I fondamenti nazional-socialisti del sionismo

Con il genocidio in corso a Gaza, è diventato universale senso comune equiparare nazismo e sionismo. Infuriati gli amici di Israele, a sinistra come a destra, invocano dure punizioni per gli “antisemiti”. Potranno anche punire questo o quello, mutilare il diritto alla libertà di pensiero, non riusciranno a gettare in galera il senso comune universale, che anzi li sommergerà.

Con questa consapevolezza mi faccio coraggio e provo a spiegare che sionismo e nazismo sono due stelle gemelle, e per quali ragioni il sionismo, dati i suoi principi fondanti, non è che una forma di nazional-socialismo sotto mentite spoglie.

(1) IL VITTIMISMO ESISTENZIALE

I sionisti si fecero strada nelle comunità ebraiche europee e a metà del secolo scorso diventarono egemoni utilizzando in maniera ossessiva la figura del “popolo vittima”, da tutti e dappertutto respinto, emarginato, maltrattato. Una figura archetipica che mentre implica una maledizione per tutti gli altri popoli, serve, assieme ad altre, a sorreggere l’idea della assoluta “unicità” del “popolo ebraico”. Lo sterminio operato dai nazisti rafforzò questo congenito vittimismo poi elevato a dogma metafisico e così esibito. Come non vedere l’analogia con l’hitlerismo? Hitler fece dell’idea della nazione tedesca umiliata e mutilata dai Trattati di Versailles il suo principale cavallo di battaglia —le condizioni imposte dai vincitori alla Germania furono effettivamente vergognose: cessione di territori, limitazioni militari, un colossale risarcimento economico. Di qui il discorso del riscatto e della rivincita, il revanchismo nazionalista dietro alla foglia di fico dell’autocommiserazione.

(2) LA DOPPIA UNICITÀ

Per informazioni: nosionismo@frontedeldissenso.it

Nel gioco di specchi tra sionismo e nazismo, un’altra figura centrale è il concetto della “unicità”, ergo della superiorità, da una parte degli ebrei come “popolo eletto”, divinamente scelto da Dio, e dall’altra dei tedeschi come popolo destinato dalla storia a guidare l’Europa ariana e civilizzare il mondo. Non si pensi che il discorso dell’unicità ebraica per cause teologiche sia una esclusiva peculiarità del messianismo sionista; per la mistica nazista l’eccezionalità tedesca è raddoppiata, oltre all’etnonazionalismo fondato sulla superiorità razziale, la nazione tedesca possedeva un primato spirituale, di qui certa teosofia sulle ancestrali divinità germaniche — primato che venne confermato in forme filosoficamente sofisticate dal pensiero romantico e idealistico tedesco (Fichte, Hegel, etc.).

(3) IL SUOLO COME SACRO

Se i sionisti giustificavano l’occupazione della Palestina e la fondazione di Israele con la leggenda biblica del Monte Sion che simboleggiava la Gerusalemme celeste dimora di Dio e del popolo ebraico, simbolo quindi di identità, radici arcane e salvezza del “focolare nazionale ebraico”; il nazismo in quanto a tradizioni mitologiche non era da meno. Essenziale nella mistica ideologia nazista era infatti il concetto della Vaterland, l’immaginaria epopea dell’antico popolo tedesco, una vera e propria età dell’oro germanica di qui il rimpianto e la pretesa del ritorno alla grandezza passata, dunque le ubbie della sacralità attribuita al suolo, il carattere magico ed esoterico del territorio d’elezione rispetto al resto profano del mondo.

(4) IL SANGUE E LA FEDE

Come nel mito dei dioscuri Castore e Polluce, sionismo e nazismo sembrano essere indissolubilmente legati dalla medesima concezione organicistica della comunità politica e razzista della nazione. Il sangue come criterio fondamentale di comunanza di stirpe per i nazisti (Blut und Boden), la esclusiva fede religiosa per i sionisti, vedi il principio ebraico che vieta sia il matrimonio interreligioso tra ebrei e non ebrei che le unioni miste poiché contribuirebbero alla distruzione del popolo ebraico. Di fatto la consanguineità sotto mentite spoglie, una sostanziale e plurisecolare endogamia — noto come Hitler avesse fatto l’apologia degli ebrei in quanto “razza che non si è mischiata con altre”.

