1. Oggi Panebianco, con abili, ma contraddittori, passaggi del ragionamento, (sintesi: la maggioranza dell’opinione degli italiani, contraria al coinvolgimento diretto in guerra, può essere superata), suggerisce come arrivare alle neo “grandi intese”: un’alleanza tra le forze della maggioranza e dell’opposizione favorevoli all’interventismo militare €uropeo in Ucraina:
“Anche la paura dei più, in teoria, può essere sconfitta. Ma occorrerebbe una convergenza (al momento impossibile, ma non è detto che rimanga a lungo tale) fra forze della maggioranza e della opposizione. Solo così si potrebbero convincere gli italiani che il frangente storico è grave e che occorre darsi una mossa“.
- Data l’urgenza che invoca, parrebbe che ciò sia auspicato entro questa legislatura (difficilmente avrebbe senso tra circa due anni). E dunque, l’entrata in guerra “attiva”, a fianco dell’Ucraina, e a prescindere dalla posizione dell’attuale Amministrazione USA, costituirebbe un oggettivo “scossone” dell’attuale assetto legale-costituzionale, incluso il mantenimento della rappresentatività espressa nelle ultime elezioni. Panebianco, richiama, il “vantaggio” di potere far prevalere interessi collimanti con quelli di un sempre più debole Macron e, soprattutto, di Merz (e, va necessariamente aggiunto, della sua linea di rilancio industriale della Germania, mediante uno storico e massiccio riarmo, con forti implicazioni esportative verso il resto dell’UE).
- Inutile dire che questa linea ha varie pesanti implicazioni giuridico-costituzionali a cui, tuttavia, non è fatto cenno, e che meritano di essere illustrate: a parte le probabili difficoltà di accordo in sede parlamentare (in buona sostanza, con auto-espulsione dal governo dell’attuale maggioranza), condurrebbe ANZITUTTO a una linea politico-fiscale di lacrime & sangue da far impallidire Monti.
In ciò, il maggiore ostacolo è che, se gli elettori italiani paiono essere diventati abbastanza smaliziati — dopo le batoste epocali degli anni 2011-2018, tra riforme precarizzanti lavoro e pensioni, massicci tagli “reali” a sanità e istruzione pubbliche, nonché crisi bancarie, a carico dei piccoli risparmiatori, alimentate dalle insolvenze dilaganti a seguito dell’austerità “espansiva”…appunto, dei debiti non restituibili; e senza trascurare lo shock dello “stato di eccezione” della pandemia — realizzare queste grandi intese militar-interventiste, porterebbe molto verosimilmente i partiti che vi partecipano a un’impopolarità che nessuna pressione mediatico-propagandistica potrebbe mitigare.
- All’aspetto di austerità estrema legato all’economia di guerra (espressamente abbracciata: se non altro come ragion d’essere per giustificare una nuova maggioranza a grandi intese), poi, si aggiungerebbe l’elevata probabilità di ricorso (o “ritorno”) alla leva militare OBBLIGATORIA, quale già prevista dall’attuale legislazione (v. sotto, tratto da “Guerra e attuazione della Costituzione – Materiali” – Associazione Italiana Costituzionalisti).

- Inoltre, anche per ovviare alla probabile caduta verticale del consenso elettorale dei partecipanti alle grandi intese “interventiste”, per implicita necessità, si potrebbe “opportunamente” giungere a dichiarare lo “stato di guerra” ex art.78 Cost.: caso in cui le successive elezioni (previste per il 2027) potrebbero essere sospese (v. sotto: “Chi delibera lo stato di guerra?” • Libertà e Giustizia).

Chiudendo il cerchio di decisioni, derivanti proprio dall’appartenenza ad un’organizzazione internazionale (nel caso l’UE), che, pur nella loro estrema impopolarità, sarebbero poste “al riparo dal processo elettorale.”
* Costituzionalista e membro del Consiglio di Stato