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Coordinamento no-euro europeo: la piattaforma

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Dopo il III. Forum internazionale svoltosi a Chianciano Terme nel settembre scorso, il Coordinamento No euro europeo ha adottato la sua Piattaforma politica.
Un passo avanti di notevole importanza.


Piattaforma politica
del Coordinamento europeo per l'uscita dall'euro, dall'Unione europea e dalla Nato


Diverse organizzazioni politiche progressiste dei paesi dell'Unione europea adottano la seguente piattaforma politica per l'uscita dall'euro, dall'Unione europea (UE) e dalla Nato. I firmatari, membri del Coordinamento europeo, hanno come obiettivo organizzare un fronte internazionale a livello europeo. Essi lavorano  per raggruppare tutte le forze progressiste e democratiche che operano per la difesa degli interessi delle classi popolari e medie, per l'uscita dalla Nato, dall'unione europea e dall'euro, per la sovranità nazionale dei popoli, per la democrazia e per la piena occupazione.


L'austerità inflitta ai popoli


In tutti i paesi dell'Unione europea e particolarmente nella zona euro, sono inesorabilmente condotte violente politiche antisociali e antidemocratiche dall'Unione europea e dai governi che ne sono membri: massicci tagli alla spesa pubblica, deflazione salariale con il blocco dei salari, tagli ai contributi sociali, sussidi alle grandi imprese con il pretesto di creare posti di lavoro, privatizzazioni, smantellamento dei servizi pubblici e della Sicurezza sociale, finanziarizzazione dell'economia e dei bilanci pubblici. Il risultato è un'accelerazione esponenziale della disoccupazione di massa e della precarietà, con il solo scopo di perpetuare un sistema che garantisce i profitti delle oligarchie speculatrici, a discapito della grande maggioranza, mettendo in pericolo la sopravvivenza del pianeta.

Le cause


L'origine di questa situazione è da ricercarsi nelle politiche neoliberiste perseguite dall'Unione europea, interamente scolpite nel Trattato di Lisbona. Quest'ultimo poggia su tutti i dogmi neoliberisti sebbene questi abbiano dimostrato di nuocere gli interessi delle classi popolari e medie. Nella zona euro, si aggravano gli squilibri fra paesi. L'euro è un'arma di distruzione di massa contro l'occupazione e contro la sovranità nazionale dei popoli. La moneta unica serve unicamente a proteggere la rendita dei capitali e a facilitare l'indebitamento delle economie dei paesi cosiddetti "periferici" mantenendo deliberatamente un tasso elevato di disoccupazione.

La "natura" dell'Unione europea

Noi consideriamo che esiste una "essenza" di questa "costruzione" europea che si basa sui valori e gli interessi delle classi dominanti occidentali: europeismo, atlantismo, capitalismo, autoritarismo. Un tale sistema non può cambiare natura, non può essere migliorato dall'interno. L'Unione europea è in effetti, un sistema sofisticato che cerca di costruire una civilizzazione fondata sul mercato. L'Unione europea è un mostruoso sistema di dominio e alienazione dei popoli da cui bisogna emanciparsi. È necessario dunque smantellarla e costruire qualcosa di radicalmente nuovo: una cooperazione dei popoli dell'Europa e delle due sponde del Mediterraneo.

Dissoluzione della sovranità dei popoli

L'Unione europea è l'asse portante dell'ordine neoliberista mondiale, con le sue gigantesche aziende multinazionali e le sue istituzioni sovranazionali (OMC, FMI, Banca Mondiale, NATO, UE, OCDE). Questo sistema possiede una caratteristica principale: agire con perseveranza per dissolvere la sovranità dei popoli e delle nazioni. È in effetti il modo migliore per lasciar sviluppare senza limiti il dominio del grande capitale, come testimoniano i diversi trattati quali il CETA  e il TAFTA. Distruggere la sovranità delle nazioni è  per le classi dominanti la condizione indispensabile affinché sia impossibile rifiutare le "riforme" neoliberiste.

Liquidando le nazioni e la democrazia


Non può esserci sovranità popolare senza sovranità nazionale. Storicamente le nazioni costituiscono il quadro nel quale le classi popolari si sono battute per ottenere i loro diritti politici e sociali, il luogo dove il popolo esercita la sua sovranità politica. Di conseguenza, eliminare la nazione significa eliminare la democrazia. Significa sopprimere la capacità dei popoli di decidere del loro avvenire. Il sostegno dell'Unione europea al regime semi-fascista di Kiev e la violenta campagna antirussa testimoniano l'allineamento totale del sistema di Bruxelles alla NATO e all'imperialismo americano.

La grande maggioranza della "sinistra" politica e sindacale e le destre hanno scelto la globalizzazione neoliberista.

Anni e anni di governo dei partiti socialisti, laburisti o socialdemocratici, in alternanza con quelli di destra, in diversi paesi dell'Unione europea, permettono ormai, di emettere una condanna senza appello: questi partiti sono ormai apertamente neoliberisti, non fanno più neanche finta di difendere le classi popolari.  Essi preparano dappertutto il terreno per governi di grande coalizione alla tedesca (un governo di dittatura parlamentare che unisce destra e sinistra), come l'Unione europea ha già fatto in Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. Se il divario che oppone le classi dominanti a quelle popolari cresce di anno in anno, quello fra sinistra e destra si affievolisce sempre più.

