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Armi chimiche: quanta ipocrisia!

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Intanto l'iniziativa militare di Obama contro la Siria si è impantanata

Vittima delle sue contraddizioni, della fragilità delle argomentazioni, ma ancor più della difficoltà di intervenire in Siria conseguendo significativi risultati politici, l'aggressione americana è per ora in stand by.

Una situazione di attesa, che certo non cancella la solita strumentalità con la quale si è cercato di mobilitare i media mondiali nella abituale caccia all'Hitler di turno, naturalmente dotato delle peggiori armi di distruzione di massa, che diventano invece carini arnesi democratici quando vengono posseduti ed usati dall'occidente e dai suoi amici. Di questo si occupa l'articolo di Angelo Stefanini, uscito il 2 settembre scorso, che potete legger di seguito.


Venti di guerra
di Angelo Stefanini

“Mentre ora il governo degli Stati Uniti sta considerando un’azione militare in risposta ad attacchi chimici nei pressi di Damasco, una generazione fa sapeva e non ha fatto nulla per fermare una serie di attacchi di gas nervino molto più devastanti di quello visto in Siria.”

I fatti. Quali fatti?

Mercoledì 21 agosto il mondo ha ricevuto la notizia dell’uso di armi chimiche nei pressi Damasco, nel contesto della guerra in corso tra governo siriano del presidente Bashar Al-Assad
e un numero non chiaro di gruppi di rivoltosi sostenuti da più parti del panorama internazionale. Numeri e fatti riguardo all’episodio in causa variano enormemente secondo la fonte, con 300-1300 vittime conteggiate, una gran parte delle quali donne e bambini. Stati Uniti, Regno Unito, Francia e i loro alleati sostenuti dai media occidentali, pur in assenza di alcuna prova sicura, non hanno esitato ad attribuire la responsabilità dell’attacco al governo siriano.

La Siria non è l’Iraq”, denuncia l’ex-UN Assistant Secretary General & UN Humanitarian Coordinator for Iraq, Hans von Sponeck. “Eppure, il crescente dramma umano in Siria ricorda l’Iraq quando USA e Regno Unito nel 2003 si preparavano all’invasione. Le teorie del complotto abbondavano, la disinformazione faceva notizia e i leader politici ingannavano il pubblico, senza esitazione. Ancora una volta, persone innocenti sono in fuga a milioni dalle loro case, molti sono uccisi e dovunque è distruzione. Questi sono i fatti che abbiamo”.

Tenendo conto della situazione internazionale di generale ostilità delle potenze occidentali verso la Siria, è facile capire perché i loro governi e alleati regionali hanno lanciato in poche ore una quantità di accuse contro il governo siriano, aprendo una finestra di opportunità per intraprendere un attacco militare, come avvenne in Iraq, Libia e altri luoghi in tempi diversi. Ciò che è difficile da comprendere è perché agenzie giornalistiche con una reputazione a livello nazionale e internazionale stiano agendo in modo così scarsamente professionale e ingiustificabile da un punto di vista etico, assecondando acriticamente, in mancanza di serie inchieste investigative, le affermazioni dei loro leader politici.

Per quello che può valere, il governo siriano ha ripetutamente e inequivocabilmente dichiarato che non avrebbe mai usato armi di distruzione di massa, se mai esistono tali armi in Siria, contro la propria gente. Non solo perché non ha senso strategico, ma a motivo della natura immorale del loro uso da parte di qualsiasi governo contro la sua stessa popolazione. Anche da un punto di vista militare parrebbe controproducente per il governo siriano usare armi proibite dalla legislazione internazionale, dal momento che l’esercito siriano ha dimostrato negli ultimi due anni e mezzo di non averne bisogno per contrastare con successo la rivolta.  L’uso di armi chimiche da parte del governo in un ambiente del genere non solo colpirebbe la popolazione civile, ma metterebbe in pericolo le proprie truppe. Il governo siriano ha anche immediatamente chiesto un’indagine scientifica internazionale sostenuta dalle Nazioni Unite.

Il Wall Street Journal rivela che gli Stati Uniti per sostenere le proprie accuse stanno utilizzando informazioni fornite dal Mossad, i servizi segreti israeliani, e dalla Central Intelligence Agency (CIA). Entrambe queste organizzazioni sono chiaramente compromesse in termini di oggettività e di legittimità: il fatto che sia Israele sia gli Stati Uniti nel lontano 2007 ordirono apertamente per rovesciare il governo della Siria con un bagno di sangue settario accuratamente progettato scredita del tutto le rispettive agenzie di intelligence. Fu la stessa CIA a fornire le prove fasulle al presidente Bush per giustificare l’attacco all’Iraq. Proprio per questo è stato chiesto dalla comunità internazionale e concordato dal governo siriano, un’indagine imparziale di terze parti; un’indagine indipendente che gli Stati Uniti si sono affrettati ad annullare in preparazione del preannunciato attacco militare. Dopo aver insistito inizialmente che la Siria offrisse agli investigatori delle Nazioni Unite libero accesso al sito dell’attacco di gas nervino, rivela l’agenzia Inter Press Service, l’amministrazione del presidente Barack Obama ha invertito la sua posizione e ha tentato senza successo di ottenere alle Nazioni Unite di sospendere l’indagine perché a suo parere troppo tardiva per ottenere prove sicure. Questo potrebbe significare che le prove non ci sono ancora[1].

