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Libano: Nasrallah scende in campo contro Riyadh

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Il leader di Hezbollah rompe il silenzio e accusa la monarchia Saud di spingere Israele ad attaccare il Libano. Resta il mistero intorno al premier libanese Hariri che resta a Riyadh, pare agli arresti nella sua residenza

È rimasto in silenzio per giorni, mentre divampava la crisi innescata dalle dimissioni da premier libanese imposte a Saad Hariri dall’Arabia saudita (leggi QUI) e proseguita con le minacce sempre più violente rivolte da Riyadh al Paese dei Cedri. Ieri Hassan Nasrallah, il segretario generale del movimento sciita Hezbollah, bersaglio assieme all’Iran della rabbia dei Saud, è sceso in campo.

Ha respinto le dimissioni che Hariri ha annunciato una settimana fa da Riyadh e proclamato che il primo ministro è detenuto in Arabia saudita. Ha negato con forza il coinvolgimento di Hezbollah nell’attacco con il missile – iraniano secondo americani e sauditi – lanciato nei giorni scorsi dai ribelli sciiti Ansarullah (Houthi) dallo Yemen e intercettato su Riyadh.

«L’Iran – ha ammesso Nasrallah – ha un’influenza in Libano ma a differenza di Riyadh non si mescola negli affari libanesi» imponendo la nomina del primo ministro, organizzando le elezioni e stabilendo a chi assegnare «le licenze per lo sfruttamento delle risorse energetiche». Quindi ha rivolto un appello all’unità di tutti i libanesi e al ritorno del primo ministro in Libano. Più di tutto Nasrallah ha sollevato un interrogativo centrale sull’obiettivo delle manovre nella regione del 32enne principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, ormai al comando effettivo del regno.

Riyadh, ha affermato il leader di Hezbollah, vuole che Israele scateni una guerra contro il Libano. E, ha aggiunto, «la guerra (dell’estate 2006) è avvenuta su richiesta dell’Arabia Saudita». I sauditi cercano lo scontro e Hezbollah è pronto ha assicurato Nasrallah.

«L’Arabia Saudita sta fomentando lo scontro tra i libanesi, incita i Paesi arabi ad adottare misure contro il Libano ed esorta anche altri Paesi ma quello che è più pericoloso è che istiga Israele a colpire il Libano», ha aggiunto, sostenendo che la monarchia Saud vuole sfogarsi in Libano perchè «non può affrontare l’Iran». Ma i sauditi, ha concluso, «saranno sconfitti come è avvenuto altrove nella regione», ha proseguito Nasrallah riferendosi al ruolo decisivo di Hezbollah in Siria in appoggio all’esercito governativo.

Che il leader del movimento sciita libanese abbia centrato il punto lo confermano indirettamente da Israele. «L’Arabia Saudita sta aprendo un nuovo fronte contro l’Iran e vuole che Israele faccia il gioco sporco (in Libano)» spiegava ieri il quotidiano Haaretz, il più autorevole del Paese, in una lunga analisi. Riyadh, ha scritto Amos Harel, sta cercando di spostare il campo di battaglia con l’Iran dalla Siria al Libano e di innescare una reazione a catena.

All’origine c’è la vittoria militare di Damasco contro i jihadisti ribelli finanziati e armati da sauditi, qatarioti, turchi e governi occidentali. In queste circostanze, ha sottolineato Harel, aumentano i rischi che la situazione vada fuori controllo, specialmente se Riyadh continuerà «a soffiare deliberatamente sul fuoco».

La pianificazione dell’escalation però potrebbe essere stata comune, ipotizza la rivista americana Foreign Policy sottolineando gli stretti legami fra Donald Trump, il primo ministro israeliano Netanyahu e Mohammed bin Salman, allo scopo di mettere l’Iran nell’angolo. Che il pericolo di una guerra si sia fatto più concreto lo segnala anche la preoccupazione espressa dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. «Ritengo essenziale che nella regione non scoppino nuovi conflitti. Potrebbero esserci conseguenze devastanti», ha detto chiedendo che venga preservata l’unità e la stabilità del Libano.

Un appello peloso alla calma è giunto anche dal segretario di stato Usa Tillerson. «Gli Stati Uniti sostengono la stabilità del Libano. Nel Paese non esiste un ruolo legittimo per qualsiasi forza straniera o per elementi armati diversi dalle forze di sicurezza legittime dello Stato libanese», ha detto in riferimento ai combattenti di Hezbollah di cui una parte di libanesi, Washington, i sauditi e Israele chiedono il disarmo.

Intanto non è chiaro se il presidente francese, Emmanuel Macron, l’altra sera sia andato a Riyadh anche per convincere il principe ereditario a lasciar partire Saad Hariri (con cittadinanza anche saudita) che secondo i libanesi sarebbe agli arresti domiciliari perché coinvolto nella retata che ha visto finite in manette centinaia fra principi, ministri, ex ministri, dignitari e uomini d’affari.

Il portale Middle East Eye riferiva ieri che alcuni degli arrestati sarebbero stati torturati. Hariri sarebbe libero di muoversi, afferma il ministro degli esteri francese, Jean-Yves Le Drian ma a Beirut crescono ansia e rabbia. La stessa famiglia Hariri, seppur legata a doppio filo a Riyadh, vuole il rientro del premier. Hariri comunque ha incontrato vari ambasciatori nella sua residenza, tra i quali anche quello italiano, ma resta a Riyadh.


da il Manifesto

 

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