato, ma la demonizzazione avviene quando si equipara il sionismo al razzismo, al colonialismo, al suprematismo bianco, finanche al nazismo. È preoccupante la diffusione tra i giovani, attraverso social media e online, con contenuti emotivi, visivamente forti, dalla narrazione semplificata, parziale o distorta».

Rivelatrice data la sfrontata e arbitraria natura ideologico-politica dell’operazione; sconcertante per la rozzezza culturale che la sottende; allarmante perché prelude e implica un attacco anticostituzionale alla libertà di pensiero e di parola che non ha precedenti nella vita della Repubblica. Vogliamo ricordare che in Senato sono sub judice non una sola ma ben due Disegni di legge per la lotta all’antisemitismo. Il primo è del renziano Scalfarotto, il secondo, già in discussione nella Commissione Affari Costituzionale è quello, davvero spudorato , dei leghisti Romeo, Pirovano e Bergesio.

Per infornazioni sul convegno leggi: Il Sionismo, cos’è davvero, come combatterlo

Si può essere ebrei senza essere sionisti, e si può essere sionisti senza essere ebrei.

Va respinto, con la parola e con l’azione, il paradigma che sorregge la strategia del potere, quello per cui sionismo equivale ad ebraismo, da cui consegue l’equiparazione tra antisionismo ed antisemitismo, quindi la stigmatizzazione della Resistenza come terrorismo. Qui non è in ballo solo la legittimità della lotta in difesa del popolo palestinese, in ballo ci sono la vita o la morte della verità, dell’etica pubblica e della democrazia italiana

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ESPLODONO I CRIMINI DI ODIO ANTIEBRAICO.

ECCO COSA FACCIAMO PER CONTRASTARLI

D. Generale, che mandato ha avuto dal governo?

R. “La presidenza del Consiglio – rinnovo il ringraziamento al presidente del Consiglio per la fiducia accordatami – mi ha incaricato, quale nuovo Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo, di aggiornare la strategia di contrasto al fenomeno antisemita dato che l’ultima era stata approvata nel 2021. Doveroso farlo visto l’aumento dei casi e le numerose manifestazioni caratterizzate da odio antiebraico che si andavano registrando anche in Italia, in seguito agli atti terroristici del 7 ottobre 2023. Il gruppo di lavoro che ho presieduto ha elaborato la nuova strategia che il 19 febbraio scorso è stata presentata al Consiglio dei ministri e si compone di cinque direttrici strategiche, 22 obiettivi e 68 azioni strumentali”.

L’antisemitismo in questo momento è molto diffuso in Italia?

“A partire dal 7 ottobre 2023, vi è stata un’esplosione di atti antisemiti: oltre 450 nel 2023 e circa 900 nel 2024. Nei primi sei mesi di quest’anno la tendenza non si discosta da quella dello stesso periodo dell’anno scorso. L’aspetto di maggior rilievo non è però la crescita numerica, quanto la progressiva estremizzazione delle condotte antisemite, l’aumento dei crimini d’odio”.

Riguarda soprattutto i giovani?

“È difficile dare una risposta. Emerge dai dati un allarmante 30 per cento di cittadini che negano o sminuiscono la Shoah. Ma mentre in passato si rilevava uno zoccolo duro impermeabile all’insegnamento della storia e alle testimonianze dirette dei sopravvissuti o dei loro famigliari, negli ultimi quattro anni riscontriamo una sostanziale stabilità, indicativa dell’efficacia dello sforzo in atto, che dimostra come sia importante agire sull’istruzione, sulla formazione e sui percorsi della memoria, a partire dai più giovani, la parte più sensibile della popolazione”.

Chi lo fomenta?

“Senza demonizzare la rete e l’intelligenza artificiale, questi ambienti sono fortemente condizionanti nella formazione di opinioni e nella possibile distorsione della realtà. Sono aumentate le condotte violente online, i discorsi d’odio antisemita, l’apologia e la negazione o minimizzazione della Shoah. Inoltre, i contenuti generati o manipolati artificialmente incidono sul dibattito civico, in termini di discriminazioni, errori, eccessiva semplificazione, manipolazioni e cosiddette allucinazioni di eventi”.

È un prodotto diretto della guerra a Gaza o già esisteva?

“L’antisemitismo contemporaneo assume molte forme, vecchie e nuove, una delle quali consiste nel considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele. Tale caratterizzazione della minaccia antisemita si estrinseca anche negli attacchi terroristici perpetrati in Europa contro persone e luoghi simbolo delle comunità ebraiche realizzati da attori solitari riconducibili al radicalismo islamista e all’estremismo più marcatamente neo-nazista”.

È più legato alla ideologia neofascista che ancora sopravvive in qualche piccolo gruppo di destra, o e più legato ai gruppi della sinistra pro Pal?

“La polarizzazione del dibattito sul conflitto alimenta le istanze anti-sioniste a sostegno della causa palestinese che va dalla sinistra antagonista, marxista-leninista e anarco-insurrezionalista, all’estrema destra neo-fascista e neo-nazista, che ha assunto punti di convergenza con il jihadismo, detto white jihadism. Tale ibridazione ideologica incide nell’aumento degli episodi di antisemitismo anche in Italia.

È violento, o rischia di diventarlo?

“Espressioni e manifestazioni violente, anche gravissime, si erano già registrate in passato, in periodi di non aperta belligeranza tra Israele e Hamas, prima del 7 ottobre 2023, ed evidenziano la pericolosità permanente di tale minaccia in Europa”.

È sempre dichiarato o è spesso nascosto?

“Dopo la tragedia della Shoah, l’antisemitismo s’era nascosto, ma l’affievolimento del ricordo e della memoria l’hanno fatto uscire allo scoperto. È un pregiudizio strisciante che fa leva sulla scarsa conoscenza per dare una lettura grossolana e superficiale alla complessità delle crisi internazionali”.

C’è differenza tra antisemitismo e antisionismo?

“La demonizzazione del sionismo è una forma insidiosa di antisemitismo, spesso mascherata da attivismo o solidarietà. Si possono certo criticare le politiche del governo israeliano, come di qualunque altro Stato, ma la demonizzazione avviene quando si equipara il sionismo al razzismo, al colonialismo, al suprematismo bianco, finanche al nazismo. È preoccupante la diffusione tra i giovani, attraverso social media e online, con contenuti emotivi, visivamente forti, dalla narrazione semplificata, parziale o distorta.

In che modo lo monitorate?

“La ricerca e la raccolta dei dati sono fondamentali. Attualmente, il monitoraggio è gestito da una rete di attori istituzionali e dell’associazionismo ebraico. La prospettiva è realizzare un sistema innovativo, con un’analisi di scenario utile al decisore politico”.

Oggi per un ebreo è pericoloso girare in città indossando la tradizionale Kippah?

“Quando si costringe una persona a nascondere emblemi o simboli religiosi e quindi la propria identità, la questione riguarda la sicurezza nazionale e ha un’importanza centrale, perché compromette l’esercizio di diritti fondamentali.

E ciò comporta l’adozione di strumenti operativi, ora indicati nella Strategia nazionale, di carattere preventivo culturali, educativi, formativi e di diffusione della conoscenza dell’ebraismo e repressivo, entrambi funzionali a una più efficace e complessiva lotta all’antisemitismo”.