(5) LO SCIOVINISMO NAZIONALISTA

Il sionismo, in completa rottura con l’ebraismo ortodosso, con quello illuminista e liberale (Haskalah), e con quello di ascendenza socialista e marxista, non soltanto inventò la nazione ebraica, fece sua una concezione estremistica della “nazione in cammino”. Esso sorse infatti in frontale opposizione ad ogni idea di possibile integrazione e assimilazione dei cittadini di fede e di origine ebraiche nei paesi di residenza, contro ogni idea di convivenza. In questo il sionismo, teorizzando la natura esclusivamente ebraica del futuro Israele, anticipò il fenomeno nazista il quale, postulata la superiorità razziale dei tedeschi esaltava la nazione come Volksgemeinschaft, come società compatta e senza contrasti di classe e ideologici. Se il nazismo considerava gli slavi una “sotto razza”, i primi insediamenti sionisti in Palestina (Yshuw) giustificavano la crudele colonizzazione (vedi la Nakba) con medesimi giudizi razzisti verso gli arabi.

(6) LA NAZIONE IN ARMI E I CITTADINI SOLDATI

Medesima per i sionisti ed i nazisti l’idea di “nazione in armi”. Per i nazisti il cittadino esemplare, per essere a pieno titolo membro della comunità nazionale, doveva considerarsi un soldato disciplinato con fede ideologica incrollabile sulla natura sacra della patria e del suo Führer. In Israele questo sistema di militarizzazione sociale farebbe invidia ad Hitler ed Hermann Göring, esso è spinto alle sue estreme conseguenze: ogni cittadino, non solo i coloni della Cisgiordania, è un soldato in servizio permanente effettivo. Netanyahu e i suoi accoliti vengono definiti di “estrema destra” ma essi sono figli nipoti ed eredi dei primi colonialisti sionisti della Palestina, in cui i “socialisti” alla Ben Gurion erano notoriamente la punta di diamante, la componente anti-araba più intransigente e sanguinaria.

(7) LO SPAZIO VITALE E LA GRANDE ISRAELE

Lébensraum, lo “spazio vitale” era uno dei principi cardinali del nazismo: la Germania, per assicurarsi un futuro, avrebbe dovuto riunire tutti i tedeschi sparsi in Europa, quindi conquistare con la forza gli ampi spazi geopolitici ad Est e sottomettere le popolazioni non tedesche, slavi anzitutto. Un espansionismo imperialista e colonialista conclamato. Il sionismo, ben prima di Hitler, fece sue le tesi sullo “spazio vitale” del reazionario tedesco F. Ratzel. Quanto scrisse Hitler nel Mein Kampf potrebbe essere sottoscritto da Netanyahu: «Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, il nostro popolo deve trovare il coraggio di unire il proprio popolo e la sua forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall’attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava». L’ossessione dei sionisti, la Eretz Yisrael Hashlemah, “Tutta la Terra d’Israele” come scritto nella Genesi (15:18-21). Nell’agosto di quest’anno Netanyahu l’ha detto senza peli sulla lingua: “sono impegnato in una missione storica spirituale”, la Grande Israele appunto, di cui l’attuale genocidio di Gaza è solo una tappa.

Non si utilizzi il dovuto rispetto all’ebraismo, come del resto ad ogni altra fede religiosa, per assolvere i crimini sionisti. Né si equiparino sionismo ed ebraismo poiché ciò è nell’interesse di un’élite che vorrebbe privarci del diritto di agibilità politica col discorso che l’antisionismo sarebbe antisemitismo.