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Avviammo strette e fraterne relazioni col JVP agli inizi dei ’90, quando esso era ancora fuorilegge, in conseguenza del biennio di guerra civile del 1987-89. Quando nel 1994 il JVP venne rilegalizzato avemmo modo di compiere diversi viaggi in Sri Lanka. C’era da rimanere stupefatti per la forza organizzativa del JVP, per il suo seguito di massa, per la sua impareggiabile ospitalità. C’era una questione che però ci divideva dal gruppo dirigente del JVP: il rifiuto tenace di quest’ultimo di riconoscere alla minoranza Tamil il diritto all’autodeterminazione. Non si trattava quindi solo delle Tigri del LTTE, ma del principio stesso dei diritti delle minoranze nazionali. Apparentemente il JVP aveva una posizione di ultrasinistra, per cui ogni rivendicazione nazionale era di carattere borghese e quindi inaccettabile. In verità, sotto traccia, si celava una posizione sciovinista, la tesi per cui lo Sri Lanka dovesse restare unito e sotto la primazia dei cingalesi.
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