Al profondo cordoglio per l’enormità delle sofferenze provocate dall’attacco, chiunque ne sia il responsabile, si aggiunge l’indignazione (mia personale ma immagino di tanti altri) per essere trattati da idioti da leader politici ipocriti e bugiardi. Lo stesso giorno in cui il Segretario di Stato John Kerry annuncia che gli USA dovranno bombardare la Siria perché l’uso di armi chimiche viola le norme internazionali, è stato rivelato che gli Stati Uniti acconsentirono all’uso di armi chimiche da parte di Saddam Hussein contro l’Iran. Scrive la rivista Foreign Policy: “Mentre ora il governo degli Stati Uniti sta considerando un’azione militare in risposta ad attacchi chimici nei pressi di Damasco, una generazione fa sapeva e non ha fatto nulla per fermare una serie di attacchi di gas nervino molto più devastanti di quello visto in Siria”[2].

Chi usa le armi chimiche?


In effetti la situazione è sbalorditiva nei suoi tratti ironici: gli stessi accusatori della Siria hanno recentemente usato armi chimiche.
Gli USA le hanno utilizzate contro la popolazione civile in Iraq nel 2004. Le prove sono più che abbondanti, compresa la documentazione di aumenti statisticamente significativi dei casi di malformazioni congenite nell’area di Falluja[3-7]. L’uso di fosforo bianco a Gaza nel 2009 da parte di Israele è ormai ammesso dallo stesso esercito israeliano[8]. Israele ha firmato nel 2007 il Protocollo della Convenzione su alcune armi convenzionali (“Protocollo III”) – che vieta l’uso di ordigni incendiari in guerra – e quindi è colpevole di crimine di guerra[9].

È interessante notare come gli Stati Uniti avevano in precedenza definito il fosforo bianco un’arma chimica quando Saddam l’aveva usata contro i curdi.  Il suo utilizzo a Falluja e a Gaza tuttavia viene ovviamente giustificato. Due torti non fanno una ragione. Ma è ipocrita per gli Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele sostenere la necessità di bombardare la Siria perché il suo governo avrebbe usato armi chimiche.

Chiunque ne sia il responsabile, si tratta di un crimine di guerra che, secondo il diritto internazionale umanitario, deve essere perseguito e punito in tribunali nazionali o internazionali. La comunità internazionale ha proibito l’uso di armi chimiche e biologiche dopo la prima guerra mondiale e rafforzato il divieto nel 1972 e nel 1993 vietandone lo sviluppo, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento. Il trattato del 1993 è entrato in vigore il 29 aprile 1997 e 111 Stati lo hanno ratificato, tra cui gli Stati Uniti e la Russia[10]. Esso afferma che ciascuno Stato firmatario si impegna a non sviluppare, produrre, altrimenti acquisire, riserva, o di mantenere le armi chimiche, o trasferirle direttamente o indirettamente, a chiunque, di non usare mai prodotti chimici armi o impegnarsi in qualsiasi preparativi per farlo, e di non assistere, incoraggiare o indurre, in qualsiasi modo, ad intraprendere attività proibite dal Trattato.

Per “armi chimiche” il trattato intende munizioni o altri dispositivi che utilizzano sostanze chimiche tossiche che possono causare la morte, inabilità temporanea o danni permanenti agli esseri umani o animali. Il trattato non vieta lo sviluppo di sostanze chimiche tossiche per uso industriale, agricolo, della ricerca, per scopi pacifici medico, farmaceutico, o altro, o per scopi connessi alla protezione contro le armi chimiche, e da parte delle forze dell’ordine tra cui quelle antisommossa contro la propria popolazione.

Sostanze antisommossa, come il gas CS (conosciuto come “gas lacrimogeno”), non possono essere utilizzate come metodo di guerra, una distinzione non sempre facile da fare. Al proposito, con una mossa a cui nessun altro partecipante alla convention ha fatto eccezione, il presidente Bill Clinton promise al Congresso che gli Stati Uniti non avrebbero limitato l’uso di agenti antisommossa in due circostanze: i conflitti per i quali gli Stati Uniti non è parte in causa ma sta svolgendo un ruolo di mantenimento della pace, o luoghi in cui le truppe Usa sono di stanza con l’approvazione dello Stato ospitante.

Attraverso il Trattato, ciascuno Stato si impegna a distruggere, entro dieci anni, le sue scorte chimiche e impianti di produzione in grado di produrre più di una tonnellata di armi chimiche all’anno. Il Trattato ha istituito un nuovo organismo internazionale, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, con sede a L’Aia[11].

