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Dopo la Brexit: cresce l'occupazione in Gran Bretagna

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Ve lo ricordate quel che dicevano gli avversari della Brexit? Il Regno Unito ci lascerà le penne, l'economia entrerà in recessione, aumenteranno disoccupazione e povertà, i capitali fuggiranno all'estero. Più o meno gli stessi sfracelli che gli euristi fantasticano in caso di uscita dell'Italia dalla Ue e dall'eurozona.

Sta avvenendo invece il contrario, come dimostra questo report della Reuters. Sul fronte del lavoro la disoccupazione non era così bassa da quattro decenni. E i salari? Cresciuti ma secondo alcuni analisti meno dell'inflazione, che viaggia al 3,1%.


L'occupazione nel Regno Unito aumenta vertiginosamente, ed i salari crescono

di Andy Bruce e David Milliken

LONDRA (Reuters) - Il numero di occupati in Gran Bretagna è salito così come i salari, dati che potrebbero incoraggiare la Banca d'Inghilterra (BoE) a pensare che i tassi di interesse dovrebbero essere rialzati a breve.

La sterlina ha toccato 1,41 dollari, il livello più alto rispetto al dollaro USA dal referendum sulla Brexit del 2016, mentre i prezzi dei titoli di stato britannici sono scesi al livello più basso da ottobre. L'economia britannica ha rallentato nel 2017 quando la maggiore inflazione — causata dal calo della sterlina dopo il referendum — ha danneggiato il potere d'acquisto dei consumatori.

L'ufficio nazionale di statistica (ONS) ha dichiarato che il numero degli occupati è salito di 102.000 unità nei tre mesi precedenti a novembre, l'aumento maggiore da luglio, ciò che ha portato il numero di occupati a 32,2 milioni. I posti di lavoro a tempo pieno hanno costituito la maggior parte dell'aumento, ed i lavoratori tra i 50 e i 64 anni sono coloro che ne hanno beneficiato maggiormente.

Queste cifre hanno alleviato le preoccupazioni sul fatto che il mercato del lavoro in Gran Bretagna stesse perdendo terreno.
«I numeri degli occupati ancora una volta suggeriscono chiaramente che l'economia del Regno Unito procede su una base più solida di quanto molti avevano previsto in seguito al voto referendario sulla UE», ha detto James Athey, senior investment manager presso Aberdeen Standard Investments.

La BoE ha aumentato i tassi di interesse per la prima volta dal 2007 a novembre, poiché la maggior parte dei suoi policymakers pensava che il forte calo della disoccupazione avrebbe presto iniziato a far salire i salari — una previsione che i dati di mercoledì giustificano, ha aggiunto Athey.

La maggior parte degli economisti si aspetta che il prossimo rialzo dei tassi della BoE ci sarà verso la fine di quest'anno, ma alcuni dicono che potrebbe arrivare anche a maggio. L'ONS ha dichiarato che le retribuzioni dei lavoratori, esclusi i bonus, sono aumentate del 2,4% annuo nei tre mesi precedenti a novembre, l'aumento maggiore dal dicembre 2016. Includendo i bonus, la crescita delle retribuzioni è rimasta al 2,5%. «Tuttavia, siccome l'inflazione rimane superiore alla crescita delle retribuzioni, il valore reale dei salari continua a diminuire», ha dichiarato lo statistico dell'ONS David Freeman.

A novembre, l'inflazione ha superato la crescita dei salari, raggiungendo il 3,1%, il massimo da quasi sei anni. Misurando entrambe le serie di dati nei tre mesi precedenti a novembre, le retribuzioni in termini reali sono diminuite dello 0,5% rispetto all'anno precedente. I salari, rapportati all'inflazione, rimangono al di sotto dei livelli precedenti alla crisi finanziaria del 2007-09.

I dati mostrano anche che il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,3%, il minimo da quattro decenni. Samuel Tombs, un economista con Pantheon Macroeconomics, ha detto che il tasso di crescita annuale dei salari, esclusi i bonus, nei tre mesi fino a novembre rispetto ai tre mesi precedenti, è salito al 3,4%. Ciò suggerisce che non passerà molto tempo prima che la BoE alzi anche il tasso di interesse al 3%.


*Traduzione a cura di SOLLEVAZIONE


 

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