Contro ogni concezione sciovinista e fascista della nazione

Nulla di essenziale separa la "sinistra" politica e sindacale dalla destra in numerosi paesi. Questi partiti e organizzazioni hanno creato il contesto politico che costruisce e amplifica l'avanzata dell'estrema destra portatrice di una concezione essenzialmente etno-culturale della nazione. Tutti i partiti che hanno abbandonato il concetto di nazione e di sovranità hanno partecipato alla distruzione delle stesse condizioni di esistenza della politica e della democrazia. Essi spianano la strada all'estrema destra xenofoba, sciovinista e ostile ai sindacati e a tutte le organizzazioni che difendono collettivamente gli interessi delle classi popolari. Lontana dall'essere anti sistema, come pure pretende, l'estrema destra è un agente indiretto al servizio del sistema e delle classi dominanti.

Sovranità nazionale e popolare e visione internazionalista

Al contrario della sinistra passata al campo neoliberista e dell'estrema destra nauseabonda, agente oggettivo delle classi dirigenti, e che si è appropriata di un discorso un tempo di sinistra, noi vogliamo ricostruire un pensiero, una pratica e un programma favorevoli agli interessi delle classi popolari e delle classi medie, all'interno di ciascun paese dell'Unione europea, nel rispetto della loro sovranità, proponendo una visione internazionalista fondata sull'equilibrio degli scambi e la cooperazione. Il cuore della nostra strategia è rivendicare e assumere la necessità della sovranità nazionale per ciascun paese, affinché i popoli dispongano dei mezzi giuridici e istituzionali per decidere e realizzare ciò che essi considerano corrispondenti all'interesse generale.

Gli elementi chiave di questo progetto di emancipazione sono:

- Uscita dalle istituzioni sovranazionali che mantengono l'ordine neoliberista mondiale: NATO, FMI, Banca Mondiale, OMC, Unione europea e euro.
- Eliminazione rapida e totale della disoccupazione e del precariato.
- Piani di reindustrializzazione e nazionalizzazione dei grandi settori strategici dell'industria e dei servizi.
- Smantellamento dei mercati finanziari nel quadro nazionale.
- Annullamento e ripudio del debito pubblico.
- Misure nazionali protezioniste nella cornice universalistica della Carta de L'Avana del 1948.
- Cambiamento ecologico del modo di produzione.

Noi chiamiamo tutto questo demondializzazione.

La Brexit ha aperto una breccia nel sistema euroliberista

Dopo il "No" francese e olandese del 2005, il "No" irlandese del 2008, il popolo greco aveva detto "No" nel luglio 2015... Ma la volontà di tutti questi popoli è stata violata. Il 23 giugno 2016, con la vittoria della Brexit, i Britannici hanno chiaramente espresso la loro scelta di uscire dalla UE.
Questa vittoria è un colpo inferto al sistema dell'Unione europea.

La disfatta subita dalle oligarchie europeiste nel referendum del 4 dicembre 2016 in Italia non è meno importante. Difendendo la Costituzione repubblicana, il 60% dei cittadini italiani, principalmente giovani e lavoratori, hanno detto no alle politiche d'austerità neoliberiste, no al regime presidenziale, no ad ogni nuova cessione di sovranità. Certo, per adesso,  le forze politiche che potrebbero esercitare un'influenza per permettere la sconfitta delle politiche neoliberiste sono ancora insufficienti. Tuttavia, esistono le condizioni affinché un'evoluzione dei rapporti di forza porti a grandi cambiamenti, ciò che è impossibile restando nell'Unione europea.

Le classi dominate di ciascun paese dell'Unione europea possono servirsi di questa situazione politica inedita per rafforzare la battaglia, restaurare la loro sovranità nazionale e popolare e smantellare l'UE. Queste condizioni sono indispensabili per uscire dall'austerità e riconquistare il potere di definire politiche di giustizia sociale e di cooperazione internazionale, dei e per i popoli.

Le organizzazioni firmatarie di questa piattaforma daranno vita ad iniziative nei loro rispettivi paesi nella prospettiva della creazione di un fronte internazionale e condurre inoltre iniziative comuni e coordinate.

Gennaio 2017

Firmatari


Parti de la demondialisation (Pardem) - Francia
Plataforma por la salida del euro -  Spagna
Socialismo 21 - Spagna
Programma 101 (Movimento di liberazione popolare) - Italia
EPAM - Grecia*
Euroexit - Austria

* "L'uscita dalla NATO non fa parte attualmente degli imperativi dell'EPAM. Nonostante le discussioni sulla necessità dello smantellamento della Nato, che hanno già avuto luogo in seno all'ufficio politico, per il momento, nulla è stato esplicitamente adottato dal Partito al livello degli obiettivi immediati. L'uscita dalla UE e dalla zona euro sono prioritari, nell'immediato, per il salvataggio della Grecia. La questione della NATO sarà esaminata dal Partito in un secondo momento”.


da Programma 101


 

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