Qualsiasi arma che utilizza un prodotto chimico per uccidere esseri umani è un’arma chimica.
Circa settanta diverse sostanze chimiche sono state utilizzate o stoccate come armi chimiche nel corso del XX secolo. Queste sostanze chimiche sono in forma di liquidi, gas, o in forma solida, possono causare vesciche, soffocamento, e colpiscono il sistema nervoso e il sangue. Sostanze di guerra chimica sono generalmente classificate in base al loro effetto sull’organismo e possono essere approssimativamente raggruppate come: agenti nervini, agenti “mostarda”, acido cianidrico, gas lacrimogeni, composti di arsenico, agenti psicotici, tossine e altri potenziali armi chimiche. Il primo uso documentato di un’arma chimica in battaglia fu fatto dai tedeschi nella prima guerra mondiale con gas di cloro, che brucia e distrugge il tessuto polmonare. Le armi chimiche moderne consistono in agenti con grande potenza letale in grado di uccidere un gran numero di persone. Molti di questi agenti chimici si trovano in comuni insetticidi.

Che cosa insegna la storia?

Dieci anni fa, alla vigilia dell’attacco all’Iraq del presidente Saddam (lo stesso a cui gli USA avevano dato carta bianca di usare armi chimiche contro l’Iran e la popolazione Curda) oltre 1500 medici italiani si mobilitarono inviando una lettera aperta al presidente Berlusconi perché si astenesse dall’entrare in guerra[12]. La risposta inviata dall’allora presidente della Commissione sanità del Senato, Senatore Prof. Antonio Tomassini[13], fu davvero indicativa dell’ignavia che ispirava la politica estera italiana di quel tempo. Il governo italiano accusava i firmatari della lettera aperta di catastrofismo e concludeva affermando come “il mondo scientifico debba mantenersi estraneo a problemi che per la loro valenza non possono che essere affrontati dai supremi organi elettivi del nostro paese ai quali ci rimettiamo con la piena fiducia che ogni cittadino dovrebbe avere nei riguardi delle Istituzioni”. Le accuse di catastrofismo sono state purtroppo contraddette dai fatti: il numero delle vittime stimate a seguito di quella guerra in Iraq va da un minimo di oltre 100.000 “morti violente” a un milione e 33mila “come conseguenza del conflitto”, ossia morti che non sarebbero avvenuto in assenza della guerra (all’agosto 2007)[14]. L’organizzazione Just Foreign Policy arriva alla cifra di oltre 1.455.000[15].

Ancora una volta la lezione che stiamo imparando è la solita: “Guerre di aggressione sono chiamate di liberazione. Bombardamenti in casa altrui sono chiamati interventi umanitari. Nazioni vengono distrutte per liberarle. Saccheggio è chiamato sviluppo economico. Incontrastato controllo imperiale è chiamato democrazia. Il linguaggio in codice nasconde le reali motivazioni. I grandi conglomerati finanziari sono i primi beneficiari. Scelgono il leader degli Stati Uniti. Decidono la politica. Hanno l’ultima parola. Quando vogliono la guerra la ottengono”[16].


Angelo Stefanini, Centro Salute Internazionale, Università di Bologna

Bibliografia
1. Gareth Porter. In Rush to Strike Syria, U.S. Tried to Derail U.N. Probe. Inter Press Sefvice, 27.08.2013
2. Shane Harris, Matthew M Aid. Exclusive: CIA Files Prove America Helped Saddam as He Gassed Iran. Foreign Policy, 26.08.2013
3. George Monbiot. The US used chemical weapons in Iraq – and then lied about it. The Guardian, 15.11.2005
4. Eline Gordts. Iraq War Anniversary: Birth Defects And Cancer Rates At Devastating High In Basra And Fallujah (VIDEO). The Huffington Post, 20.03.2013
5. Robert Verkaik. Army to be sued for war crimes over its role in Fallujah attacks. The Independent, 04.05.2010
6. US used white phosphorus in Iraq Wednesday. BBC News, 16.11.2005
7. Peter Popham. US forces ‘used chemical weapons’ during assault on city of Fallujah. The Independent, 08.11.2005
8. Israel ‘to stop using white phosphorus shells’. BBC News, 26.04.2013
9. Hypocrite Central: U.S., Britain and Israel have Used Chemical Weapons within the Last 10 Years. Alex Jones’ Infowars.com, 27.08.2013
10. Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons. Convention on the Prohibition of the Development, Production, Stockpiling and Use of Chemical Weapons and on their Destruction (Chemical Weapons Convention)
11. Peter Pringle. Chemical Weapons. Chemical Wars
12. Medici italiani contro la guerra. Lettera aperta al Presidente del Consiglio Berlusconi.
13. Il senato risponde ai medici contro la guerra
14. Casualties of the Iraq War. Wikipedia
15. Iraq Deaths. Just Foreign Policy
16. Cheerleading War. Stephen Lendman Blog, 27.08.2013


da Salute Internazionale


 

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